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Maggioritario, la Corte Costituzionale boccia il referendum

Niente referendum sulla legge elettorale per abolire la quota proporzionale: la Corte Costituzionale boccia il quesito promosso dalla Lega. Le reazioni in Abruzzo

Niente referendum sulla legge elettorale per abolire la quota proporzionale: la Corte Costituzionale boccia il quesito promosso dalla Lega. Le reazioni in Abruzzo

Era costata il “sequestro” della I Commissione Bilancio, l’approvazione da parte della Regione Abruzzo del provvedimento per il referendum relativo all’abolizione della quota proporzionale nella legge elettorale.

L’Abruzzo voleva essere tra le prime 5 regioni che servivano per portare il quesito al passaggio successivo, ovvero presso la Corte Costituzionale, ma il “costruzionismo” dell’opposizione, che aveva presentato migliaia di emendamenti, allungando per giorni la I Commissione Bilancio ha fatto in modo che l’Abruzzo arrivasse sesto, dopo il Piemonte che proprio nelle stesse ore si apprestava ad approvare il provvedimento. Quindi occhi puntati sui telefonini a seguire la diretta streaming del Consiglio piemontese, fino a quando il provvedimento è stato approvato e l’opposizione abruzzese ha “liberato gli ostaggi”, ritirando gli emendamenti. A quel punto anche l’Abruzzo ha votato, ma con il monito delle opposizioni: “Non passerà”.

E in effetti la Corte Costituzionale ha bocciato il quesito: “In attesa del deposito della sentenza entro il 10 febbraio, – spiega una nota dell’Ufficio stampa della Corte costituzionale – è stata dichiarata inammissibile per l’assorbente ragione dell’eccessiva manipolatività del quesito referendario nella parte che riguarda la delega al Governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito l’autoapplicatività della “normativa di risulta. Preliminarmente, la Corte ha esaminato, sempre in camera di consiglio, il conflitto fra poteri proposto da cinque degli stessi Consigli regionali promotori e lo ha giudicato inammissibile perché, fra l’altro, la norma oggetto del conflitto avrebbe potuto essere contestata in via incidentale, come in effetti avvenuto nel giudizio di ammissibilità del referendum”.

Referendum per il maggioritario, Marcozzi: “La Lega chieda scusa”.

“La pronuncia della Consulta – commenta a riguardo il capogruppo del M5S Sara Marcozzi – conferma quanto avevamo ampiamente pronosticato: il quesito referendario proposto dalla Lega per modificare la legge elettorale nazionale è irricevibile e viene definito ‘eccessivamente manipolativo’. Ciò significa che i rappresentanti leghisti di otto consigli regionali, tra cui anche quello dell’Abruzzo, non solo hanno piegato le istituzioni in nome della propaganda di Salvini, ma lo hanno anche fatto senza essere in grado di scrivere un documento accettabile. Siamo davanti al trionfo del pressapochismo e dell’incapacità istituzionale. Ora che è arrivata la pronuncia ed è stata ufficializzata l’inammissibilità del quesito invito gli esponenti della Lega ad assumersi le proprie responsabilità, mettendo da parte la propaganda ed evitando di trovare nemici o di additare la Corte Costituzionale di colpe che, evidentemente, non ha”.

Referendum, D’Eramo: “M5S e PD interessati solo alle poltrone”.

“Non stupisce che i due partiti di palazzo, PD e Movimento Cinque Stelle, – replica il coordinatore regionale della Lega Luigi D’Eramo – anche in Abruzzo esultino per il verdetto della Corte Costituzionale sul referendum. D’altronde hanno dimostrato a tutti i livelli possibili, compreso quello di una assurda alleanza di governo, che l’unica cosa a cui tengono è la poltrona, piuttosto che dare voce e libertà ai cittadini. Si invocano addirittura delle scuse come se bisognasse redimersi della volontà di far scegliere ai cittadini i propri rappresentanti. Festeggiare di non poter votare appartiene a una logica vecchia di spartizione del potere con giochi di palazzo che la Lega contrasterà sempre. Pd e Cinque Stelle hanno dimostrato anche in Abruzzo quale è, per loro, il vero senso della politica: ostacolare persino la richiesta di un referendum popolare, il massimo dell’espressione di una democrazia”.

Pd, Fina e Paolucci su referendum: “Marsilio deve delle scuse agli abruzzesi ai quali ha chiesto anche di pagare le spese di un referendum illegittimo”

“L’Abruzzo è rimasto inutilmente al palo per un referendum evidentemente inammissibile, la cui proposta ha bloccato i lavori del Consiglio Regionale per settimane e cambiato l’ordine delle priorità della nostra regione, che non sono i sì ai diktat politici degli alleati romani e padani – così il segretario PD Michele Fina e il capogruppo PD in Consiglio Regionale Silvio Paolucci – Marsilio deve delle scuse agli abruzzesi sui quali si prepara a far pesare anche le spese legali di una posizione politica di parte, che serve solo a Salvini e in evidente contrasto con la Carta costituzionale. L’unico risultato di quella vicenda è stato l’avvicendamento al vertice della Lega tra Bellachioma e D’Eramo, dopo che i leghisti avevano perso la battaglia politica con le opposizioni.

Il centrosinistra unito ha fatto muro contro la proposta e ha fatto bene, abbiamo denunciato più e più volte che non si può continuare a governare contro le leggi di questo Paese e contro al Carta Costituzionale. Per discutere la proposta referendaria, inserita di gran fretta nell’ordine del giorno del Consiglio Regionale perché fosse fra le prime cinque assemblee regionali ad aprirgli la strada, questo centrodestra ha beffato ancora una volta gli studenti che ha lasciato a piedi in questi mesi, i pazienti che hanno diritto a una sanità di qualità, i settori primari della nostra economia, fermi ormai da un anno perché privi di risorse e programmazione. Una fretta che è stata inutile, perché l’Abruzzo è arrivato molto dopo, ma soprattutto perché il pronunciamento della Consulta oggi è stata l’ennesima conferma: governare la regione non significa prestarsi a chi sta cercando di o colonizzarla, senza farla crescere, o utilizzare le istituzioni pensando solo agli interessi del potente di turno e alle campagne elettorali che verranno”.

(foto Ansa)

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