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Violenza sulle donne, Carmelo Abbate: leggi non chiacchiere

Ieri un nuovo caso di femminicidio nel chietino. L'intervista a Carmelo Abbate, il giornalista dalla parte delle donne.

“Più leggi e meno chiacchiere per tutelare le donne a arginare la violenza”. Così Carmelo Abbate, giornalista, saggista e scrittore. Ieri a Torino di Sangro (CH) l’ultimo caso di femminicidio: una moglie è stata uccisa a pietraie dal marito.

Carmelo Abbate da sempre è al fianco delle donne, parla di loro ma scrive, soprattutto, di quelle donne umiliate, vittime di soprusi e violenza.

Il giornalista è stato a Celano per un evento legato alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, nel corso del quale ha raccontato di persone che non hanno mai avuto la forza di parlare o che non hanno mai trovato qualcuno disposto ad ascoltarle. Trame di esistenze sofferte, di donne che pensavano di essere al sicuro ma sono finite in ginocchio: alcune si sono rialzate, altre no.

Abbate ha portato a Celano il suo spettacolo “Le storie degli altri”, un viaggio in cinque racconti nella vita e nel cuore di chi non ha voce.

L’intervista del Capoluogo al giornalista Carmelo Abbate.

Cosa ne pensa dell’istituzione di una giornata per le donne vittime di violenza?

“Ben venga una giornata contro la violenza sulla donne, ben venga qualsiasi manifestazione: ma tutto ciò non serve a nulla se un fenomeno così dilagante, come la cronaca conferma, non viene trattato con gli strumenti deputati all’emergenza ovvero una legge chiara e precisa”.

Di cosa c’è bisogno e quali sono secondo la sua esperienza le lacune legislative a riguardo?

“Abbiamo bisogno di leggi che siano spudoratamente dalla parte delle donne e che abbattano qualunque forma di maschilismo. Ogni donna è in pericolo, nel momento in cui mette piede in un luogo diventa potenziale preda”.

“Gli uomini sono bastardi” è uno dei suoi ultimi libri: perché un titolo così forte che ha scatenato molte polemiche a livello di opinione pubblica?

“Il fidanzato premuroso, il vigile del fuoco tutto d’un pezzo, il padre amorevole, il professionista ricco e stimato, l’operaio tutto casa e lavoro, l’immigrato dalla famiglia numerosa, l’amico affettuoso… Dieci uomini così diversi e così uguali, dieci normali storie d’amore. Ma questa normalità, fatta di coppie apparentemente perfette, genera mostri, capaci ogni volta di palesarsi. Basta poco: che la donna si ribelli alla routine, che si stanchi del ruolo di casalinga soddisfatta o madre impeccabile, che rifiuti il controllo asfissiante, la gelosia, le percosse di chi in lei vede una proprietà privata: mia o di nessun altro”.

“Le polemiche? Me ne frego! Ogni volta che succede qualcosa si va a vedere e ci si chiede come si è comportata la donna e cosa avrebbe potuto fare. Il punto non è la donna: siamo noi uomini ad essere dei bastardi”.

“Il problema riguarda solo noi, che abbiamo perso il nostro ruolo da ‘imperatori’ e la donna è uscita da quel giogo di sottomissione nel quale è rimasta per secoli. Ci siamo trovati impreparati davanti a  questa nuova dimensione, per cui siamo deboli e smarriti”.

Di tanti casi che ha seguito, quale le è rimasto ‘addosso’?

“Una ragazzina, anzi una bambina che non è mai diventata donna: Yara Gambirasio. Non si può morire così a 13 anni, in un campo gelato di notte e tra le mani un ciuffo d’erba strappato come ultimo gesto di attaccamento alla vita”.

Nei ringraziamenti del libro c’è una frase toccante, “Ciao papà, l’altra notte ti ho sognato”. Quanto le manca suo padre?

“Sono passati due anni ed è ancora terribile… Nella fase della malattia ha pesato in alcuni momenti anche la distanza, in quelle circostanze la vivi in maniera peggiore, ti fai delle domande, ti senti anche in colpa… “.

 

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