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Roio off limits

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L’Aquila, 9 gen 2012 – Da sempre il colle di Monteluco ha rivestito un importante ruolo strategico nel territorio aquilano grazie alla favorevole posizione che lo pone al cospetto della città. Qualche decennio fa, un noto giornale d’epoca, citando questa località, riportava quanto segue: “Posizione amena a mille metri sul mare. Vicina ad Aquila. Vi si accede per una bellissima strada panoramica. Meta deliziosa in tutte le stagioni dell’anno. Casina Municipale. Ristorante. Bottiglieria. Caffè. Aperto a tutte le ore”.  Come sembrano lontani quei tempi! Invece oggi il paesaggio ha subito un evidente cambiamento. Lo Chalet è stato chiuso al pubblico per i danni riportati dal sisma e i lavori di ristrutturazione dovranno seguire l’iter che la legislazione in materia gli impone.

Il Calvario, con le tre croci, che sovrasta l’altura, è sommerso da antenne. I tralicci si elevano imponenti e impattanti nell’ambiente naturale che li circonda. L’incertezza scientifica nel dare una risposta tranquillizzante sull’inquinamento elettromagnetico prodotto dalle installazioni radiotelevisive (e di telefonia mobile) fa sì che i cittadini recepiscano questo sito come poco adeguato alla pineta roiana, da sempre considerata uno dei polmoni verdi dell’aquilano e punto di ristoro delle famiglie del capoluogo. Altre istallazioni, se pur sporadiche, si affacciano aldilà e a ridosso dell’altopiano roiano. Che Roio sia divenuto il “paese della cuccagna”?

La sfida del futuro è quella di trovare il giusto equilibrio nel coniugare il rispetto dell’ambiente e della salute con la tecnologia che comunque deve proseguire il suo cammino e della quale abbiamo senz’altro bisogno. Pertanto, in mancanza di ragionevoli alternative, è opportuno, da parte degli enti pubblici preposti, trovare idonee localizzazioni (attraverso piani di zonizzazione del territorio) e nel contempo sensibilizzare i cittadini ad un corretto uso del cellulare, del wifi, ecc.

E’ pacifico prefigurare per la zona di cui si disquisisce un altro tipo di utilizzo, più consono alle aspettative che la storia meno recente gli ha assegnato. Il nostro altopiano, posto nell’immediata periferia della città, potrebbe, dunque, avere un altro tipo considerazione avendo, anche grazie alla sua posizione geomorfologica, una notevole potenzialità nel settore turistico, naturalistico, sportivo, religioso, sociale e culturale; potenzialità, queste, per ora in buona parte inespresse, di cui bisognerà pur tenere conto.

di Fulgenzio Ciccozzi

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