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Le nuove stanze della Poesia, Tonino Frattale

Per l'appuntamento con Le nuove Stanze della Poesia l'approfondimento su Tonino Frattale.

Raccontare Tonino Frattale in questi profili per “Le nuove stanze della poesia” è semplice ed intrigante come è semplice ed integrante la sua persona.

Tonino Frattale si pone all’interlocutore con la semplicità a cui appartengono la naturalezza, la schiettezza , la franchezza, la sobrietà, la misura di idee e comportamento che nel suo amato dialetto riesce ad esprimere con una gamma vastissima di vocaboli ed espressioni che sono in se stessi, ognuno per conto loro, un mondo.

Noi siamo come parliamo, ovvero le parole che usiamo e a cui diamo vita con i nostri comportamenti per costruire archetipi di senso e dare un volto al nostro mondo personale e a quello che ci circonda. E per questo la poesia di Tonino Frattale attinge a piene mani a questo substrato, a questo retroterra che, attenzione, è un retroterra fortemente culturale che non ha nulla di paludato, ma è la sostanza di quell’antropologico saper stare al mondo.

Certo il discorso ci porterebbe molto lontano. Abbiamo negli occhi e nella mente tutte le volte che abbiamo incontrato Tonino Frattale nelle sue performance, che aggiungono valore a valore, perché una poesia, soprattutto in dialetto, di Tonino Frattale, letta da Tonino Frattale diventa un’altra poesia. Il suo modo di porgere all’ascoltatore espressioni linguistiche, idee, concetti, descrizioni, vita, in altre parole, è solo suo e come si dice è d.o.c. Siamo stati con lui nei recital de La Compagnia dei poeti e abbiamo quindi apprezzato anche questa sua dote.

Tonino Frattale ha al suo attivo la scrittura di decine di componimenti raccolti anche in una silloge, pubblicati nel suo profilo di facebok, letti appunto, come si diceva, nelle sue performance. Ma ha anche al suo attivo composizioni preziose come quelle per esempio lette da Tiziana Gioia nello spettacolo “Contaminazioni culturali “Gospel&Poesia dialettale” lo scorso 20 luglio 2019 al Teatro romano di Amiternum, San Vittorino nell’ambito del Programma Restart “L’AQUILA, Città della memoria e della conoscenza” che ha messo insieme Gospel e poesia dialettale.

Mauro Ciotti, Presidente della “Corale L’Aquila”, Giulio Gianfelice, Maestro del coro hanno sottolineato così il senso e il valore dell’evento:
 «Con lo spettacolo di sabato, abbiamo inteso proporvi la contaminazione tra la musica gospel, genere per il quale la Corale L’Aquila da svariati anni ormai si distingue nel panorama musicale cittadino, e la poesia dialettale di Tonino Frattale che si è cimentato nella riscrittura dei Vangeli in dialetto aquilano.” E continuano : «Il canto e la poesia da sempre ben si armonizzano e si completano sottolineando e rinforzando ognuno i diversi aspetti dell’altra; con questo spettacolo cerchiamo una sintesi particolare che pensiamo possa derivare dai contenuti spirituali che vengono celebrati nei diversi canti e nei differenti brani di poesia che vi andremo a proporre: le gioie e le pene dell’esistenza, il dolore, la speranza, il riscatto, la grazia, la redenzione…»

Del resto Tonino Frattale privilegiando il dialetto esprime anche il suo impegno in eventi e manifestazioni che vogliono essere un’occasione per far conoscere il nostro territorio e la sua storia, ma anche i suoi disagi, le sue inascoltate proposte.

Il decadimento dei PAESI NOSTRI comincia con l’indifferenza, poi con l’isolamento fino a far diventare le nostre comunità e chi ci vive un polo escluso.” Ne è la dimostrazione appunto la sua partecipazione per esempio a “JU SCRIPITIJU” (il ginepro). Un incontro culturale scoppiettante tra storia, poesia, musica e racconti.
 Una “serata dialettale” di saggezza vera e di umorismo ruspante, a cui hanno partecipato anche ARNALDO DE PAOLIS, scrittore, autore del volume “Il dialetto di Tornimparte”, FRANCO NARDUCCI “ju poerome”, autore e attore teatrale e lo stesso Tonino Frattale con i suoi componimenti .

