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Assegnazione pascoli, prima gli aquilani

Il problema dell'assegnazione dei pascoli nell'Aquilano e in Abruzzo. Le interviste.

L’AQUILA  – Il business dei pascoli che fa gola a molti, mentre gli allevatori locali vanno in sofferenza. Problemi e soluzioni.

Incontro del mondo agricolo all’Auditorium Ance, la denuncia dell’allevatore Dino Masciovecchio: “Il problema è legato all’assegnazione dei pascoli: con i nuovi regolamenti Ue viene stravolto tutto e si permette che aziende provenienti da fuori facciano affari pur non avendo animali, facendo società di comodo con allevatori locali e prendendo i pascoli a prezzi alti che per noi non sono competitivi. In questo modo ci troviamo tagliati fuori”.

pascoli

Per Masciovecchio, “servono regolamenti regionali e comunali, che per anni sono mancati; chiediamo regolamenti che tutelino prima gli allevatori del posto, che controllano il territorio”.

Sull’argomento, l’assessore regionale all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, ha precisato: “Si tratta di una materia molto complicata, in questi giorni la magistratura sta facendo un percorso importante che sta facendo emergere quelle irregolarità che abbiamo sempre denunciato. Oggi la Regione Abruzzo va verso nuovo regolamento, con le premialità rivolte ai locali, come già stabilisce l’Europa per un mercato differenziato; noi cerchiamo di fare passo in più. D’altra parte molti Comuni già si stanno orientando in questo senso”.

Le interviste integrali.

Un’occasione per fare il punto sulla situazione attuale e i futuri scenari alla luce del previsto taglio alle risorse destinate all’agricoltura, le guerre commerciali e i dazi, con forti preoccupazioni per le sorti del made in Italy agroalimentare.

“Mentre prima avevamo 5,6 miliardi l’anno per la Pac – ha detto Cristina Tinelli, capo dell’ufficio di Confagricoltura a Bruxelles – ora Bruxelles ha proposto di assegnarci 5,2 miliardi: 2,7 miliardi in meno per l’Italia nel prossimo periodo di programmazione 2021-2027. Ma questo è solo uno degli aspetti. Prima era possibile presentare un piano di sviluppo rurale per regione e decidere separatamente le regole dei pagamenti diretti; adesso, invece, la Commissione ci chiede una strategia nazionale basata sulla ‘performance’ e non più sulla cosiddetta ‘compliance’. Il che vuol dire che verranno stanziati dei fondi dall’Unione europea che verranno assegnati ed utilizzati alle varie macroaree, ma solo in base a un determinato risultato raggiunto. Mentre prima bastava sottoporsi a dei controlli per capire se venivano rispettate le regole. Ora, invece, verranno a controllare se saranno stati raggiunti i risultati che ci siamo posti. Un cambiamento radicale”.

Il presidente Giansanti ha ribadito con forza la necessità di maggiore competitività e meno burocrazia per aiutare l’Abruzzo e le imprese nel percorso di promozione e valorizzazione dei prodotti d’eccellenza della regione. Ha parlato di mercati globali, di dinamiche internazionali compresa l’influenza della contrapposizione tra Usa e Cina che condiziona inevitabilmente i nostri mercati. Ma anche della necessità di semplificare e velocizzare i sistemi di pagamenti di Agea e di risolvere questioni annose come i danni da fauna selvatica e la gestione del rischio.

Lenucci ha illustrato sinteticamente la panoramica delle proposte della Commissione europea per la riforma della politica agricola comune (PAC) per il ‘post 2020’. “Abbiamo almeno due anni, il 2020 ed il 2021, per discutere ed approvare i nuovi regolamenti; ma non è escluso che la fase transitoria si estenda a tutto il 2022. Poi dovremo decidere la programmazione dei nuovi interventi e la relativa governance istituzionale tra Mipaaf e Regioni che inquadrerà la materia per i prossimi anni sino al 2027; ma anche il futuro dei pagamenti ad ettaro e la maggiore ambizione ambientale che la Commissione europea intende affidare alla PAC. Questioni non trascurabili, sulle quali la Confederazione si sta già interrogando”.

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