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Coronavirus, il Consiglio regionale a porte chiuse

Torna a riunirsi il Consiglio regionale, ma lo fa a porte chiuse a causa delle disposizioni contro il Coronavirus. Fuori resta anche la bandiera dell'Europa ed è già polemica.

L’AQUILA – Il Consiglio regionale si riunisce a porte chiuse. “Lontana” anche la bandiera dell’Europa.

Si è tenuta presso la Sala Ipogea di Palazzo dell’Emiciclo il Consiglio regionale; il cambio di sede si è reso necessario per le misure contro il Coronavirus, che hanno determinato anche la chiusura dell’assise a cittadini e giornalisti. E defilata è rimasta anche la bandiera dell’Unione europea, evidentemente su disposizione del Presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, che in apertura ha definito la bandiera italiana “l’unica che oggi merita di stare qui dentro”, oltre a quella della Regione, evidentemente. Dall’opposizione, il consigliere Blasioli ha fatto però notare che la presenza della bandiera europea accanto a quella degli stati è prevista per legge. “Mi può denunciare”, ha tagliato corto Sospiri.

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Per passare alle questioni concrete, nella prima parte del Consiglio, il presidente Marsilio ha fatto il punto della situazione sull’emergenza Coronavirus, ricordando l’impegno per il potenziamento dei posti letto, come richiesto a livello nazionale e realizzato dalla Regione. Il presidente ha anche annunciato la proroga per almeno un’altra settimana delle zone rosse.

Nel discorso del Presidente, anche la situazione a livello di materiali ricevuti e distribuiti, con i noti problemi di carattere nazionale e internazionale sul mercato di mascherine e ventilatori: “Negli ultimi 2 o 3 giorni il lavoro del Governo e del Comissario comincia a produrre risultati e finalmente le consegne sono regolari. Questa situazione dovrà però poratre a una riflessione sulle industrie strategiche“. Come la Fater, che con il consorzio di cui è a capo ha modificato i propri processi produttivi per la produzione di mascherine: “A pieno regime produrrà 3/4 mlioni di mascherine al mese, significa il 10% fabbisogno nazionale. Quindi non solo l’Abruzzo sarà autosufficiente, ma parteciperà a risolvere il problema del fabbisogno nazionale”.

Marsilio ha inoltre fatto un lungo elenco del materiale sanitario ricevuto ad oggi: 1100 tute di protezione, 20 termometri, 1100 tamponi, 6 ventilatori polmonari, 500 occhiali protettivi, 300 monitor sanitari, 224 mila mascherine monovelo, 6210 mascherine ffpp3, 126 mila mascherine fpp2, 390 mila mascherine chirurgiche, 150 mila guanti in lattice, 300 camici chirurgici, 400 calzari. Le spese totali per cui si è richiesta autorizzazione alla Protezione Civile ammontano a 24.500.000 di euro.

A seguire, gli interventi dell’assessore Nicoletta Verì e il dibattito in Consiglio, che è stato poi sospeso.

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