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Craxi, gli aquilani sulla tomba ad Hammamet

Tanti aquilani ad Hammamet per ricordare Bettino Craxi 20 anni dopo la sua scomparsa.

C’era anche un nutrito gruppo di socialisti aquilani ad Hammamet, per ricordare Bettino Craxi, a 20 anni dalla sua scomparsa.

Sono partiti da tutta Italia in 600 circa, vecchi nostalgici, semplici cittadini, dirigenti e militanti del Psi che hanno voluto ricordare un capo di Stato, Bettino Craxi che per qualcuno è morto in Tunisia in esilio, per altri da latitante.

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Nella mattinata del 19 gennaio c’è stata la commemorazione nel piccolo cimitero cattolico di Hammamet, dove Bettino Craxi scelse di essere sepolto.

Dal capoluogo d’Abruzzo sono partiti in 14: Olivo Perilli, Luigi Costantini, Palmira Fiaschetti, Agostino, Nazareno e Francesco Padovani, Pasqualina Spera, Federica Salutari, Rita Cerilli, Marco Giovanni Ceraso, Rosella Capaldi, Augusto Giovannelli, Giuseppe Cerone, Carmine Bucci.

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Non ci sono stati discorsi politici, solo tanti dirigenti o militanti come Ugo Intini, o del nuovo, come il senatore Riccardo Nencini e il segretario Enzo Maraio, e qualche parlamentare di Forza Italia, che hanno lasciato i garofani rossi, simbolo di un partito che la fatto la storia politica italiana del secolo scorso, sulla tomba bianca, ripitturata di fresco, del leader socialista.

Una sola voce si sentiva dal gruppo silenzioso: quella di un baritono amico che ha intonato L’Ave Maria di Schubert.

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“Bettino è stato il socialismo”, questo il commento unanime per ricordare una figura chiave e che è stata tale, almeno fino alla giornata del lancio delle monetine nei confronti di Craxi, fuori l’Hotel Raphael a Roma. Una pagina nera della cronaca e della politica italiana, dopo le accuse nei confronti dell’uomo politico e dello statista e delle condanne.

Una condanna che Bettino Craxi non aveva accettato e a seguito della quale scelse la Tunisia per evitare il carcere; “la mia libertà equivale alla mia vita”, ha voluto scrivere sulla sua lapide.

Bettino Craxi è morto a 66 anni a causa di una serie di patologie che lo affliggevano, tra cui il diabete che probabilmente avrebbe potuto curare sicuramente meglio in Italia, ma non volle più tornare.

“Sono venuti in mille, come quelli di Garibaldi. La testimonianza che Craxi é vivo, al contrario dei tanti morti che pretendono di discutere sui suoi errori prima ancora che sui loro”, ha detto la figlia Stefania Craxi. Mentre la moglie Anna ha aggiunto: “Sono molto commossa, la fiducia di questi amici e compagni è più grande di quanto pensassi, sono passati 20 anni e Bettino è ancora nei cuori di tanti”.

La figura di Craxi in queste settimane è tornata alla ribalta anche a seguito dell’uscita del film Hammamet con Pierfrancesco Favino calato perfettamente nei panni del “presidente”: Una pellicola che non assolve né condanna Craxi ma che lo ha semplicemente spogliato dei panni dell’uomo politico e ne ha colto l’aspetto più umano e delicato, sottolineando gli ultimi mesi di vita e l’agonia per la fine della carriera politica.

 

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