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Agricoltura, Proto (Idv): «La terra è il nostro furturo»

L’Aquila, 3 genn 2012 – «La situazione di agricoltori e allevatori abruzzesi è paradossale: molti di loro sin dal terremoto del 2009, lavorano in locali che hanno subito danni strutturali e, pur avendo fatto richiesta di aiuto alle istituzioni per restaurarli, non sono stati ancora considerati».

Questo il commento di Lucia Proto, responsabile Abruzzo Idv Donne, invitata nei giorni scorsi da Dino Rossi Presidente del Cospa Abruzzo, ad un incontro con agricoltori e allevatori sulla sicurezza sul lavoro. «Molti usano macchine vetuste – prosegue la Proto – con l’impossibilità di cambiarle per gli elevati costi, anche la manutenzione delle stesse risulta essere difficile, in quanto i pezzi originali di alcune macchine non si trovano più e spesso, come si usava un tempo, i contadini forgiano i nuovi pezzi con il proprio ingegno».

«Molte di queste persone – spiega – hanno una certa età, sono persone semplici che conoscono il linguaggio della terra ma non del computer. Ma soprattutto questi settori soffrono ormai da molti anni di politiche agricole errate, che hanno incentivato e sviluppato solo i grandi produttori, l’agricoltura e l’allevamento di tipo industriale, il commercio di diserbanti e pesticidi che avvelenano la terra e i prodotti, lo spaccio di sementi trattati geneticamente che producono frutta e verdura che durano pochissimo tempo e devono così essere vendute subito e a prezzi imposti dagli speculatori del mercato orto-frutticolo. Le patate del Fucino, per esempio, non si mantengono più nel fresco dei magazzini e i coltivatori sono costretti a svenderle subito agli speculatori. I nostri agricoltori non ce la fanno più, sono sempre più indebitati e costretti a logiche di mercato anche Europee e internazionali imposte dai ns. Governi che non incentivano, né sviluppano i settori che lavorano con la terra e gli animali. Nemmeno noi consumatori dei prodotti alimentari stiamo più bene, mangiamo frutta, verdura e carne di animali avvelenati, dopati, pieni di ormoni; enormi quantità di veleni che i nostri bambini non tollerano, sviluppando allergie, intolleranze, sino ad ammalarsi».

«Il nostro territorio non sta più bene – ammonisce la Proto – l’inquinamento atmosferico continua ad innalzare le temperature provocando sempre più ravvicinati terremoti, piogge alluvionali, grandinate distruttive, gelate e lunghi periodi di siccità. Tutto questo, insieme all’abbandono della cura del suolo, della manutenzione della vegetazione delle nostre colline, della mancata creazione delle canalizzazioni dell’acqua, degli argini attraverso la piantumazione di alberi; insieme soprattutto alla grandissima speculazione edilizia, le costruzioni negli alvei fluviali, gli scarichi a dispersione nel suolo, l’inquinamento delle falde acquifere, l’abbassamento della capacità della terra di assorbire l’acqua a causa dell’uso di prodotti chimici, dei rifiuti e del cemento; tutto questo sta uccidendo la nostra terra, la nostra casa, il nostro spazio comune, la natura, la possibilità di vivere e lavorare in tranquillità.

La grave crisi economica che viviamo, la recessione cui stiamo andando incontro a causa delle errate manovre finanziarie di questi ultimi  anni, mirate solo a tassare il ceto medio piccolo, dei lavoratori dipendenti, dei pensionati, ed a tagliare le spese di tutti i settori essenziali che garantiscono un grado di salute, di cultura e di giustizia accettabile, dimostra come non è possibile far funzionare uno Stato senza un elevato grado di preparazione culturale e professionale, senza la ricerca, senza le competenze specifiche per rinnovare e incentivare i settori economici e sociali troppo a lungo abbandonati».

«Questa grave condizione  – sostiene la responsabili Idv Donne – ci deve portare ad una riflessione seria sulla qualità del futuro che noi vogliamo per i nostri figli: se vogliamo dare loro un futuro dignitoso, dobbiamo scommettere su un profondo rinnovamento, prima di tutto etico, dobbiamo tornare ad occuparci di ciò che ci circonda, di ciò che può essere la nostra più naturale vocazione, ritrovare l’identità dei nostri avi, le tradizioni, le usanze, riconnetterci con il nostro territorio, la sua forma, la consistenza della terra, gli odori e sapori, il paesaggio e l’arte. 

E’ necessario tornare a curare e pulire i frutteti e vigneti anche delle colline della Marsica, coltivarla con mezzi idonei, moderni, ma non industriali. Recuperare le piccole e medie aziende agricole, aiutarle a sdebitarsi e a investire in formazione di nuovi coltivatori e allevatori di qualità. Creare una rete formativa che parta dagli Istituti Agrari e che passi anche attraverso l’incentivazione della ricerca di enti come l’Arssa, che invece di essere smantellati, dovrebbero essere ripuliti di tutti gli sprechi e gli apparati non funzionanti.

E’ necessario creare il mercato orto-frutticolo del Fucino per attivare e far conoscere i nostri prodotti migliori, incentivare la filiera corta; raccogliere l’acqua piovana in grandi e diffuse cisterne o bacini; incentivare l’uso dell’energia biocompatibile sui tetti dei capannoni e le case, anziché sui terreni.

Non è più possibile andare avanti con l’attuale assistenzialismo (V. falsi agricoltori) e i provvedimenti a pioggia di qualche “amico” politico; occorre che l’agricoltura faccia sinergia con le altre forme di ricchezza del territorio come il turismo, l’ambiente, la pesca e si creino pertanto attivi consorzi di gestione con persone preparate e preposte a presentare progetti credibili onde non far disperdere, come finora è accaduto, i vari fondi FAS e le altre sovvenzioni europee».

«E’ necessario – conclude – tornare ad investire sulla formazione dei giovani, ad insegnare l’allevamento e l’artigianato, per favorire le tipicità di ogni territorio, valorizzando l’ingegno dei nostri giovani tecnici, messo al servizio per trovare vere soluzioni di risanamento geologico ma anche economico. La nostra forza sono le nostre tradizioni, per cui siamo unici al mondo: la nostra capacità di ristorare, la varietà e bontà della nostra cucina, gli sport dilettantistici, l’arte, la valorizzazione della storia, le nostre montagne, il nostro mare. E’ arrivato il tempo di partecipare, di raccontarsi le proprie esperienze di vita e di lavoro, di unirsi in squadra, ognuno con il proprio bagaglio di competenze, tornare a lavorare sui contenuti, sulla qualità della vita, analizzare le problematiche e trovare soluzioni sostenibili condivise, le migliori per tutti».

 «Le persone – spiega il responsabile del Comitato Anti-Vivisezione Gianmarco Piccone – hanno il diritto di ricavare dagli animali e dalla terra gli elementi che questi mettono a disposizione per migliorare la loro vita e per ricevere prodotti che servono loro a sopravvivere. Oltre a questo diritto, le persone hanno anche il dovere di rispettare le piante e gli animali, perché sono degli esseri viventi non degli oggetti. Invece i grandi produttori hanno a cuore solo il profitto senza rispettare la terra e senza garantire a gli animali una vita dignitosa e senza sofferenze inutili. Bisogna rispettare la flora e la fauna investendo nel campo dell’innovazione tecnologica e nei modelli di sviluppo sostenibili che non violentino l’ambiente e permettano invece la nascita di un economia più equa». 

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