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6 aprile, 11 anni fa l’addio a Zia Paola: “una vita dedicata a noi nipoti”

Il terremoto del 6 aprile 2009 ha strappato all'affetto della sua famiglia Paola Tomei. Il ricordo delle nipoti.

11 anni fa la forza distruttrice del terremoto che devastò L’Aquila ha portato via all’affetto della sorella e delle nipoti Paola Tomei. Una donna semplice, un’onesta lavoratrice che aveva dedicato la vita alla famiglia e alle sue adorate nipoti Deborah e Giusy.

Paola Tomei lavorava come corriere alla Tnt e quella notte è rimasta sotto le macerie della casa dove abitava con una sua parente e le figlie di lei in via Luigi Sturzo.

Quella notte sono morte tutte insieme, lasciando un grande dolore nella sorella di Paola, Ortensia, e nelle nipoti, Giusy e Deborah che ancora oggi, 11 anni dopo, non riescono a darsi pace.

Il Capoluogo ha raccolto la loro storia, perché ancora adesso hanno voglia di parlare di zia Paola, per fare in modo che non vada mai completamente dimenticata.

Oggi Deborah e Giusy, all’epoca delle ragazzine, sono delle mamme, hanno la loro famiglia e il loro quotidiano ma nelle loro case non manca la foto della zia, un piccolo ricordo che ne faccia sentire meno l’assenza.

Di Paola materialmente non è rimasto nulla: il sisma del 6 aprile ha distrutto tutto. Una vita di ricordi. Le foto cominciano a sbiadirsi e a essere vecchie. Ci sono però i ricordi, indelebili, per due ragazze costrette a crescere troppo in fretta, anche a causa del terremoto.

“A volte sembra passata una vita, a volte un giorno – racconta Giusy al Capoluogo – zia Paola per noi è stata una seconda mamma, un punto di riferimento importantissimo, una donna che si è sempre fatta in quattro per una famiglia, la sua che ha passato tante difficoltà”.

Giusy e Deborah sono cresciute solo con la mamma e la presenza di Paola per la loro crescita è stata molto importante: “zia ci ha fatto pesare di meno l’assenza di un padre. È stata una figura a tutto tondo, sempre disponibile, sempre attenta alle nostre esigenze!”.

Il ricordo va a quella notte, a quei minuti successivi alle 3.32, quando chi ce l’aveva fatta cominciava a fare la conta e il giro di chiamate di parenti e amici.

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“Sono corsa a piedi a casa di zia – ricorda Giusy – erano da poco passate le 4. La città era avvolta in una nube di polvere, intorno casa di zia il silenzio. Pensavo fosse riuscita a scappare, magari a piedi, perchè la sua macchina era regolarmente parcheggiata nel cortile”.

L’amara scoperta poco dopo quando i soccorritori, con un sondino, hanno constatato che sotto quelle macerie non c’erano, almeno apparentemente, persone vive.

“Abbiamo saputo che di tutto un palazzo si era salvato solo un cagnolino, ci sono volute ore per recuperare i corpi. Il riconoscimento è stato un atto pietoso. La nostra speranza è che zia Paola non abbia sofferto. Già la vita con noi non è mai stata generosa e lei non meritava una fine così, a soli 49 anni”.

“Siamo cresciute con poco ma ci siamo sempre fatte bastare quello che avevamo, perchè nostra madre e mia zia poi, ci hanno inculcato i valori della famiglia e dell’impegno. Zia Paola sera piena di allegria, girava per le vie del centro con il suo furgone con Radio Ciao a palla… La conoscevano e rispettavano tutti perchè aveva sempre avuto una vita trasparente… Nonostante una fine così atroce, zia aveva e ha tutt’ora un alone di bontà e generosità che è rimasto impresso in quanti l’hanno conosciuta “.

“E questi sentimenti, se praticati da ognuno di noi, non faranno mai morire del tutto chi quella notte non ce l’ha fatta… Il luogo comune vuole che il terremoto porti via gli anziani, invece il 6 aprile 2009 sono state spazzate via le speranze di tanti giovani, di tanti bambini e di moltissima gente nel fiore degli anni! Non la dimenticheremo mai e continueremo a celebrarla a modo nostro ma il 6 aprile ci è stata portata via in un modo brutale; è stata una disgrazia che segnerà per sempre le nostre vite” conclude.

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