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Macroregione adriatico-ionica: via libera da Senato

Roma, 14 gen 2012 – Il Senato ha approvato, con il solo voto contrario della Lega, un pacchetto di sette mozioni che impegnano il Governo a concertare in sede europea l’istituzione di una macroregione adriatico-ionica al fine di pervenire nel più breve tempo possibile, concertando le iniziative con i governi degli stati aderenti, all’approvazione definitiva di questa macroregione che riguarda l’Adriatico e la Grecia per accedere ai finanziamenti di fondi comunitari 2014-2020. Non si tratta di dar vita ad un nuovo organismo o ad un nuovo ente, ma creare uno spazio comune dei paesi che si affacciano principalmente sull’Adriatico per realizzare uno stadio più avanzato di integrazione politica ed economica. L’iniziativa di questa macroregione è stata avviata a suo tempo nel maggio del 2000 e ora riguarda sei paesi: Italia, Grecia, Slovenia, che sono membri dell’Unione Europea, la Croazia e il Montenegro, che sono candidati all’ingresso nell’Ue, mentre Albania, Serbia e Bosnia Erzegovina hanno lo status di paesi potenziali candidati per i quali è stato avviato un "processo di stabilizzazione ed associazione" che definisce il percorso di adesione alla comunità europea. La mozione è stata presentata dal Terzo Polo. Nell’ambito del dibattito è stato sottolineato il fatto che l’Italia svolge un ruolo centrale nella cooperazione che coinvolge i paesi dell’Adriatico e si ritiene che con questa macroregione si possa favorire di più lo sviluppo economico ed il dialogo politico con i paesi rivieraschi.

LEGNINI (PD),MACROREGIONE OPPORTUNITA’ PER ITALIA – «Il governo deve impegnarsi per lo sviluppo della macroregione Adriatico-ionica perché interessa tutta la parte orientale del nostro Paese; una straordinaria opportunità per stare a testa alta in Europa, per esercitare una leadership sugli altri Paesi dell’area». Lo ha detto il senatore del Pd Giovanni Legnini intervenendo in aula prima dell’ approvazione delle mozioni sull’ istituzione della macroregione. «Le macroregioni – ha spiegato Legnini – non sono un nuovo livello istituzionale, un nuovo organismo, un nuovo ente, ma rappresentano la declinazione delle politiche dell’Unione europea per macroaree, al fine di favorire il coordinamento degli interventi delle politiche per la coesione con i programmi settoriali. Non è un caso che l’Europa abbia accompagnato il pronunciamento e, anzi, la sollecitazione sulla strutturazione di macroregioni in sede europea con tre no: no a nuovi regolamenti, no a nuovi organi e no a nuovi fondi – ha proseguito -. Non si prevede, quindi, di creare sovrastrutture aggiuntive rispetto a ciò che già esiste. E’ necessario – ha concluso Legnini – che il governo si attivi con decisione nella sua opera rafforzamento del ruolo del nostro Paese nella definizione della strategia della macroregione che ha delle dirette ricadute nella programmazione nazionale, economica ed infrastrutturale, nella definizione delle politiche ambientali, energetiche e turistiche – oltre che, ovviamente, nella politica estera. Non potremmo prescindere da questa realtà».

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