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Processo Don Piccoli: “Le bugie della perpetua”

Processo Don Piccoli, l'avvocato difensore Vincenzo Calderoni, nell'arringa alla Corte di Assise di Trieste: “Sette le bugie della perpetua Eleonora di Bitonto sulle quali non è stata fatta chiarezza”.

Processo don Piccoli, “le bugie della perpetua”

“Sette sono le bugie della perpetua Eleonora di Bitonto sulle quali in sede processuale non è stata fatta chiarezza”.

Così l’avvocato difensore di don Paolo Piccoli, Vincenzo Calderoni, del Foro dell’Aquila, durante le 3 ore di arringa questa mattina, venerdì 29 novembre, davanti la Corte di Assise del Tribunale di Trieste.

Don Paolo Piccoli, parroco veneto incardinato nell’aquilano, è accusato di aver ucciso don Giuseppe Rocco, un anziano prelato 90enne il 25 aprile 2014 nella casa del clero di Trieste dove entrambi risiedevano.

Oltre all’avvocato Calderoni, a difendere Don Piccoli anche l’avvocato Stefano Cesco del Foro di Pordenone.

Grande accusatrice di Don Paolo proprio la perpetua della vittima, Eleonora Di Bitonto, oggi nel mirino della difesa per alcune dichiarazioni che, secondo gli avvocati che difendono don Piccoli, non troverebbero riscontro.

Il processo è adesso alle battute finali.

processo don piccoli
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Per l’avvocato Calderoni, “la perpetua ha detto in sede processuale 7 bugie su 7 argomenti importanti: la collanina di Don Rocco, i soldi che avrebbe restituito al prete, la telefonata che avrebbe fatto la mattina del decesso e che invece non aveva mai fatto, la lettera anonima che aveva inviato a don Piccoli, la dichiarazione rilasciata e secondo la quale avrebbe visto delle gocce di sangue sul letto in una stanza buia, l’aver negato di aver tentato di rianimare l’anziano prelato”.

Dopo la requisitoria del pm, il canonico Piccoli ha ripetuto davanti a una Corte molto interessata, le cerimonie dell’estrema unzione e la benedizione della salma, così come ha fatto la mattina della morte di Don Rocco.

Don Piccoli ha utilizzato un aspersorio con il quale ha effettivamente benedetto gli astanti.

Questi i numeri del processo: 22 anni la richiesta del pm Matteo Tripani per Don Paolo Piccoli, accusato di omicidio aggravato. La difesa ha chiesto l’assoluzione. 

A Don Piccoli, a lungo parroco di Pizzoli e Rocca di Cambio, viene contestato di aver ucciso don Rocco per impossessarsi di una collanina che l’anziano prelato indossava sempre; una tesi più volte smentita durante tutte le fasi di dibattimento.

La collanina di fatto non è mai stata trovata, nonostante le diverse perquisizioni nella stanza dell’imputato che alloggiava come Don Rocco all’interno della Casa del Clero.

Durante le fasi del processo anche il “giallo” del cuscino scomparso dalla stanza di Don Rocco, presente nelle immagini scattate dai Carabinieri entrati nella stanza il 2 maggio e svanito poi il 3 durante ulteriori rilievi fotografici.

Ad agosto in quella stanza sono entrati anche i Ris per repertare tracce biologiche utili ai fini delle indagini.

I Carabinieri hanno effettuato i primi rilievi diversi giorni dopo la scomparsa, perché in un primo momento era stato constatato un decesso per cause naturali.

Successivamente, l’accusa ha sostenuto la morte per soffocamento e/o strangolamento, tanto che era stata rilevata la frattura dell’osso ioide.

Stando all’accusa Don Piccoli avrebbe ucciso il prete, lasciando alcune piccolissime tracce ematiche sulle lenzuola.

La presenza delle tracce ematiche è stata spiegata in questi mesi nel corso del processo: il giorno stesso della morte di Don Rocco, l’imputato si è inginocchiato a fianco del letto dove era stata composta la salma per somministrare l’estrema unzione e la presenza delle tracce a lui riconducibili è legata a una patologia di cui don Piccoli soffriva, che ha determinato la perdita di minime gocce di sangue.

Don Piccoli soffriva all’epoca di una patologia della pelle, certificata dal medico che lo teneva in cura;  stando alle testimonianze raccolte, questa malattia lo affliggeva da molto tempo, tanto da averne parlato spesso con parenti e conoscenti che hanno confermato.

Le tesi dell’accusa si basano in particolare sulle dichiarazioni rilasciate da quella che è ritenuta dai media la “grande accusatrice” di don Piccoli, Eleonora “Laura” Di Bitonto, perpetua del sacerdote scomparso, la prima a rinvenirne il corpo privo di vita e a chiamare i soccorsi ma anche, come emerso dagli atti, la destinataria di una cospicua eredità costituita da diversi immobili e ingenti somme di denaro, che ha poi diviso con alcuni nipoti del sacerdote.

Il caso ha assunto clamore mediatico; durante le udienze è presente in aula la troupe di “Un giorno in pretura” e se ne è occupato anche la trasmissione “Quarto Grado” di Rete4.

Il pm titolare dell’inchiesta sono Matteo Tripani e Lucia Baldovin; fanno parte del collegio giudicante Filippo Gullotta presidente, Enzo Truncellito, giudice a latere, Mauro Cechet, Rosella Bravini, Chiara Mur, Patrizia Pellaschiar, Corrado Cadamuro, Antonia Ciaccia, Nevi Calci e Giuseppe Vario, giudici popolari.

Il 13 dicembre le repliche dell’accusa e la sentenza.

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