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CreativaMente, il coraggio di Pierluca

CreativaMente e la storia di Pierluca che da 10 anni combatte con l'Alzheimer della mamma Annita.

CreativaMente questa volta vede l’invecchiamento della mente da un altro punto di vista; quello del congiunto di un paziente affetto da Alzheimer o demenze senili.

CreativaMente è un centro clinico che si trova all’Aquila gestito da Daniela Fiorenzi e Roberta Bernardi, con l’obiettivo di aiutare i pazienti ad essere “dignitosamente persone”.

Con CreativaMente Il Capoluogo.it ha conosciuto Annita, 76 anni, che combatte da 10 con una forma di Alzheimer e con lei anche il figlio Pierluca, che la aiuta in questo percorso spesso difficile, caratterizzato dalla malattia.

Il Capoluogo.it ha ascoltato la voce di Pierluca, che da 10 anni, insieme alla sorella e al papà, aiuta la mamma a cercare di non dimenticare.

“La diagnosi fu una vera doccia fredda e sono passati già 10 anni – spiega – ce ne siamo accorti così, partito tutto per caso, cominciando a dimenticare le cose più elementari”.

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa, che distrugge cioè le cellule del cervello.

È la più diffusa delle demenze senili, un termine spesso usato a sproposito che descrive il progressivo peggioramento di un insieme di sintomi come la memoria, orientamento nel tempo e nello spazio, il linguaggio, il tono dell’umore e il comportamento, che riducono l’autonomia del malato, fino alla morte.

Oggi Pierluca si confronta con la malattia e soprattutto ha riscoperto con la mamma un rapporto diverso; a volte ha la sensazione di rapportarsi con una bambina, che fa i capricci, che dimentica di prendere le medicine o di mettersi il pigiama.

“Solo che a differenza di una bambina invece di crescere e migliorare, peggiora – aggiunge – e fino a poco tempo fa non avevamo nemmeno la 104, per cui assisterla, per me che lavoro era davvero molto faticoso”.

“Ogni giorno – continua – c’è qualcosa che non ricorda e lei ha dei momenti in cui se ne rende conto. Piange per nulla, si emoziona molto facilmente e con poco. Una fotografia drammatica, ma che ci vede comunque molto uniti in famiglia per far fronte al problema”.

Di seguito l’intervista integrale a Pierluca.

 

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