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Saldi amari: calo del 15% nel primo giorno

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 Roma, 6 gen 2012 – Partiti i Saldi in tutta Italia, ma le prime rilevazioni fatte da Telefono Blu Consumatori nelle 12 principali provincie consegnano subito dati in calo: -15% nel primo giorno che «ricordiamo è sempre il più affollato soprattutto per le firme» nei negozi. Negli ipermercati invece la riduzione è del 12%, minore negli outlet (solo il 5%).«Ma anche oggi, giorno di festa – prosegue Telefono blu – si annunciano cali ancora più importanti. Per avvicinarsi alla media che abbiamo previsto di un 20%. Ricordiamo che la riduzione delle spese delle vacanze di Natale, Capodanno e Befana hanno avuto una contrazione complessiva del 25%. Ogni italiano metterà a disposizione per i saldi una cifra intorno ai 170 euro circa 450 euro a famiglia (il Nord sarà  più dispendioso superando i 200 euro pro capite il Sud invece si attesta intorno ai 160 euro)».

POCHE CODE, GLI ITALIANI RISPARMIANO – Niente assalto all’arma bianca, ma file più corte, soprattutto di turisti, davanti ai negozi delle griffe. Pienone nei magazzini low cost, ma partenza col botto solo per gli outlet che, da Nord a Sud, hanno registrato code e maggiori presenze, molti a due cifre. E’ partito così, sotto il segno della crisi, il primo giorno dei saldi invernali nelle principali città. Parecchia gente a Roma e a Milano ha affollato ovunque le vie dello shopping, molti i turisti, ma niente file chilometriche. Preso d’assalto l’outlet di Serravalle con oltre mezz’ora di coda ai caselli autostradali, +13% le presenze rispetto all’anno scorso.
 
 Avvio pigro invece altrove: a Napoli molto struscio lungo le vie del centro ma non altrettanta folla ha riempito i negozi per comprare. Facce sconsolate dei commercianti che scuotono la testa: «Entrano, guardano, ma poi non spendono». Molti preferiscono aspettare sperando in sconti maggiori nei prossimi giorni. Eppure quasi dovunque si è partiti subito con lo sprint del 50% di sconto, a differenza degli altri anni. Non ha dubbi il Codacons, è stato un flop: a Roma il calo è del 25% delle vendite e del 30% delle presenze. Ressa solo nei vicini outlet mentre nelle boutique griffate a farla da padroni sono soprattutto turisti russi e asiatici. Soddisfatti invece i templi dell’outlet, dove la gente ha preferito riversarsi a caccia di occasioni d’oro. «Partenza che supera ogni aspettativa, considerando che avviene in un giorno feriale» è il commento dagli shopping center di Barberino (+15%), Castel Romano (+7%), Soratte (+15%).
 
 A Milano il quadrilatero della moda si scorda le file fastose di anni fa. Qualche coda da Gucci, Monclear e Reuterey. Poco e niente da Hogan, Fay, Tiffany, Tod’s, Miu Miu, Dolce e Gabbana, dove di norma c’era da aspettare e anche a lungo. Fa eccezione (ma non c’entrano le svendite che non vengono applicate) Abercrombie e Fitch, la ‘formula’ con modelli palestrati come commessi: coda chilometrica come ogni giorno.
 
 Nelle principali vie dello shopping della Capitale il primo colpo d’occhio è questo: molti turisti, i soliti russi e asiatici, che escono dai negozi griffati carichi di buste con gli italiani che si accontentano invece di guardare le vetrine dell’alta moda per poi buttarsi sul low cost. Così è pienone di pubblico giovane da H&M, Zara, Tezenis. Due ragazzi napoletani posano davanti alla vetrina di Bulgari: «non compriamo niente, non abbiamo un euro – dicono – ci facciamo le foto per taggarle su facebook». Non spenderà meno di 4mila euro invece Natalia, giovane biondissima russa: «Faccio ‘grande shopping’ due volte all’anno: a gennaio e a giugno. E vengo qui in Italia per questo, perché da noi i vestiti costano il doppio. Quanto ho intenzione di spendere? Credo come gli scorsi anni, intorno ai 4 mila euro». Annuisce accanto a lei Natasha: «Anche io sono qui per comprare. Amo tantissimo l’Italia e gli stilisti italiani. Non so quanto spenderò, non mi interessa».

CONFERMATE PREVISIONI NEGATIVE: SPESA -19% –  «I primi dati a consuntivo sui saldi confermano esattamente le previsioni negative».  L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori «sta ricevendo in queste ore modifiche marginali e quindi di conferma delle previsioni in merito ai saldi invernali. Si ribadisce quindi che, seppure il numero delle famiglie intenzionate a comprare a saldo rimane pressochè invariato rispetto allo scorso anno (circa il 44-45%, pari a 10,8 milioni di famiglie), la spesa sarà decisamente più bassa. Complessivamente ammonterà ad appena 2,4 miliardi di euro. Questo vuol dire che ogni famiglia che acquisterà a saldo spenderà circa 223 euro, il 19% in meno rispetto allo scorso anno (quando per i saldi invernali la spesa era stata di circa 277 euro a famiglia)». Dopo questi risultati «molto negativi, sia per quanto riguarda le vendite natalizie, sia per quanto riguarda i saldi e sia anche per quanto riguarda il mercato in generale, si tratta di prendere non solo atto della realtà economico-sociale del paese ma di intervenire con manovre economiche e strutturali appropriate – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti. Innanzitutto accelerare la fase di rilancio della politica economica e quindi di maggiore sviluppo per il paese. Solo così si può evitare l’avvitamento di manovre di riequilibrio dei conti una dietro l’altra con effetti dirompenti nel potere di acquisto delle famiglie e depressive per il mercato. Ed inoltre, sono necessari seri processi di modernizzazione di interi settori della nostra economia anche attraverso liberalizzazioni e modifiche strutturali che ridiano competitività al sistema. Senza dimenticarsi che in casi particolarmente straordinari in cui il Paese si dibatte siano trovate risorse laddove esistono: patrimoni, ricchezze, rendite finanziarie e determinatissima lotta all’evasione fiscale».

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