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L’Aquila: tagli alla cultura, i tempi duri dell’Atam

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L’Aquila, 5 dic 2011 – Tempi duri per tutto il settore cultura della regione. E tempi durissimi per le istituzioni e le associazioni aquilane che devono fare i conti, oltre che con i tagli in Finanziaria, anche con le difficoltà del terremoto.

Ad esempio, prima del sisma del 2009 all’Aquila c’erano tre teatri. Oggi nemmeno uno: tutti sono danneggiati. Presto dovrebbe essere restituito alla città il teatro comunale, almeno in parte. Ma perché possa essere utilizzato a pieno regime si dovranno aspettare mesi. Intanto le realtà culturali fanno i conti con i tagli. Succede anche all’Atam, l’Associazione teatrale abruzzese e molisana, che sta «raschiando il barile», come spiega Enzo Gentile, fondatore dell’associazione nel 1975 insieme a Giuseppe Giampaola, e attuale direttore. Gentile racconta in questa intervista come l’associazione sta affrontando la crisi. Tagli alle indennità dei dirigenti, meno spettacoli costosi, dipendenti in cassa integrazione.

Direttore, qual è la situazione generale in Abruzzo per la cultura?

«E’ una situazione veramente grave, perché dal 2009 la Regione – che dal 2000 non aveva mai aggiornato, anzi aveva eroso gli stanziamenti – ci ha fatto trovare davanti a una riduzione dell’80% dei finanziamenti. Tagli che hanno pesato soprattutto sulle istituzioni culturali che hanno professionalità consolidate al loro interno, con pagamenti dei contributi e  tasse. Ora la Regione si è impegnata nel caso in cui arrivino fondi a riservare qualcosa in più alla cultura. Ci siamo rivolti anche al Parlamento, per chieder aiuto per le istituzioni e enti del cratere sismico, con l’impegno del parlamentare Giovanni Lolli che ha esposto il problema: per le istituzioni del cratere bisogna fare qualcosa di straordinario. Tuttavia c’è soltanto un ordine del giorno e non un impegno giuridicamente rilevante per le realtà culturali colpite dal sisma. Devo dire che una persona che si sta molto impegnando per la cultura in generale è l’assessore regionale Luigi De Fanis, che si interessato anche all’iniziativa del Comitato di promozione della vertenza “spettacolo”. Spero che nei limiti del possibile in questo momento di crisi generale riesca a ottenere qualcosa di concreto».

Come ha vissuto l’Atam la crisi, come ha cercato di arginarla?

«Subito dopo il terremoto abbiamo ottenuto dal ministero la sospensione dei tagli e semplificazioni di vario tipo. Sono ad esempio caduti i minimi, per 3-4 anni. Ma l’Atam ne ha potuto giovare pochissimo perché ci sono i Comuni con i quali abbiamo impegni da rispettare per quanto riguarda le stagioni teatreli. Abbiamo dovuto, poi, mettere del personale in cassa integrazione e ridurre gli stipendi “apicali”, quelli cioè dei dirigenti. Io stesso ho rinunciato all’indennità. Se stiamo raschiando i barili? I barili sono stati sfondati, stiamo facendo i salti mortali per restare a galla. Comuni ci danno una quota associativa minima rispetto al costo delle stagioni. E una stagione normale costa almenoi 100mila euro soltanto di compensi. Poi c’è da pagare l’organizzazione, la Siae, il personale, la promozione… C’è poi un altro problema».

Quale?

«Noi dobbiamo pagare anche tutte le compagnie che operano in Abruzzo quando entrano a far parte delle nostre stagioni teatrali, anche se prendono delle sovvenzioni. E’ una vecchia questione, che dovrebbe essere rivista. Nel 2010, noi per le compagnie abruzzesi abbiamo speso 100mila euro in più di quanto ci ha dato la Regione ha dato per tutta l’attività».

Il rapporto con il Tsa: l’unione fa la forza?

«Noi lavoriamo con il Tsa (Teatro stabile d’Abruzzo). Ma ognuno ha la sua autonomia. Per tradizione organizziamo la stagione insieme, è anche un modo per raggiungere i requisiti di ammissibilità al Fus (Fondo unico per lo spettacolo), una clausola della collaborazione è poi che si faccia stagione nella sede del teatro, che ancora danneggiato. Ci sono stati problemi, poi, per la lunga mancanza di un direttore artistico».

Avete pensato a particolari collaborazioni, produzioni con altre realtà culturali per battere la crisi?

«L’Atam è un’associazione di distribuzione di spettacoli, le produzioni le compriamo sul mercato nazionale. Adesso non riusciamo a stipulare contratti con le compagnie importanti perché costano tanto, e scegliamo quelle che vengono a incasso. Una tendenza sempre più diffusa. In alcune città fuori del cratere vengono ospitate società il cui biglietto costa 50-60 euro. E’ un’assurdità».

M.Gianf.

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