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Con Cenerentola grandi e piccini al Teatro dei Marsi

Avezzano, 4 gen 2012 – Sabato 7 gennaio  (fuori abbonamento)  il palcoscenico del teatro dei Marsi ospiterà uno spettacolo per ragazzi di tutte le età, pensato per bambini ma godibile anche per adulti pronti a divertirsi con una storia antica ma sempre attuale: Cenerentola la fiaba per eccellenza in una versione divertente, e allo stesso tempo piena di sorprese.
Con la regia di Stefania Evandro lo spettacolo presenta un allestimento con accattivanti scenografie multimediali, denso di colori e proiezioni che arricchiscono la storia di nuove sfaccettature, e nuove interpretazioni del concetto di bontà, invitando gli spettatori a porsi degli interrogativi intorno al tema della verità e apparenza. Un’ occasione dedicata ai ragazzi e agli adulti che ancora hanno voglia di sorprese e di sana allegria;  una giornata  per andare  insieme a teatro- piccoli e grandi –  per divertirsi e riflettere.

Il Teatro Lanciavicchio è veramente lieto di aver programmato questo appuntamento al Teatro dei Marsi  per consentire anche ai più piccini di frequentare un luogo prezioso per il territorio,  in cui cultura e divertimento coabitano, contribuendo a diffondere il  gusto della fruizione di  eventi e spettacoli dal vivo, ed espandere nella popolazione  l’abitudine di nutrirsi anche di prodotti culturali. E’ questo il modo con cui il Teatro Lanciavicchio ha scelto di salutare il nuovo anno insieme al suo pubblico, in una grande festa che coinvolgerà gli abbonati, ma soprattutto i piccoli spettatori, che il Teatro Lanciavicchio  da oltre 30 anni educa al teatro intelligente, realizzato con professionalità e cura.
La più antica delle fiabe diventa occasione di riscrittura in chiave interrogativa di un binomio classico del mondo della narrazione per l’infanzia e dell’indagine filosofica: verità/apparenza e i pregiudizi ad esso collegato.

La casa di Cenerentola – ora regno della Matrigna – diventa l’arena di combattimento tra i diversi punti di vista sulla realtà vissuta dai personaggi, e tra gli opposti ruoli da essi giocati: quello della servetta che si sente buona (e così sembra), quello della matrigna (che maligna appare) e l’altro giocato dalle sorellastre (grottesche icone dell’ "essere o sentirsi brutta").
La struttura drammaturgica cerca di stimolare interrogativi rispetto ai pregiudizi che istintivamente nascono dalla lettura abituale della fiaba: la bellezza deve essere sempre premiata? La bellezza significa anche bontà? La bellezza è solo avere un bel viso o può derivare anche da elementi interiori dell’essere umano?

Il parteggiare istintivo dei bambini per il personaggio percepito come più buono- anche se non sempre portatore di ‘buone’ azioni – diventa elemento vitale dello spettacolo nel disvelamento di una verità ulteriore che si nasconde dietro le apparenze e i costumi dei personaggi, e dietro il ruolo imposto ad essi dalla fiaba; e man mano spunta tra i rami il dubbio che per essere buoni e meritare un destino diverso non basta solo essere belli, apparire tali o avere il piede della misura giusta.
Lo specchio che è in scena diventa simbolo quindi della riflessione intesa nel duplice senso: reale e fisico (guardare la propria immagine e quella degli altri in quanto pura apparenza) e la riflessione intorno al proprio modo di essere e vivere.
Pur centrando l’attenzione su temi profondi e complessi, lo spettacolo racconta la storia di Cenerentola, la Matrigna e le Sorellastre con un linguaggio allegro e divertente.

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