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Regione: Febbo presenta legge su gestione acque non potabili

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L’Aquila, 9 genn 2012 – Nel corso dell´ultima seduta del Consiglio regionale, su iniziativa dell’assessore Mauro Febbo, è stata approvata la Legge regionale che riorganizza definitivamente la gestione delle acque non potabili affidata ai Consorzi di Bonifica.

«La proposta avanzata dall´Unione Regionale dei Consorzi di Bonifica, e ora finalmente tramutata in Legge – evidenzia Febbo – rappresenta un vantaggio per l’economia di tutta la regione. Innanzitutto va sottolineata la pubblica utilità: si punta infatti ad una migliore soddisfazione della richiesta di acqua da parte della collettività assicurata dall’alleggerimento dell’acquedotto potabile. Inoltre il Consorzio, grazie all’abbondante disponibilità della risorsa idrica non potabile, dei numerosi canali di bonifica esistenti e degli impianti duali da realizzare, potrà far fronte sia alle richieste di tutti gli utenti, rendendo efficienti ed efficaci servizi e attività, sia alle esigenze delle città di Chieti e Pescara e dei maggiori centri urbani, per attività come lo spurgo delle fogne e l’irrigazione di aiuole e giardini».

«Un aspetto fondamentale – sottolinea Febbo – riguarda il settore agricolo. Aumenterà la disponibilità di acqua per l’irrigazione, per tutto l’anno e non più per soli 6 mesi, per il funzionamento delle centrali idroelettriche con conseguente maggiore produzione di energia. In particolare ci sarà la possibilità di far funzionare la centrale idroelettriche del Consorzio di Bonifica di Pratola che utilizzando l’acqua per l´idroelettrico finalmente potrà risolvere parte dei problemi finanziari. Tutto questo si tradurrà – prosegue ancora l’assessore – in un notevole risparmio di risorse che porterà ad una riduzione del carico contributivo per gli agricoltori. Tra i numerosi vantaggi della legge regionale appena approvata vi è anche la possibilità della messa in funzione dell’impianto di potabilizzazione di San Martino di Chieti, realizzato dall’Aca, destinato al potenziamento del sistema acquedottistico della Val Pescara. Stiamo lavorando in stretta collaborazione con l’Assessorato ai Lavori Pubblici affinché si possa sfruttare questa struttura tenendo conto che il Consorzio di Bonifica Centro si è reso disponibile alla sua gestione, naturalmente per quanto riguarda il solo uso inerente alle reti duali e lasciando all’Aca la gestione dell’acqua potabile».

«A tal riguardo l’Assessorato ai Lavori Pubblici ha invitato il Consorzio di Bonifica Centro e l’Aca – Ato a trovare un accordo sulla gestione dell’opera e nei prossimi giorni si dovrebbe arrivare ad una soluzione concreta. Personalmente mi impegnerò – prosegue l’assessore Mauro Febbo – affinché questa convenzione venga stipulata al più presto perché da essa le popolazioni dei Comuni della Vallata ne trarranno innumerevoli benefici e vantaggi. Le nuove risorse idriche non potabili potranno essere utilizzate per l’irrigazione di aree destinate al verde, giardini, e attività ricreative e sportive; il lavaggio strade; l’alimentazione di sistemi di riscaldamento e raffreddamento; l’utilizzo negli edifici per impianti di scarico nei servizi igienici; gli impianti antincendio, di lavaggio e cicli termici nei processi industriali; le apparecchiature di servizio di ospedali e mercati; il lavaggio vagoni ferroviari e navi nel porto turistico e commerciale; gli impieghi consentiti negli insediamenti industriali. La Direzione Politiche agricole, non si è limitata ad esaminare i soli vantaggi che derivano dall’uso delle acque ma ha tenuto presente anche quanto stabilito dal principio fondamentale della direttiva Europea 2000/60 che prevede che la politica dei prezzi di uso dell’acqua incentivi adeguatamente gli utenti ad utilizzare la risorsa idrica».

«Su questa impostazione – conclude – ritengo che il contributo per il pagamento di queste acque debba essere limitato al solo recupero dei costi per la gestione del servizio diretto alla soddisfazione degli usi produttivi. Questa condizione si riallaccia anche alla stessa direttiva comunitaria secondo cui "l’acqua non è un bene che si vende, bensì un bene che si utilizza e che le regole di tale utilizzo devono rispettare le esigenze di salvaguardia del bene stesso". I Consorzi di Bonifica già rispettano questo principio in quanto il contributo per l’uso delle acque ai fini irrigui si ricava ripartendo solo i costi di gestione tra gli utenti e non le spese di investimento, perché le strutture sono di interesse collettivo».

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