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6 aprile, mio marito: dimenticato tra le vittime in un paese cancellato

Undici anni fa Rosita Torre perse suo marito e i suoi suoceri sotto le macerie del sisma. "Vittime dimenticate di un paese, Castelnuovo, che non esiste più"

6 aprile 2009, undici anni fa Rosita Torre perse suo marito e i suoi suoceri sotto le macerie del sisma.

Quella casa che l’aveva accolta si era portata via, sotto polveri e calcinacci, Emanuele Sidoni, Emidio Sidoni e Maria Fina Marrone. Una famiglia intera scomparsa in una notte, quella del 6 aprile; un’altra spezzata.

Il ‘castello’ – così chiamavano in paese l’antica abitazione nel Borgo Fortificato di Castelnuovo – dove era cresciuto suo marito, Emanuele, crollò sotto i colpi del terremoto che scosse il cuore dell’Aquila. E non solo quello. A pochi chilometri di distanza, su quel territorio divenuto cratere, si consumavano drammi mai raccontati.

«A volte non basta sentire il nome di mio marito e dei suoi genitori, come parte delle 309 vittime citate durante la cerimonia commemorativa, ogni 6 aprile. Un elenco doveroso, sì, sullo sfondo dei rintocchi di campana, ma che si ferma lì. Undici anni fa a Castelnuovo moriva una famiglia, la mia: ma nessuno lo ricorda. Come nessuno ricorda Castelnuovo. Andate, guardate il Borgo Fortificato. C’erano una chiesa e l’antica abitazione dei miei suoceri: crollarono entrambe. Tutto è rimasto com’era, da quel 6 aprile. Manca solo la polvere».

castelnuovo di San Pio delle camere

Rosita Torre racconta il suo dolore. 

6 aprile, quei pochi secondi che hanno cambiato tutto

Cinque vite si spensero la notte del 6 aprile 2009 a Castelnuovo, la piccola frazione di San Pio delle Camere. Oltre ad Emanuele ed Emidio Sidoni e a Maria Fina Marrone, morirono due muratori emigrati dalla Macedonia, Refik e Damal, che vivevano in un’abitazione vicina.

Emanuele Sidoni risiedeva a Roma ormai dal 1970, ma era originario di Castelnuovo. Dove i genitori possedevano una residenza antica, risalente al 1700 circa, ereditata da generazioni precedenti.

«Quel fine settimana mio marito Emanuele era tornato a Castelnuovo, per aiutare i suoi genitori, di 82 e 83 anni. Lo faceva spesso, anche solo per rifornirli della legna per il caminetto. Poi tornava a casa, a Roma… Il caso volle che proprio quella settimana, precisamente quel lunedì 7 aprile, avrebbe dovuto eseguire alcuni lavori di manutenzione alla Caserma della Guardia di Finanza dell’Aquila. Inutile dire che non realizzò mai quei lavori».

Non li eseguì perché la scossa delle 3,32 di quella maledetta notte fece crollare, completamente, l’antica residenza. In piedi non restò nulla, fatta eccezione per il garage.

«Mio marito finì schiacciato da una trave del tetto, i miei suoceri furono ritrovati tra le macerie di quella che era la cantina. Sopravvisse solo il nostro pastore abruzzese, che fu estratto dal garage… E pensare – spiega Rosaria – che se il terremoto ci fosse stato solo qualche giorno dopo, dentro quella casa ci saremmo stati tutti».

6 aprile, il tempo si è fermato

L’ultimo giorno normale per L’Aquila e dintorni fu il 5 aprile. Era una Domenica della Palme. Emanuele era tornato in paese anche per distribuire le partecipazioni di nozze: sì, perché sua figlia il 9 maggio 2009 si sarebbe sposata. Il venerdì santo sarebbero arrivati a Castelnuovo anche sua moglie e i suoi due figli, un maschio e una femmina, la futura sposa. All’epoca avevano 29 e 22 anni. Avrebbero passato la Pasqua tutti insieme, con nonno Emidio e nonna Maria.

castelnuovo di San Pio delle camere

La furia distruttrice del terremoto arrivò a sconvolgere tutto.

Da allora ci sono state diffide, cause intentate, battaglie ma «non ci è stato riconosciuto niente, poiché mio marito non era residente a San Pio delle Camere, ma a Roma. Io sono rimasta senza un marito, i miei ragazzi senza un padre: ma tutto questo non ha significato nulla».

Tre vite spazzate via. Con loro anche la casa di famiglia, «un punto d’appoggio che non abbiamo più a Castelnuovo. Dove, nel cimitero locale, riposano i nostri familiari. Solo 7 anni dopo ci fu assegnato un Map, in affitto. La struttura, tuttavia, si è allagata nel luglio 2018 e alla fine abbiamo deciso di lasciarla».

«Tornare in mezzo al nulla, in un angolo dimenticato dal mondo, era ed è ogni volta un colpo al cuore. Mio marito aveva 60 anni quando ha perso la vita: di 40 anni passati insieme, Castelnuovo era stato spesso la nostra romantica cornice».

«Con il tempo ho imparato, assieme ai miei figli, a convivere con la disgrazia. Non ci sentiamo neanche dimenticati, a volte, ma ignorati: come se nessuno si fosse accorto di ciò che è stato. Vorrei soltanto dar voce a questa storia: per mio marito, per la sua famiglia e per un paese che sarà pure piccolissimo, ma non merita di essere cancellato».

Foto copertina: ArezzOra

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