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Cgil: giù le mani dall’acqua. Comitato: «Monti non scavalchi il referendum»

L’Aquila, 20 genn 2012 – È tempo di cambiamenti con il decreto legge sulle liberalizzazioni e le privatizzazioni dei servizi pubblici del governo Monti in esame oggi al Consiglio dei Ministri, ma ci sono alcuni articoli che i comitati per l’acqua pubblica prorpio non accettano. Il comitato "Acqua bene comune" dell’Aquila afferma che questo è «un attacco diretto alle aziende speciali, ovvero la forma di gestione pubblica che da sempre i movimenti perseguono per garantire la ripubblicizzazione dell’acqua e la partecipazione dei cittadini».

I promotori aquilani del referendum del 12 e 13 giugno 2011 lanciano l’allarme in quanto ritengono «gravissimo» che venga agirato l’esito referendario, «visto che 27 milioni di Italiani pochi mesi fa hanno espresso la loro contrarietà all’obbligo di privatizzazione, con il voto referendario. A L’Aquila a votare Si ai referendum è stato il 54,8% degli elettori, nonostante le difficoltà logistiche create dagli spostamenti della popolazione dopo il terremoto. È un attacco all’espressione democratica della maggioranza della popolazione».

I comitati si sono scagliti in particolare contro due articoli della bozza del DL al vaglio dei ministri: il 19 e il 20. L’articolo 19 rende più incisivo il “pacchetto anti-crisi” varato dal governo Berlusconi il 13 agosto che riproponeva alcuni codici della Legge Fitto-Ronchi abrogati dal referendum del giugno scorso. La norma obbligherà le amministrazioni comunali a cedere buona parte dei loro asset nelle società di gestione dei servizi pubblici locali. L’articolo 20, invece, è una norma che se approvata inciderà direttamente sul Tuel, il Testo unico degli enti locali, liminando la possibilità di creare enti di diritto pubblico, tipo i consorzi, per la gestione di quei servizi “di rilevanza economica generale”. Una formula che nasconde, dietro il tecnicismo, la possibilità della gestione pubblica degli acquedotti. I comitati intendono precisare che l’acqua è un bene comune e il servizio idrico non è a rilevanza economica generale, bensì privo di rilevanza economica.

In molte città italiane è già partita la campagna “Obbedienza civile“, con l’autoriduzione delle bollette idriche, eliminando così quel 7 per cento di profitto garantito che è stato rimandato al mittente dal secondo quesito sull’acqua della recente consultazione. Il 3 e 4 febbraio la campagna di sensibilizzazione arriverà anche a L’Aquila.

Due sì per l’acqua pubblica – Sono stati due i quesiti referendari abrogativi che riguardano la privatizzazione dell’acqua: il primo relativo alle ‘Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica’ l’abrogazione del quale ha lo scopo di fermare la privatizzazione dell’acqua. Per la CGIL infatti privatizzare quello che è «un bene comune ed un diritto inalienabile e universale» è un «fatto inaccettabile». Il secondo quesito riguarda invece, la ‘Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito’, l’abrogazione del quale vuole eliminare la possibilità di fare profitti sull’acqua. Per la CGIL dunque, «solo dopo l’abrogazione dell’attuale normativa sarà possibile riprendere una discussione che riordini, in un quadro di coerenza, l’intero settore dei servizi pubblici locali, superando gli errori e le distorsioni introdotte dalle scelte del governo».

PRIMO QUESITO DEL REFERENDUM

SECONDO QUESITO DEL REFERENDUM

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