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Caso Arit: Walter Salvatore scrive a Chiodi

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L’Aquila, 11 gen 2012 – Dopo le recenti polemiche relative alle attività dell’Arit (agenzia regionale per l’informatica e la telematica), Walter Salvatore, consigliere del comune di Barisciano scrive al presidente della Regione Gianni Chiodi «per offire un personale e modesto contributo».
«La recente scelta del Sir (Sistemi Informatici Regionali) di far mettere a gara dall’Arit per 600mila euro, l’acquisizione del sistema con codice Riuso240 presente nel catalogo Digit Pa (ex Cnipa) e finalizzato a gestire le pratiche del Suap (Sportello Unico per le attività Produttive), genera alcune perplessità sollecitando alcune considerazioni – si legge nella lettera – La possibilità prevista per la P.A. di utilizzare, o meglio ri-utilizzare, i medesimi sistemi sviluppati e/o comprati da altre P.A. tende all’encomiabile scopo di far perseguire significativi risparmi economici ed a rendere immediatamente operativa l’Amministrazione ricevente in quanto si trova a poter disporre gratuitamente di sistemi già in uso in altre P.A».

«Un obiettivo di risparmio e di operatività fattiva che prevede, come unica spesa ed onere a carico del richiedente, il costo della installazione e personalizzazione del sistema (di solito quantificato in poche giorni uomo di lavoro) e, naturalmente, la disponibilità dell’infrastruttura hardware e software di base adeguata ad ospitare il sistema che si riceve gratuitamente; si sceglie la soluzione software presente a catalogo con il numero Riuso240 quando lo stesso sistema, nella veste più aggiornata, è presente nello stesso catalogo con il numero Riuso 441; si decide di spendere, per ottenere ciò che è gratis, 600.000,00 euro inserendo nel bando l’acquisto di nuovo hardware (come se l’Arit non ne avesse in esubero) e declinando una serie di migliorie da apportare al software la cui descrizione è quanto di più nebuloso si possa trovare in un capitolato d’appalto.

Chiunque sia il vincitore della gara sarà la ditta che ha sviluppato il prodotto a mettere le mani nel sistema per apportare le personalizzazioni richieste. Una società di origine umbra che poteva essere chiamata direttamente ad operare tali modifiche con evidente risparmio di tempo e denaro. Lo stesso sistema, nella formula del riuso più aggiornata, nel mese di marzo 2011, è stato proposto, da un consulente esterno, al Direttore Affari della Presidenza per risolvere le problematiche tuttora presenti nella gestione delle pratiche del Via e Vas al costo complessivo di 15 mila euro. Costo previsto per personalizzare il prodotto sulle esigenze dell’ufficio e per renderlo operativo nell’arco di due mesi. L’iniziativa è stata bloccata, in corso d’opera, dal servizio informatico della Regione.
Lo stesso sistema, nel mese di aprile 2011, è stato proposto, sempre dallo stesso consulente esterno, al Vice Commissario per la ricostruzione per risolvere le problematiche legate alla gestione delle pratiche della ricostruzione, personalizzazioni comprese, sempre ad un prezzo irrisorio. Anche in questo caso era prevista la piena operatività del sistema nell’arco di due mesi.
Lo stesso sistema, dal 2003 al 2009, è stato in uso presso il Suap del Comune dell’Aquila al costo annuo omnicomprensivo di 6 mila euro. Un importo che comprendeva anche l’ospitalità del sistema presso una server-farm privata. Viene d’obbligo un inciso: nel 2010 il Comune dell’Aquila ha smesso di utilizzare questo completo sistema di gestione dei procedimenti grazie alla consulenza post-terremoto offerta dal Formez che ha convinto l’ufficio comunale ad abbandonarlo per adottare un semplice quanto inutile Sito Internet;
La gara Arit, indetta per acquisire questo sistema gratuito, non prevede in alcun modo la soluzione alle esigenze espresse dall’ufficio del Direttore affari della presidenza né tanto meno quelle dell’ufficio del Commissario Vicario;  lasciando così in braghe di tela il primo e il secondo ad operare con strumenti e metodi ritenuti  obsoleti già trent’anni fa;
al Commissario Vicario, nel frattempo, è stato affiancato un “esperto informatico” di cui ad oggi è nota la retribuzione ma si ignorano compiti, attività svolte e risultati conseguiti;
l’acquisizione odierna di questo sistema per la gestione del Suap ha un fratello più grande, datato 2003, anno in cui sempre l’Arit, per l’esiguo importo di 1 milione 620 mila euro, ha messo a gara e curato le fasi di sviluppo, collaudo e rilascio proprio di un sistema per la gestione del Suap.

