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Kalos 2019, arte contemporanea a L’Aquila

Kalos 2019, l'arte contemporanea all'Aquila dal 30 novembre al 15 dicembre.

Un successo di pubblico per Kalos 2019 che porta l’arte contemporanea all’Aquila.

La presenza dei rappresentanti delle massime Istituzioni locali, quasi tutti gli ottanta espositori e un folto pubblico di intenditori d’arte, ha fatto raggiungere agli organizzatori della collettiva Kalos Gaetano Michetti, Mimmo Emanuele e Antonio Zenadocchio, della Galleria Teoofilo Patini, il massimo successo.

L’arte, come espressione di cultura, non conosce confini ed è capace di superare ogni confine. Ne hanno dato prova il Gruppo Artisti Marsarte e la Galleria Patini, ponendo da parte ogni forma di campanilismo, concentrando ogni sforzo e finalizzandolo alla divulgazione dell’arte pittorica sul territorio regionale.

Belli e interessanti gli interventi di rappresentanti degli Enti Locali che, una volta tanto, hanno parlato di getto senza leggere appunti preordinati.

“In questo scorcio del nuovo millennio l’arte ha bisogno di una spinta in avanti”, ha affermato Roberto Santangelo Vice Presidente del Consiglio Regionale, “per poter dare il contributo fattivo alla costruzione di una società che riesca ad uscire dai limiti stretti in cui si è ritrovata dopo le trasformazioni che hanno attraversato il mondo intero”.

L’assessore comunale Fabrizia Aquilio, intervenuta in rappresentanza del Sindaco, nel salutare gli artisti espositori, ha voluto sottolineare l’iniziativa dell’Amministrazione Comunale volta a candidare L’Aquila come “Capitale della Cultura” per la prossima edizione.

La risposta degli artisti non si è fatta attendere, dichiarandosi disponibili alla creazione di un Museo Regionale dell’arte contemporanea.

Sarebbe veramente una realtà significativa, capace di incidere favorevolmente sulle decisioni della competente commissione. Maurizio Lucci, Presidente di Marsarte, ha voluto evidenzia che: “L’occasione offerta al Gruppo Marsarte dalla Galleria Patini ci permette di presentare opere in un prezioso contesto, fortemente legato alla personalità, alle caratteristiche e alla storia del capoluogo d’Abruzzo, ancora ferito dalle tremende scosse telluriche subite, ospitandoci in un ambiente ricco di fascino, che implicitamente regala le condizioni per un raffinato scambio di idee e di esperienze poetiche, capace di generare amicizie e collaborazioni”.

Il professore Massimo Pasqualone, nell’individuare il termine Kalòs, è tornato indietro nel tempo, risalendo fino al 550 e 450°. a. C., quando questo termine fece la prima apparizione sui vasi attici e, normalmente, era preceduto dal nome di giovani fanciulli e fanciulle di notevole bellezza fisica, ritratti con connotazioni abbastanza erotiche.

Il discorso, meglio ancora la lezione, del professore Pasqualone può essere condensato in due enunciazioni sintetiche, ma che ampliano notevolmente le vedute mentali degli astanti. “Dove abita il bello abita il buono”, e, citando una bella espressione di C. Norwid, “La bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere”. Proprio a noi aquilani, in questo momento, proprio il lavoro serve per risorgere dalle macerie del sisma.

Il consigliere comunale Ferdinando Colantoni ha voluto portare il saluto di tutti i suoi colleghi, aggiungendo all’intervento della Aquila, che “il Consiglio Comunale sarà sempre attento e vicino alle varie problematiche riferite al mondo degli artisti, perché sono capaci di tenere alto l’interesse per il territorio”.

L’onorevole Stefania Pezzopane ha volato un po’ più in alto, affermando che l’arte esprime, talvolta con sofferenza, le reali condizioni di vita dell’essere umano.

Altre volte, invece, apre l’animo al bello con un meraviglioso cromatismo, capace di far sognare, sperare, sprigionando anche il sorriso.

Antonio Matarelli ha effettuato un preciso e entusiasmante spaccato di Teofilo Patini, descrivendo momenti di vita trascorsa a Calascio, dopo la cacciata dall’Aquila.

Ha descritto l’intera evoluzione pittorica di Patini, riportando i giudizi critici positivi e negativi espressi dagli studiosi dell’epoca, soffermandosi soprattutto su quelli distruttivi enunciati, senza senso da taluni soggetti che avrebbero voluto distruggere le capacità artistiche del pittore.

Non ci sono riusciti, perché, subito dopo, sono intervenuti autorevoli esponenti dell’arte che hanno rimesso tutto al posto giusto, definendo il Patini pittore espressionista del realismo.

Mi sono trovato immerso in una vera e propria pinacoteca, ricca di quadri e di cornici contenenti espressioni di ogni genere. Nel guardare questi dipinti sono arrivate al cuore diverse sollecitazioni.

Molte espressioni figurative hanno sollecitato il mio cuore, disponendolo a meravigliosi abbinamenti con la poesia, la narrativa e la musica, a seconda della morbidezza delle linee tracciate dal pennello e della delicata tonalità dei colori.

Credo che un doveroso ringraziamento debba essere rivolto agli organizzatori di questa collettiva d’arte contemporanea, Francesco Subrani, Gaetano Michetti, Mimmo Emanuele e Antonio Zenadocchio, per l’imegnativo lavoro svolto con estrema professionalità.
Fulgo Graziosi

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