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Le nuove stanze della poesia, Toni Fasulo

Per la rubrica Le nuove stanze della poesia il ritratto di Toni Fasulo.

Per la rubrica “Le nuove stanze della poesia” il ritratto di Toni Fasulo.

La poesia di Toni Fasulo raccontata dalla Penna di Valter Marcone.

“La poesia ,la mia passione
Al ciel rivolgo il mio pio sguardo
scruto il nero e penso all’Eterno.
Cerco il solcar di una stella stria,
vivo in te, del mio centro il perno
rotea vita; del cercar io fuggo,
se io a te di amar non nego”

Scrive Katia Agata Spera in Site.it :”Non si è mai poeti per caso, in Antonio Fasulo da ragazzo prorompe la passione per la letteratura, rimane affascinato da alcune poesie, in particolare quelle in rima. All’età di venti anni, con il cuore intriso d’amore, scrive la sua prima vera poesia e, da allora, non si è più fermato. Dal montaggio di apparati elettronici, per lambire gli spazi siderali, alla poesia e la narrativa ci sono infiniti punti che proiettano Fasulo in dimensioni eteree, che lo conducono a scrivere e comporre nel tempo libero, nel verso e nella direzione cui si sente trasportato”.

Antonio Fasulo nasce nel 1966 e cresce a Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta.

Si trasferisce presto in Abruzzo, è ancora un ragazzo e dal 1985 inizia a lavorare. E’ un tecnico del montaggio di apparati elettronici per lo spazio. Aderisce alla Compagnia dei Poeti dell’Aquila nel 2017, partecipa a numerosi concorsi riportando segnalazioni e premi, si cimenta con la video poesia, pubblica alcune silloge e un romanzo di formazione.

La sua prima opera di narrativa è “Con gli occhi del fanciullo” un romanzo edito da Edizioni Arkhè nel 2017.

“Ogni volta che ne sento il bisogno scrivo, il mio stato d’animo prende il sopravvento e mi detta i versi che fluiscono con impeto e senza freni”.

“Con gli occhi del fanciullo”, il libro, edito da Arkhé, è stato realizzato con il sostegno della Fondazione Carispaq.

Parliamo del racconto di un viaggio introspettivo all’interno di ricordi, dove vengono ritrovati piacevoli emozioni, infinite gioie e immensi dolori, dolori non ancora “smaltiti”.

Un’istantanea sui giochi dell’infanzia, una fotografia sullo stile di vita semplice di una famiglia “normale”.

Il volume propone un flashback negli anni Ottanta.

“L’opera – come viene spiegato nella presentazione – è un percorso iniziato per esorcizzare le influenze negative che a volte condizionano la vita. Il tutto visto anche attraverso gli occhi del piccolo Tonino nel quale riconoscere l’infanzia dell’autore”.

Molti sono i riconoscimenti che ha ottenuto per le sue poesie ma anche per le video poesie tanto che di questo 2019

Tonino Fasulo dice: “l’anno iniziato con la vittoria al Premio Internazionale “Il Poeta dell’anno” si conclude con un altro riconoscimento importante, che mi emoziona in egual modo, perché è un riconoscimento al valore del mio primo libro di poesie, Turbolenze edito dalla Daimon Edizioni. Quarto classificato al Premio Internazionale Agenda dei Poeti. Oltre all’attestato, mi è stato consegnato anche una copia dell’agenda dei Poeti dove all’interno è inserita la poesia Foglia vincitrice del Premio “Il Poeta dell’anno”. Un grazie va alla prestigiosa giuria e alla OTMA2 Edizioni che ne cura l’organizzazione. La poesia, la mia passione”.

Solo le lacrime
Il tuo ascoltare
sente dalle labbra
voce umana di vana preghiera
ad un Dio assente
dalle vie del mondo,
ove grida di madri
urlano dolori così enormi
a cui nessuno può dare una giustificazione,
distanti, immobili,
razionalizzazione
parola molto lunga da scrivere,
e che non ha posto
dove in nome dell’amore per un Dio si sparge:
morte e odio,
sangue e lacrime
grida e dolore;
è in quell’istante che ti accorgi
che questa razza,
di umano ha niente,
vergogna e apatia
rabbia e spavalderia
creano un velenoso intruglio;
solo il tuo sparire allevierebbe
il peso di ciò che ti porti addosso,
uomo.
Perdonaci Saffie Rose
se almeno tu puoi.
Noi abbiamo fallito.
Afflitti e confusi ci restano …
solo le lacrime.

Buia sofferenza

Al ciel rivolgo il mio pio sguardo
scruto il nero e penso all’Eterno.
Cerco il solcar di una stella stria,
vivo in te, del mio centro il perno
rotea vita; del cercar io fuggo,
se io a te di amar non nego.
Umile tra gli ultimi tra noi venisti
del gracil giaciglio tu t’accontentasti,
tu Re del mondo forte nascesti,
in ogni luogo il tuo nome ha posto.
Salvo è il mio filo di tenue speranza
se in te riverso il mio triste conforto.
Più nera non sarà l’umana coscienza
se nelle tue mani pone la propria sorte.
Redentor degli uomini per divino volere
il nulla volesti per donare amore,
in te giaceva un gran potere
l’universo racchiuso nell’immenso tuo cuore.
In questo Natale è triste il mio canto
l’amore insegnato da te non sento,
in questo mondo spavaldo io tento
lacrimato dal mio flebile pianto
di resistere al male dell’indifferenza
per questa umana e buia sofferenza.
Foglia
Ti vedo,
attaccata ondeggiante a quel nudo ramo.
Già spoglio.
La forza che ti tiene legata è grande
come la tua inconsapevolezza.
Ignori che il tempo è finito.
Tu non hai capito che sei trasformata.
Sei rossa ramata.
Innamorata ancora della tua vita leggera.
Ricordi?
Il vento soffiava e tu lieve
ti lasciavi ondeggiare…
eri felice.
Ma la gioia è passata.
Sei lì, insistente resisti.
Eppure esisti.
Arriverà il giorno della forte folata.
Ti strapperà via.
Tu continui a negare.
Chiedere un’aria immobile,
priva di vento,
eviterà l’inevitabile oblio?
Solo il fato conosce quell’attimo,
il distacco e poi l’ultimo volo
segnerà la tua dipartita.
Un vento muto soffierà;
non ci sarà più fruscio.
Il desio di una intera esistenza svanito.
Sei una caduca foglia.

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