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L’Aquila, Mia casa: Ater, la ricostruzione è ferma

L’Aquila, 14 gen 2012 – Una riunione urgente con il sindaco Massimo Cialente, una commissione congiunta tra quella straordinaria su Vigilanza e ricostruzione e la seconda commissione, che si occupa di edilizia pubblica e la discussione in consiglio regionale della proposta di legge sulla ricostruzione degli edifici dell’edilizia residenziale pubblica.

Sono le rchieste di Mia Casa d’Abruzzo, l’associazione di inquilini volontari dell’edilizia residenziale pubblica. Sono circa 12mila gli inquilini aquilani che prima del terremoto abitavano negli alloggi Ater, case comunali, ex-Incis, complesso Moro e tanti altri complessi residenziali nel territorio cittadino. Una situazione complessa di cui «non si sta occupando nessuno», hanno denunciato nel corso dell’ultima assemblea pubblica, alcuni giorni fa.

Come per il resto della ricostruzione, anche quella relativa agli alloggi pubblici è, infatti, ferma. Ma con qualche problema in più legato al fatto che si tratta di diverse tipologie di alloggi pubblici, dei quali è difficile comprendere ancora oggi quale ente o soggetto abbia la responsabilità di ricostruire. A vari livelli dovrebbe intervenire l’Ater (e quindi la Regione), il Comune o il Provveditorato alle opere pubbliche. Quest’ultimo è, ad esempio, soggetto attuatore per l’edilizia residenziale pubblica comunale. Fatto sta che a oggi vige una grande confusione con l’aggravante, hanno denunciato gli assegnatari e i proprietari nel corso dell’ultima assemblea, organizzata come al solito all’auditorium della Carispaq a Strinella 88, «che rispetto al resto dell’edilizia quella pubblica è stata abbandonata a se stessa». Un’assemblea «senza nessun rappresentante del Comune o delle istituzioni che paghiamo e che dovrebbero rappresentarci ad ascoltare i nostri problemi», ha tuonato il responsabile di Mia casa, Pio Rapagnà.

E infatti in sala, oltre a lui, una cinquantina di assegnatari o proprietari di appartamenti dell’edilizia pubblica (anche se alla fine dell’incontro è arrivato il consigliere regionale Maurizio Acerbo), per fare il punto della situazione a tre anni dal sisma. E dopo innumerevoli proteste al consiglio regionale, al Provveditorato, al Comune e le infinite lettere inviate da Rapagnà a consiglieri, assessori e commissari per esortarli a fare qualcosa per i migliaia di pensionati o famiglie con reddito bassissimo o genitori di numerosi figli che non sanno nulla del destino delle loro case.

E ancora proteste al consiglio regionale, un incontro con il sindaco Massimo Cialente e pressioni per fare discutere la proposta di legge di Mia Casa in consiglio regionale sono le mosse in cantiere.

Nell’incontro è emerso che non esiste ancora un censimento attendibile degli alloggi pubblici e nemmeno una mappatura precisa di come siano distribuiti. Secondo Rapagnà, la Protezione civile e tutte le istituzioni non sanno quanti siano gli inquilini. Secondo il primo censimento – quello fatto nel post-sisma dalla Protezione civile –  sarebbero poco più di 11.400. «Non è vero», ha precisato Rapagnà, «ne sono almeno 12mila. Un dato che non è in possesso dei soggetti che dovrebbero occuparsi della ricostruzione degli alloggi.  

Quanto alle case con inagibilità A-B-C, dell’Ater, risulta che  409 persone siano rientrate. Un dato reso noto alcuni giorni fa dal commissario Piergiorgio Merli. Per quanto riuarda le case con inagibilità E, «è tutto in alto mare». Non si ha nemmeno la contezza di quante siano realmente, in totale, le case gravemente danneggiate o da abbattere. L’Ater dice che quelle di sua proprietà sono mille. Mia Casa sostiene che siano molte di più. Per capire la situazione, l’associazione di inquilini ha avviato un censimento per integrare quello della Protezione civile e nel corso dell’assemblea gli inquilini hanno elencato gli alloggi mancanti.

Verso la conclusione dell’incontro  è arrivato anche il consigliere regionale del Prc Maurizio Acerbo, che sta seguendo da tempo l’iter di discussione della proposta di legge presentata da Rapagnà al consiglio regionale. La bozza chiede alla Regione di assumersi la responsabilità di seguire la ricostruzione dell’edilizia residenziale pubblica elaborando, in primo luogo, delle linee d’indirizzo da seguire.

Nel corso dell’assemblea ci sono stati momenti di tensione, con i cittadini che si sono detti «stanchi del silenzio delle istituzioni», accusando in particolare il Provveditorato alle Opere pubbliche di non valutare i progetti e di non finanziarli, ulteriormente bloccando la ricostruzione. «Non si capisce cosa stia succedendo», ha detto Rapagnà. «I fondi ci sono: 150 milioni di euro sono disponibili per tutta l’edilizia residenziale pubblica. Di questi, 43 per il Comune, 23 per le case con inagibilità E dell’Ater e 80 per il Provveditorato. Che cosa ci stanno facendo con questi soldi?», ha chiesto.

Acerbo ha promesso agli sfollati dell’edilizia residenziale pubblica che «chiederà di fare una riunione alla quale parteciperà il Comune, la Regione, Mia Casa e il Provveditoriato. La vostra è una battaglia sacrosanta su cui si sta “cincischiando”. Dovrà emergere in modo chiaro per quali motivi non si procede. Però mi chiedo», ha concluso l’esponente del Partito di rifondazione comunista, «dove sono i consiglieri regionali dell’Aquila?».

M.Gianf.

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