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Malavita e ricostruzione: Biasini prende le distanze

L’Aquila, 13 gen 2011 – «Ho dovuto rinunciare a due contratti in quanto non avevo i soldi per le anticipazioni. Se fossi stato in combutta con la mafia quei soldi li avrei avuti». E’ la dichiarazione, riportata da "Il Centro", dell’imprenditore Stefano Biasini al tribunale del riesame. Il legali di Biasini chiedono infatti la sua scarcerazione nell’ambito delle indagini per concorso esterno in associazione malavitosa, insieme ad altre tre persone.  che chiede di essere scarcerato. La tesi della difesa tende ad evidenziare infatti che Biasini non aveva alcuna consapevolezza di avere a che fare con malavita organizzata e, accanto a questo, l’indagato, avrebbe preso le distanze da alcuni dei protagonisti della vicenda quando si sarebbe reso conto della loro scarsa "trasparenza". Gli avvocati hanno quindi chiesto la scarcerazione e gli arresti domiciliari. Il tribunale del Riesame qualche giorno fa aveva anche rigettato le richieste di revoca delle misure cautelari di Massimo Maria Valenti (ai domiciliari perché invalido) e il fratello, Vincenzo Antonino Valenti (anche lui arrestato), in carcere a Reggio Calabria, gli altri due calabresi indagati insieme al giovane imprenditore aquilano con la medesima accusa. Secondo l’accusa queste persone, ognuno con un proprio ruolo e attraverso legami con un clan malavitoso calabrese, stavano cercando di ottenere appalti per la ricostruzione. 

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