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Terremoto Capitignano, 3 anni dopo e la ricostruzione che non c’è

Il 18 gennaio 2017 Capitignano venne duramente colpita da un forte terremoto: 3 anni dopo la ricostruzione è ancora ferma al palo.

Sono passati 3 anni da quel terribile 18 gennaio 2017, impresso nella memoria degli abitanti della valle dell’Aterno, colpiti duramente dal terremoto che sconvolse tutta la zona.

A tre anni esatti dal sisma del 18 gennaio restano vive le immagini terrificanti di chi, nel corso di quella mattinata, ha assistito pietrificato alla sequenza impressionante della ripetute scosse a poca distanza di minuti una dall’altra.

A tale scenario, già di per sé pauroso, si aggiunse un vero e proprio muro di neve, che in alcuni punti del paese raggiunse il metro e mezzo.

La neve e il terremoto crearono uno scenario “apocalittico”: tutte le strade bloccate, mezzi fermi e una poderosa tormenta di neve che continuava a imperversare in zona. Cittadini impegnati per ore, disperatamente, a spalare i tetti per evitare il rischio di crolli dovuti al peso eccessivo causato dalla neve.

Un grande senso di “intrappolamento fisico” con la terra che tremava facendo sobbalzare dal suolo macchine e persone, questa fu la scena madre di quel giorno indimenticabile e traumatico a Capitignano che nessun regista del terrore avrebbe potuto organizzare meglio.

Fortunatamente non si registrarono decessi ma l’intera popolazione fu evacuata.

Oltre 200 persone furono mandate al Progetto Case dell’Aquila, altre si arrangiarono in locali di fortuna o da parenti. Nel 2018 furono realizzate 20 Sae, di cui 12 al paese e 8 nelle frazioni per ospitare altrettanti nuclei familiari. Ancora ad oggi lo Stato liquida circa 34.000 euro mensili per il CAS agli sfollati.

A livello di ricostruzione, tre anni dopo, Capitignano è quasi ferma al palo: tranne qualche piccola pratica approvata, per il resto è tutto fermo.

Lo afferma il primo cittadino di Capitignano, Maurizio Pelosi, sentito dal Capoluogo, per fare il punto sulla situazione post sisma.

“Siamo stati fortunati ad avere avuto le Sae – spiega – che hanno consentito di arginare in un primo momento il problema dello spopolamento. A oggi abbiamo ancora il 50 percento delle inagibili, che vanno ad aggiungersi agli aggregati ancora fermi del terremoto del 24 agosto 2016 e del 6 aprile 2009″.

“Il nostro territorio negli ultimi anni è stato colpito duramente – aggiunge – e ancora oggi abbiamo sotto ai nostri piedi una faglia attiva, individuata proprio a Capitignano, che non consente di procedere in maniera snella sulla ricostruzione”.

Lo spopolamento c’è stato indubbiamente, ma molto meno rispetto a tanti piccoli comuni qui intorno. In molti si sono attrezzati, alcune famiglie stanno ancora all’Aquila, come ad esempio chi aveva una seconda casa”, aggiunge.

terremoto capitignano

Il problema attuale per il sindaco “sono ancora più di 40 aggregati del 2009, aggravati dal sisma del 2016, che hanno creato un un po’ di scompiglio. Una decina sono fermi per la faglia attiva: la situazione va approfondita e non possono essere presentati i progetti. Abbiamo uffici carenti di personale… insomma, la normalità e ancora di là da venire, ma è fermo e costante tutto il nostro impegno per cercare di sbloccare la situazione” conclude Pelosi.

È chiaro che la sovrapposizione dei danni dovuti dai due terremoti (quello del 2016 e quello del 2017), ha complicato non poco il quadro della ricostruzione degli immobili contribuendo a ritardare il rientro in paese degli sfollati. Dalla chiusura di diverse attività commerciali, all’ulteriore abbandono dei residenti verso altri lidi, fino all’aumento della disoccupazione nei cantieri fermi da tempo: tutti elementi che contribuiscono a dare del paese un’immagine desolante e con poche speranze di immediata ripartenza.

La scoperta della faglia attiva capace individuata nella fascia nord/ovest del paese per la quale si sta provvedendo ad incaricare degli esperti con un bando europeo, unita ad una serie infinita di problematiche come la carenza di personale negli Uffici Speciali e nei Comuni, oltre alla farraginosità delle leggi in materia miste alla lentezza dei vari Governi ad intervenire, lascia perplessi e smarriti i cittadini per il loro futuro. Amministrazione, opposizione ed esperti in materia tecnica lavorano con impegno giorno per giorno affinché si possa giungere finalmente a rivedere il paese ricostruito e vissuto appieno dai sui abitanti”, spiega al capoluogo il coordinatore del Movimento civico per Capitignano e frazioni, Pio Fulvi.

“Pur nella negatività di quei momenti non si puo’ dimenticare neanche per un attimo la commovente generosità del cuore degli italiani accorsi ad aiutare”, ricorda il coordinatore.

“Nella mente ho ancora l’immagine del giovane imprenditore Gianni Battaglini che, terminato il soccorso con i suoi 5 mezzi cingolati portati dalla Ciociara, invece di tornare a casa partì con la sua squadra per venire a dare aiuto. Ciò dimostra come laddove c’è Dio si spalanchi l’amore verso il prossimo”, conclude il coordinatore.

 

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