L'Aquila News IlCapoluogo - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Attualità e Sport

Don Paolo Piccoli, il processo alle battute finali

Don Paolo Piccoli, venerdì 29 novembre alla Corte d'Assise di Trieste la requisitoria. L'intervista all'avvocato Vincenzo Calderoni.

L’AQUILA – Don Paolo Piccoli, il processo per l’omicidio di Don Rocco Giuseppe verso le battute finali. Venerdì 29 novembre alla Corte d’Assise di Trieste la Requisitoria del Pm.

Don Paolo Piccoli, in passato sacerdote di Rocca di Cambio e di Pizzoli, è imputato nel processo per la morte di Don Rocco Giuseppe, con l’accusa di omicidio aggravato. Venerdì la requisitoria e l’arringa degli avvocati difensori, i legali Vincenzo Calderoni dell’Aquila e Stefano Cesco di Pordenone.

Opsite di Grandangolo, l’approfondimento del Capoluogo a cura di David Filieri, l’avvocato difensore di Don Paolo Piccoli, Vincenzo Calderoni.

Processo Don Paolo Piccoli, la storia

I fatti risalgono al 2014. Il 25 aprile Don Rocco Giuseppe viene ritrovato morto ai piedi del suo letto, dalla sua storica collaboratrice. Si trovava all’interno della Casa del Clero di Trieste, dove era ospite.

Don Rocco Giuseppe aveva 92 anni. Quella notte in struttura risultava solo la presenza di tre persone: Don Paolo, Don Giuseppe e un giornalista. «La collaboratrice che trova il corpo lo sente ancora tiepido, quindi chiama subito l’ambulanza. All’arrivo dei soccorsi, però, viene trovato morto», spiega l’avvocato Calderoni.

In prima istanza non ci sono sospetti, saranno i dubbi della perpetua a segnare una svolta nel caso. «Si arriva al sospetto di omicidio nei confronti di Don Paolo Piccoli dalla collaboratrice di Don Rocco Giuseppe. Lei inizia ad attivarsi e a interessarsi, non trovando più una catenina dalla quale Don Rocco non si separava mai». Questo aspetto insieme al ritrovamento di Don Rocco Giuseppe a terra, ai piedi del suo letto, portano ad ipotizzare un evento omicidiario. 

«Il medico che avrebbe dovuto dare il nulla osta alla sepoltura informa la Procura di alcune lesioni sul corpo del cadavere, tra cui una lesione non vitale che poteva essere indice dello strappo di questa catenina. Così la Procura della Repubblica richiede l’autopsia sul corpo di Don Rocco e l’esame autoptico stabilisce che si tratta di evento omicidiario». Parte l’indagine per omicidio contro ignoti. I Carabinieri entrano all’interno della Casa del Clero per i rilievi dieci giorni dopo il ritrovamento del cadavere.

La nuova svolta, però, arriva dai rilievi e dalle analisi dei Ris. All’interno della stanza di Don Rocco Giuseppe vengono individuate delle tracce ematiche che, comparate con quelle dei possibili sospetti, presentano il genoma di Don Paolo Piccoli. Da questo momento parte il processo a carico del prelato incardinato nell’aquilano, con l’accusa di omicidio aggravato.

La tesi della difesa, secondo le risultanze dei periti, sostiene che «le ecchimosi interne riscontrate possono dipendere da attività diverse da quelle dello strangolamento. L’aspetto fondamentale, però, è che le tracce ematiche riconducibili a Piccoli sono state spiegate, non sono necessariamente quelle di colui che si è avvicinato a Don Rocco per ucciderlo. Quelle tracce, infatti, erano presenti in quanto è stato Don Paolo a dare l’estrema unzione a Don Rocco. Fatto, questo, testimoniato da Don Emidio Salvadè – vicario del Vescovo di Trieste – giunto alla Casa del Clero mentre si stava svolgendo il rito. Proprio nel dare l’estrema unzione Don Paolo si è poggiato con il braccio sul letto di Don Rocco».

Venerdì la requisitoria, in attesa della sentenza. 

X