Proprio per questa sua voglia di incontrare un pubblico attento alle sue composizione Tonino qualche tempo fa ha partecipato insieme ad altri sette poeti vincendo la sessione al primo LoMaggio Poetry Slam a L’Aquila ai piedi della scalinata del Parco del Castello Cinquecentesco dell’Aquila, su un palco di sei metri per sei, davanti a un vastissimo pubblico. L’evento era inserito nel contesto del LoMaggioFest, un festival musicale promosso dall’associazione di promozione sociale “Immagina” in collaborazione con Radio L’Aquila 1. La gara, condotta dall’MC Alessandra Prospero, ha visto protagonisti i seguenti poeti: Filippo Crudele, Tonino Frattale, Daniela Manelli Trionfi, Raffaele Manieri, Giuliana Prescenzo, Fabio Tobia e J-Matt Toscano. Dopo un’agguerrita eliminatoria e una combattuta semifinale. Dunque Tonino Frattale un poeta dialettale di oggi a tutto tondo che combatte per il suo dialetto una battaglia che Alessandra Prospero così definisce: “Il dialetto rappresenta la nostra etichetta, le nostre radici, la nostra carta d’identità. Il dialetto inteso come lingua è il mezzo che identifica tutto: i soprannomi, i rioni, le località. Ad un tempo in cui la neo-omologata lingua unitaria italiana era vissuta come un’imposizione, e si cercava dissidenza e resistenza nel dialetto, si è sostituita un’epoca in cui si vuole soffocare sotto un cuscino di piume anglofone la nostra bella e complessa lingua (diramazioni vernacolari comprese), conquistata e amata a fatica, come poc’anzi espresso, a tutto vantaggio di formule inglesi che infarciscono ogni contesto, da quello politico a quello lavorativo o scolastico. Un malcostume che sa di pochezza sociale e di inadeguatezza culturale.”

Tonino Frattale ci restituisce con le sue opere e i suoi impegni culturali alla “pascoliana maniera” la “sovversione delle castranti tendenze all’omologazione tematica e stilistica della tradizione poetica italiana in nome di un disseppellimento funzionale e ontologico delle proprie radici”

Ottobbre
Ju sòle, ammonte Roju, alla ‘mbrunita 
sciomenta ji colori suj’autunnu
pò da ‘n’urdima occhiata turnu turnu
e dice addio a ‘n’estate già finita.
Ma ju vicchittu ancora spera e ‘ntigna 
e ‘nsiste pe’ ferma’ j’urdimu raggiu.
Sa che ji giova all’ossa e aju miraggiu
de spreme l’acitella dalla vigna.
Ji ronduni che ormai già so’ lontani
se so’ ‘mpegnati,‘nnanzi de parti,’
che a primaèra tanna revini’ 
pe’ reporta’ la vita aj’aquilani.
Grazzie Celesti’
Chi penza ancora che sci statu vile 
a scanzatte cuscì dalla ‘ncombenza 
non cunuscea quiss’animu gindile
e quantu pesa lo tene’ coscenza.
Magara tu non eri missu a cuntu
che te tenii abbozza’ biastime e schernu,
che le virtù che fanno j’ome sandu
so’ adatte rare vote aju governu
ma sci accettatu pe’ sarva’ la chiesa
da ggende depravata fin’aj’ossu
che ssarvognunu te nne jii alla resa
quiji se la sporbeanu a chiù non posso
E quanno era ‘nu filu la speranza
e j’aquilani se piagneanu addossu
collo volecci a’ la Perdonanza
sci fattu ju miraculu chiù rossu.
Sci vulutu ‘mpara’ che abbasta pocu
pe alimenta’ coraggiu a chi ci crede
Basta ‘na jura pe’ refa’ ju focu
a chi te’ la speranza e poch’e fede.
E ancora mo che l’Aquila, porella,
sta a lotta’ tantu pe’ tirasse su
la cosa che la unisce e l’affratella 
e quiju dono che fecisti tu
La stella cadente
Quann’ero bazzariottu , come ‘n ladru
me frechette la stella chiù lontana
e la strarregalette alla quatrana
‘nnanzi che ci arrivesse quaccunatru.
Mò quasci quasci non la veto chiù
chè j’occhiu coll’età me se renfrasca
e quanno che la ‘nquadro, loco su,
la veto tremola’ casca e non casca.
Ice che quanno caschenu le stelle
se esprimi ‘n desiseriu te s’avvera.
Ji spero che non scianu pazziarelle,
che quaccunu la veta quella sera
e se pozz’avvera’ qualunque sognu
aju poracciu che te’ chiù bisognu.

JENNARU
Ji pioppi come artiji scheletriti
òlesseru raschia’ ju cielu azzurru,
‘mpauritu e votu, senza ‘nu sussurru
da che rondo’ e aucijitti so’ fujiti.
La strina porta lacrime a quj’occhi
che collo piagne s’erenu assucati,
ji sindimendi so’ cuscì jelati
da frandumasse appena che ji tocchi.
‘Nserrate la canasse e ji messali
mò j’anno gnovu po’ rropri’ le scelle 
co’ lle speranze che so’ sempre uguali
e le illusioni che so’ sempre quelle

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