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Transumanza, la storia d’Abruzzo diventa patrimonio immateriale Unesco

La transumanza patrimonio dell'Umanità. L'intervista a Pierluigi Imperiale, "custode" dell'antico rito sul Tratturo Magno

La Transumanza patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco: una candidatura transnazionale che ha visto unire la cultura della transumanza di Italia, Grecia e Austria ma che parla, tanto, di Abruzzo.

Una cultura diventata patrimonio della comunità e che si intreccia  in maniera inscindibile con la storia dell’Aquila e con Collemaggio, simbolo della Perdonanza, l’altra candidata al prestigioso riconoscimento Unesco. Atteso in giornata il verdetto.

“Settembre andiamo è tempo di migrare”, sono i celebri versi della poesia “I pastori”, composta nel 1903 dal vate, Gabriele D’Annunzio che hanno reso già più di un secolo fa secoli fa la transumanza “famosa”,  cogliendone anche il suo aspetto più intimo; la preparazione del pastore al lungo viaggio, le asperità del cammino, l’intimità di un viaggio lungo, pieno di imprevisti lontano da casa.

“Han bevuto profondamente ai fonti alpestri, che sapor d’acqua natia rimanga né cuori esuli a conforto…”scriveva ancora D’Annunzio, sottolineando come la transumanza fosse per alcuni aspetti “sofferta” per via della lontanananza, ma una fase necessaria.

pecore

Il Tratturo L’Aquila-Foggia, con i suoi 244 km, era il più lungo, grande e il più importante dei cinque Regi Tratturi: per questo motivo, era chiamato anche Tratturo Magno.

Convogliava in “300mila passi da muovere” le enormi greggi che provenivano dalle montagne dell’aquilano – Gran Sasso, Sirente e Majella – e le conduceva fino al Tavoliere delle Puglie, toccando in alcuni punti anche il mar Adriatico.

La storia della Transumanza viene ripercorsa da 20 anni, ormai, dal Gruppo storico guidato dal direttore del servizio veterinario della Asl 1 Pierluigi Imperiale, per il quale non è solo un rito, ma una necessità, un bisogno interiore profondo.

Imperiale “non fa la Transumanza”: ne è anche un po’ custode, nel suo sapore più antico, rurale e autentico.

“Il riconoscimento ottenuto dalla Transumanza come Patrimonio Immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO nella riunione a Bogotà è profondamente legato alla storia della città dell’Aquila, al territorio circostante e al lavoro dei pastori che è ancora una risorsa fondamentale nell’Abruzzo interno e in tutte le aree montane, in Italia e nel mondo”, è il commento di Pierluigi Imperiale rilasciato al Capoluogo.

Per Imperiale, “sentirsi parte di un panorama così ampio e internazionale è forse contrario alle tendenze individualistiche che troppo spesso ci trascinano e ci impediscono di lavorare per il bene comune. La Transumanza e i Regi Tratturi sono davvero un bene comune di noi tutti, antico e attuale, che i Comuni devono gestire e i pastori devono difendere. Ci sono 100.000 pecore ancora nella provincia dell’Aquila, tutte vanno al pascolo, almeno altre 30.000 arrivano ogni estate sui pascoli dei nostri Parchi e sulle altre montagne”.

“Oltre 2000 nuclei famigliari vivono con le produzioni ovine, il formaggio pecorino non conosce crisi di mercato e l’agnello Aquilano è una garanzia di eccellenza in ogni menù. Antico e moderno si incontrano. I monumenti della Transumanza sono in gran parte aquilani: i palazzi delle famiglie armentarie costituiscono il centro storico dell’Aquila in via di ricostruzione, altri palazzi signorili arricchiscono i borghi tutto intorno, i 5 Regi Tratturi partono tutti dalla provincia dell’Aquila, attraversano il Molise e vanno nelle campagne di Foggia, una vera collana di bellezze naturali e archeologiche.Le tematiche ambientali sono quanto mai attuali e l’allevamento ovino estensivo condotto in transumanza è perfettamente sostenibile e utile all’ambiente montano”, spiega.

L’Aquila, capoluogo d’Abruzzo, regione dei Parchi, può tornare ad essere la Capitale della Transumanza se riacquista memoria e orgoglio delle proprie radici. Questa città sarà capofila ideale di ogni iniziativa se si dimostrerà pronta al collegamento virtuoso e collaborativo con tutti gli altri Comuni dei Regi Tratturi superando i campanilismi e le chiusure abituali”, continua.

