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Teatri romani da non perdere

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di Carlo Di Stanislao – Roma è ad un tiro di schioppo e quasi un mese è un tempo sufficiente per due spettacoli di eccezione e  da non perdersi,  nella Capitale.

Il primo è al teatro Argentina, battesimo del nuovo anno, in programma da ieri e sino al 10 febbraio: “Tutto per bene” di Luigi Pirandello, con la regia di  Gabriele Lavia, che costruisce un freddo e lussuoso salotto borghese sotto cui seppellire tutti i segreti e le malelingue di famiglia.

Una specie di grande mausoleo per una moglie fedifraga che diviene l’ambiente ideale per raccontare una storia di dissimulazioni vere o presunte tinteggiate dal consueto umorismo pirandelliano.

L’attore e regista interpreta l’ignaro Martino Lori, mentre sua figlia Lucia Lavia, la figlia presunta di Lori,  adottata dal senatore Salvo Manfroni (Gianni De Lellis). L’opera, scritta sotto forma di novella nel 1906, fu ridotta per il teatro nel 1920, con la prima al Teatro Quirino di Roma. 

Nella messa in scena di Lavia,  Bbanco e nero si alternano al grigio ambiente circostante. Non vi è spazio per altri colori. Non in quelle vite. Non in questa scena. Gigantesca. Maestosa. Struttura nella quale i personaggi si perdono come nere pedine senza volto. Perché si possono intuirne i particolari, ma i volti rimangono un mistero.

Ciascun personaggio è asservito ad un corpo, ad un abbiglio, ad un preciso modo di essere nel mondo sociale. Senza possibilità di naturale ripensamento e al contrario, quando questo avviene, si tratta solo di un cambio misurato. Premeditato: il volto allora muta insieme al vestito, insieme alla circostanza, insieme all’inganno che accettato quotidianamente finisce per diventare stato reale delle cose.

Spettacolo intelligente e mai noioso, in cui ciascuno annega nella vergogna di tutti, con tutti uguali nei volti risucchiati dall’abito dell’ipocrisia, da cui si sente la necessità di uscire.

Al Sistina, invece, e sino al 22 gennaio, “Rinaldo in Campo”, straordinaria commedia musicale di Garinei e Giovannini scritta nel 1961, che a distanza di 50 anni ( dopo una seconda edizione andata in scena nel 1987 con Massimo Ranieri),  proprio per festeggiare i 150 anni dell’Italia,  si è deciso di rimettere in scena con questo spettacolo simbolo, con Fabio Troiano e Simona Autieri che non fanno rimpiangere i mitici Modugno e Delia Scala, in questa nuova edizione delle gesta di Rinaldo Dragonera, un brigante gentiluomo,  che ha il suo covo vicino a Catania e che ruba ai ricchi per dare ai poveri: divertente  e scalcinato Robin Hood siciliano, di cui s’innamora Angelica, baronessa di Valscutari, sostenitrice di Garibaldi, che riuscirà a cambiarlo  in un  patriota capace di aprirsi a sentimenti autentici, innamorandosi a sua volta ed infine sposandola.

Lo spettacolo è firmato, insieme a Massimo Romeo Piparo che ne cura la regia, da Roberto Croce per le coreografie, da Emanulele Friello per gli arrangiamenti musicali, da Giancarlo Muselli per le scene e da Santuzza Calì per i costumi. Le luci sono di Maurizio Fabretti e il sound designer è Maurizio Capitini.

Tornando indietro nel tempo, alla prima fortunatissima edizione, andata in scena il 13 settembre 1961, aveva il seguente cast: Domenico Modugno (Rinaldo), Delia Scala (Angelica), Paolo Panelli (Chiericuzzo), Franco Franchi (Facciesantu) e Ciccio Ingrassia (Prorunaso).

Modugno, in quella edizione, fu anche autore delle musiche, che pubblicate dalla Fonit due mesi dopo, in cui, cantate, oltre che da Delia Scala, dagli altri componenti del cast, come Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, con cui Modugno propose la celeberrima Tre briganti tre somari, rimasta nella memoria non meno del duetto con la Scala Sì e No.

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