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Sos editoria locale, il governo batta un colpo o spegneremo l’informazione locale

Editoria Locale divisa tra garantire il servizio essenziale dell'informazione e far fronte alla crisi economica dell'Italia Ferma. Il Governo batta un colpo, o saremo obbligati a spegnere le testate online.

Editoria locale: garantire il servizio pubblico essenziale dell’informazione,  fronteggiare la crisi economica dell’editoria locale ai tempi del Coronavirus.

Sanremo. Minuto per minuto le redazioni locali di tutta Italia, da nord a sud, si stanno impegnando come non mai per fornire a territori, ai comuni, alle realtà locali più vicine al cittadino, le informazioni e gli approfondimenti sull’emergenza sanitaria in atto. Un’emergenza dolorosa per tutti, per le tante imprese che stanno chiudendo, per le singole persone, costrette a rimanere in casa, anche senza lavoro, magari colpite da un lutto famigliare. E’ una situazione senza precedenti quella che, come società in senso lato, stiamo vivendo.

Ora però anche per noi che viviamo in prima linea lo stato delle cose, sul campo, rischiando in proprio, è venuto il momento di alzare la voce. Senza pretese – l’impegno massimo deve essere dedicato ai malati, a chi ne ha più bisogno – ma convinti che il servizio pubblico che stiamo continuando a garantire quotidianamente meriti rispetto. Apprendiamo con incredibile stupore che le istituzioni si sono dimenticate di inserire l’editoria digitale, a maggior ragione se locale, tra quei settori strategici da sostenere con provvedimenti a garanzia dei bilanci, dei collaboratori e dei giornalisti. In maniera trasversale, dal più piccolo al più grande, bisogna garantire la continuazione di questo importante servizio pubblico, per il bene di tutti.

Accogliamo quindi con favore l’ordine del giorno approvato all’unanimità dall’ufficio di presidenza integrato della Regione Liguria (composto da tutti i capigruppo del consiglio regionale, da un componente per commissione, da un assessore regionale, dal vicepresidente e dal governatore), con il quale si chiede al governo di intervenire per porre un rimedio a questa assurda dimenticanza. Possibile che per i giornali online, che vivono del prezioso lavoro dei collaboratori continuativi, non siano stati previsti ammortizzatori sociali, strumenti paralleli alla cassa integrazione, che vadano a sostenere il lavoro dei giornalisti? Proprio loro, noi, che, insieme ai medici e agli infermieri, non possono/possiamo, in questo delicato momento, smettere di agire nell’interesse della collettività.

«Ci troviamo come editori in una situazione paradossale, spiega Nicola Amelio già vicepresidente e fondatore dell’Associazione Nazionale Stampa Online (Anso) ed editore del giornale online Riviera24. Da una parte stiamo continuando a garantire un servizio pubblico di fondamentale importanza, informando le persone localmente minuto per minuto. Dall’altra, però, ci vediamo di fatto abbandonati dalle istituzioni, soprattutto da quelle più lontane dalle piccole e medie realtà, come il governo che, incredibilmente, ha trascurato un settore come il nostro, fondato sul sostegno delle imprese, degli enti pubblici, della promozione degli eventi. Cosa dobbiamo fare? Spegnere l’informazione? Come si può pensare che un credito d’imposta possa bastare quando gli introiti pubblicitari si stanno praticamente azzerando?».

Aggiunge il presidente del consiglio regionale Alessandro Piana, primo firmatario dell’ordine del giorno votato dalla Regione a sostegno dell’editoria locale. «Ho ricevuto nei giorni scorsi una email da parte di tutte le emittenti locali e online che, con il supporto di tutti i gruppi politici, abbiamo approvato all’unanimità. Personalmente – continua Piana – ho inoltrato questo provvedimento a tutti i gruppi parlamentari e chiesto all’onorevole Di Muro (Lega) di preparare un emendamento al decreto Cura Italia che vada nel senso auspicato da tutti. E’ una situazione straordinaria che ha provocato una crisi economica anche nel mondo dell’editoria. Illogico, sopratutto in un momento in cui le emittenti locali svolgono un’informazione importantissima per la diffusione delle notizie capillari sull’emergenza coronavirus, non pensare di tutelarle».
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