Secondo Imperiale adesso, la cosa da fare è, “superare la contrapposizione interna tra Transumanza e Perdonanza che è stato un grave errore strategico e di comunicazione, in modo da ristabilire il ruolo centrale dell’Aquila in ogni momento di valorizzazione della grande cultura pastorale“.

“Rileggiamo con passione i lavori del compianto professor Alessandro Clementi, che sarebbe il primo a gioire di questo riconoscimento Unesco e riscopriamo tra mille altre narrazioni che Celestino V firmò e consegnò alla città la Bolla del Perdono proprio il 29 settembre, giorno di San Michele Arcangelo, data di inizio dell’Annata Doganaria, calendario del pastore”, suggerisce.

“Sono 20 anni che partecipo attivamente alla transumanza, di cui 13 percorsi in gruppo e sempre con il Patrocinio del Senato della Repubblica”, ricorda ancora.

I gruppi si sono sempre incontrati a fine settembre davanti la Basilica di Collemaggio (simbolo della Perdonanza, altro candidato dell’Unesco) per poi partire tutti insieme.

“A ogni edizione hanno partecipato in media 50 camminatori e 10 greggi in staffetta: poi cavalli, asini e muli. Hanno partecipato persone da 15 nazioni diverse e da quasi tutte le regioni italiane”, spiega ancora Imperiale.

Ciò che teneva in piedi la transumanza lungo le vie dei tratturi era il sistema sociale ed economico che portava un’importante risorsa alle casse statali grazie alle tasse imposte a chi attraversava con gli animali queste strade di proprietà dello Stato, dalle Puglie verso le montagne del Gran Sasso e in autunno in direzione contraria”, aveva spiegato tempo fa Imperiale in un’intervista al quotidiano Altraeconomia.

Non a caso, il termina “pecunia”, che indica il denaro, deriva da “pecus”, pecora.

La pecora, personaggio chiave della Transumanza, fonte di ricchezza per generazioni di allevatori abruzzesi.

Storicamente, il principale prodotto della transumanza era la lana – le parole di Imperiale – non il formaggio o la carne, che invece avevano dei problemi di conservazione in questi lunghi viaggi. La lana era tosata a Foggia, lavata e tinta a L’Aquila e poi venduta nei mercati europei”.

Proprio il professor Alessandro Clementi, grande storico aquilano, affermava che gran parte delle vestigia architettoniche dell’Aquila tra Trecento e Settecento “profumassero di pecora”: furono proprio le pecore, con il commercio della lana in primo luogo, a permetterne la realizzazione.

L’economia basata sul formaggio è arrivata dopo, quando si è smesso di lavorare la lana, tanto che oggi alcuni prodotti tipici del territorio aquilano, derivati dal latte di pecora, hanno assunto anche un certo pregio, uscendo fuori dai confini locali e riconosciuti come tali anche all’estero.

“Il traguardo raggiunto dalla transumanza, dichiarata patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, è un risultato di altissimo livello, che ribadisce il ruolo primario della pastorizia e del settore rurale per l’Abruzzo interno, in particolare per l’aquilano, e che apre le porte ad un percorso di sviluppo economico e turistico importante, su cui lavorare in futuro. Un risultato raggiunto anche grazie all’impegno dei pastori di Campo Imperatore e delle altre località abruzzesi che basano larga parte della loro economia sulla transumanza e sulle produzioni locali, ma completamente ignorato dalla Camera di commercio dell’Aquila“.

A dichiararlo è il sindaco di Castel Del Monte, Luciano Mucciante, all’indomani dell’ufficializzazione, da parte del comitato intergovernativo di Bogotà, dell’iscrizione della transumanza nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità.

“La scorsa estate abbiamo dato vita, insieme ai sindaci della Baronia, Calascio, Santo Stefano di Sessanio e Villa Santa Lucia ad un cartellone fittissimo di iniziative, in occasione del decennale del sisma e del sessantennale della Rassegna ovini di Campo Imperatore, storica manifestazione dedicata alla pastorizia e alla valorizzazione della filiera della lana”, afferma Mucciante.

 

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