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I Tre Donatori, Magi o Maghi

di Vincenzo Battista

Il viaggio alchemico dei Re magi, parola persiana che significa “il Grande”, taumaturgi del divino, volge al termine; hanno portato con sé i misteri, di stirpe regale, che simboleggiano la sapienza, l’equilibrio, il potere per il “[i]Nato Gesù in Betleem di Giuda, al tempo di Re Erode. Ecco dei Magi arrivarono dall’oriente a Gerusalemme, e chiesero: Dov’è il Re dei Giudei nato da poco? Perché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti ad adorarlo”[/i], racconta San Matteo, l’unico evangelista che narra l’avvenimento, ma che si tiene distante dalla descrizione dei magi, forse perché appartengono ad una tribù esoterica, secondo alcune fonti, stanziata nella regione dei Medi, nell’odierno Kurdistan, trasformata in casta sacerdotale, custodi e ministri del culto persiano del fuoco sacro, saggi dalle ampie conoscenze scientifiche, astronomiche, ma soprattutto indovini.

Il loro numero resta un mistero, ma se nei vangeli i doni ampiamente citati sono tre, successivamente associati ai tre donatori, magi o maghi, chiamati “Re” nel VI secolo dal vescovo di Arles, Cesario; mentre un secolo dopo Beda il Venerabile, il più grande erudito dell’Alto medioevo, definì in Gaspare, Melchiorre e Baldassarre i loro nomi, nonché l’età (giovane, uomo e vecchio) e, nell’VIII secolo, fu la volta delle aree geografiche di appartenenza: Europa, Asia e Africa, dettate dalla presunta universalità del messaggio cristiano nel mondo allora conosciuto.

Poi le leggende. L’imperatrice Elena, madre di Costantino, custodì le reliquie dei magi, inviate in dono a Milano; Raniero di Dassen, arcivescovo di Colonia, successivamente le fece trasportare nel duomo germanico. Il mito dei magi quindi si espanse, prese varie fisionomie, si modellò e nella voce del narratore assunse dimensioni e peculiarità “regionali”, mitiche, come nella fiaba che stupisce, dentro l’essenza stessa della narrazione, il racconto come metafora, la parola che vuole educare e si fa mito: l’unico modo per prendere la cometa di Halley, insieme ai software astronomici che ipotizzano la sua presenza in quel tempo storico, e portarla su una mangiatoia.

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