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Terremoto e ricostruzione, via Sallustio dimenticata

A 11 anni dal terremoto stenta a ripartire la ricostruzione nella parte alta di via Sallustio. La denuncia di un residente.

Fino al terremoto del 6 aprile 2009 via Sallustio era una delle arterie del cuore storico dell’Aquila, ricca di attività commerciali e densamente abitata. Chi non ricorda ad esempio gli storici magazzini Oddi, o l’Upim e ancora il pensionato dei Gesuiti e la storica discoteca Mythos o il Dadarè?

Oggi via Sallustio è una di quelle zone che stenta a ripartire, a quasi 11 anni dal sisma.

Qualche cantiere è partito: dalla parte bassa, da piazza Fontesecco a scendere in molti sono rientrati. Il problema principale è per chi aveva casa nella parte alta di via Sallustio, quella che poi si ricongiunge con il Corso.

via sallustio

A denunciare al Capoluogo quello che viene visto come uno stato di abbandono totale è Luca Sette, proprietario di alcuni appartamenti che si trovano in un palazzo di via Sallustio dove è stata fatta la demolizione due anni fa: ma di cominciare i lavori, a quanto pare, ancora non se ne parla.

Una situazione che lo affligge da ormai 11 anni: “siamo stati completamente dimenticati – spiega Luca Sette al Capoluogo – è l’unica via in cui non si vede luce e non si sente parlare chiaramente di ricostruzione”.

via sallustio

Il palazzo di via Sallustio di cui si parla è il civico 81, dove, al piano terra, fino al terremoto c’era Cococcetta. È un condominio con 18 appartamenti, alcuni dei quali di proprietà di Luca Sette. È stato demolito a novembre del 2018; quando partiranno i lavori per la sua ricostruzione verranno effettuati dall’impresa Palmerini.

Secondo quanto spiegato dal proprietario, non riescono ancora a ricostruire, “perchè bisogna aspettare il consorzio accanto, (Burri-Gatti), i cui lavori sono stati affidati alla ditta Cingoli. Abbiamo un muro di confine che va prima messo in sicurezza e poi possono partire”.

Ci si chiede come mai, in 11 anni non sia stato messo in sicurezza almeno il muro; secondo quanto riferito è “la solita storia”.

“La pratica ovviamente è vincolata dalle belle arti – chiarisce Sette – in quanto il palazzo è in parte vincolato”.

“Vorremmo tanto che questo 2020 fosse l’anno della svolta. Si è parlato tanto di ricostruzione, specie in occasione del decennale, di centro storico e dell’ importanza di tornare a viverlo. Io qui ci sono nato e cresciuto e qui vorrei tornare. Non possono dimenticare e mettere in un angolo una strada come Via Sallustio in questo modo“, conclude.

 

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