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6 aprile e Coronavirus, missione soccorso: la squadra dell’Anpas

6 aprile e coronavirus. Ricordi e pezzi di storia di un volontariato senza sosta. Ieri come oggi, la missione dell'Anpas.

6 aprile e Coronavirus.

Una tenda, tante tende. Sullo sfondo case sventrate e voragini qua e là. Era il 6 aprile 2009, l’aria pizzicava la pelle e il mondo non sembrava più lo stesso a L’Aquila, dopo quella notte.

La chiamavano zona rossa.

Una tenda, tante tende. Sullo sfondo ospedali al collasso. Si tossisce anche senza polveri e l’aria, a volte, si ha paura perfino a respirarla, dietro lo scudo bianco di una preziosa mascherina. Dal 6 aprile sono passati undici anni.

Eppure continuano a chiamarla zona rossa.

anpas sisma 2009
tenda pre triage san salvatore coronavirus

Chiedere ad un volontario Anpas di ricordare il 6 aprile 2009 vuol dire tornare, con la mente, ad una missione che, con il passare tempo, non si è mai fermata. Neanche oggi, in piena quarantena.

Undici anni fa L’Aquila smetteva di essere città e cominciava ad essere cratere. La rinascita di una comunità è stata possibile anche grazie a chi ha lavorato dietro le quinte, senza sosta. Perché gli angeli, a volte vestono di arancione.

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6 aprile, la costanza di un aiuto

“Il sisma di 11 anni fa ha visto impegnati tutti noi volontari delle associazioni aderenti ad Anpas Abruzzo, in ogni ambito. Dal soccorso alla popolazione nelle ore successive al terremoto, all’allestimento e gestione di campi di accoglienza. Passando, ovviamente, per l’espletamento dei servizi di banco alimentare e di altre attività sociali e logistiche”, spiega alla nostra redazione Luigi Felli, Responsabile regionale Protezione Civile Anpas Abruzzo.

Già, perché la macchina dei soccorsi non potrebbe funzionare senza i volontari. L’Anpas Abruzzo ne è un esempio discreto, ma concreto. Con l’obiettivo di fornire un servizio di Pubblica Assistenza, l’Anpas Abruzzo ha operato in primo piano nell’immediato post sisma. Cibo, medicine, necessità: intere popolazioni si erano all’improvviso ritrovate vuote. Vuote perché, semplicemente, avevano perso tutto. Nel peggiore dei casi dentro quel tutto c’erano anche persone care.

anpas sisma 2009

Come si fa ad aiutare chi, forse, ha sentito di non poter essere più aiutato?

“Si aiuta e basta. Si fa ciò che è necessario: con determinazione, dignità, rispetto”. L’Anpas lo ha fatto ogni giorno, richiamando volontari da tutto il paese. “A livello di Anpas Nazionale – ci racconta il Responsabile regionale – è possibile dare qualche numero che indichi come abbiamo affrontato l’emergenza. Furono oltre 2.300 i volontari appartenenti a 353 Pubbliche Assistenze impiegati dalla Colonna nazionale ANPAS di Protezione Civile, dalle prime ore dell’emergenza fino a metà dicembre“.

Perché il terremoto non durò una manciata di secondi.

Coronavirus, c’è ancora bisogno di aiuto

Undici anni dopo è nuova emergenza. Questa volta sanitaria. L’epidemia non fa sconti e il ‘cratere’ in cui si svolge l’attività di sostegno dell’Anpas è, se possibile, ancora più vasto.

“Il volontariato che facciamo oggi comprende servizi potenziati rispetto al post sisma. Le associazioni che hanno una convenzione con il 118 sono operative e riescono a garantire anche i servizi di dialisi, ad esempio. Si sono, inoltre, intensificate notevolmente le attività di protezione civile, per dare supporto alle richieste della Sala Operativa della Regione Abruzzo, ai Centri Operativi comunali (COC) e, in generale, alla popolazione, fornendo i servizi prontofarmaco e prontospesa“.

“In queste attività, ovviamente – continua Felli – i turni dei volontari si sono raddoppiati ed in alcuni casi triplicati. A tal proposito è doveroso ringraziare la Leasys FCABank, che ha concesso in comodato d’uso gratuito all’Anpas 130 autovetture distribuite in tutte le regioni d’Italia, per poter far fronte a questi servizi”.

anpas coronavirus
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anpas coronavirus
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Quali sono le difficoltà maggiori che state riscontrando?

“Sicuramente non è semplice reperire DPI idonei da far indossare ai volontari per il servizio, ma, grazie alla rete di Associazioni che è Anpas, ci stiamo adoperando per reperire il materiale necessario. Un grazie a LFoundry, la multinazionale con sede ad Avezzano, che ha donato ad Anpas Abruzzo 800 mascherine FFP2. Contestualmente il comitato regionale ha provveduto all’acquisto di ulteriore materiale, che è stato poi distribuito alle nostre associate abruzzesi”

Come riuscite ad operare in questo contesto di ansie e incertezze: si può essere immuni alla paura?

“Stiamo puntando molto sulla forza di essere e sentirci una squadra. Operiamo con la serietà che si guadagna, nel tempo, anche grazie ai percorsi formativi e alla storia di Anpas. Una storia lunga più di 150 anni. La nostra associazione è intervenuta in qualsiasi tipo di emergenza. I volontari, ovviamente, sono persone prima di tutto e, come tutti, è possibile e umano provare anche apprensione, soprattutto per un qualcosa di nuovo, come ciò che stiamo affrontando. Nonostante tutto, stiamo facendo una formazione specifica per essere sempre più consapevoli di quello che facciamo. È un lavoro di squadra e in squadra ci si sostiene: mettendo insieme forze, energie, competenze ed esperienze. Un esempio tangibile è quello di Anpas Nazionale, che ha messo a disposizione un’assistenza psicologica professionale a distanza per i propri volontari”.

Perché anche chi aiuta, a volte, può avere bisogno di aiuto. Insieme #andràtuttobene

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