Il prodotto, su cui oggi investiamo 600.000,00 euro per prelevarlo dal catalogo dei prodotti gratuiti per la P.A., nel 2003 era già operativo ed acquistabile al costo di 400 mila euro;in tutti questi anni, e sembra che il vizio sia rimasto, attraverso l’Arit sono stati messi a gara acquisti di sistemi software ed infrastrutture hardware che non sono mai entrati in funzione e/o produzione.  Un cimitero di elefanti costati svariati milioni di euro che giacciono inutilizzati. Decidere di dotare la Regione di strumenti da destinare al servizio dei vari enti pubblici nel territorio abruzzese richiede la presenza di una struttura o di un gruppo di lavoro regionale capace di promuovere, propagare e supportare il loro utilizzo da parte del maggior numero possibile di P.A. territoriali.  La pura e semplice acquisizione ha del demenziale.

In conclusione sembra evidente che fino ad oggi si sono dilapidate ingenti risorse ed ostacolato quello sviluppo che l’informatica, correttamente prima pensata e poi utilizzata, è in grado di fornire alla P.A. con ovvie ricadute sulla qualità e tempestività dei servizi destinati ai cittadini.

Quello che più  colpisce, però, è la determinatezza con la quale si è  operato per “non risolvere” la questione legata alla gestione delle pratiche per la ricostruzione. L’adozione, a costo zero, dello stesso sistema che oggi l’Arit mette a gara per 600.000,00 euro per assecondare esigenze già coperte dal precedente investimento di 1 milione 620 mila euro, avrebbe permesso, già da giugno 2011, di renderlo pienamente operativo ed al servizio di tutti gli attori che ruotano intorno alla ricostruzione.

Commissari, Regione, Province, Comuni, Tecnici, Privati cittadini, Ordini professionali, ecc… avrebbero condiviso il medesimo strumento: per molti sarebbe stato un vero e proprio ambiente di lavoro, per altri rappresentato il modo per ottenere informazioni puntuali, ufficiali ed attendibili, per altri lo strumento per elaborazioni utili ad assumere decisioni consapevoli e per altri ancora il mezzo per monitorare i carichi di lavoro, eventuali ritardi, colli di bottiglia, problematiche da risolvere, qualità e tempistica del lavoro svolto dai singoli attori e operatori.

Di certo avrebbe ridotto drasticamente l’uso e la circolazione del cartaceo – costituito un archivio completo, permanente e condiviso di tutto ciò che ruota intorno alle pratiche della ricostruzione – consentito l’agevole interscambio di informazioni e documenti – rappresentato uno strumento di collaborazione fattiva tra dipartimenti, funzioni, tecnici e cittadini – permesso la condivisione dei risultati delle indagini geologiche effettuate dai privati e tant’altro ancora. Non male per un sistema gratuito…  ma volendo possiamo sempre metterlo a gara per qualche milione di euro e renderlo operativo tra uno o due anni oppure, come consuetudine, custodirlo senza utilizzarlo in qualche Rack della sala macchine dell’ARIT almeno fino a quando non sarà possibile bandire una nuova gara per acquisirne uno identico ma con qualche piccola miglioria».

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