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Terremoto Balsorano, scossa più profonda della media

L'area di risentimento del sisma è stata vasta per la profondità della scossa. "A parità di magnitudo una scossa meno profonda avrebbe potuto fare danni". Parola agli esperti.

BALSORANO – Terremoto Balsorano, «L’area di risentimento del terremoto è stata vasta perché di maggiore profondità rispetto alle scosse degli ultimi anni».

Dopo la scossa di magnitudo 4.4 registrata ieri, con epicentro a Balsorano, e il relativo sciame sismico che va avanti da due notti, parlano gli esperti.

Terremoto Balsorano, l’intervista a Fabrizio Galadini Ingv

Perché la scossa è stata avvertita nell’intera provincia dell’Aquila, a Roma e nelle province di Chieti e Pescara?

«La scossa registrata ieri a Balsorano, alle 18,35, è avvenuta ad una profondità di 14 km. Un dato maggiore, in senso relativo, rispetto alla media dei terremoti degli ultimi anni, che hanno caratterizzato la sequenza sismica dell’Italia centrale. Il fatto che il sisma sia stato più profondo aumenta l’area di risentimento, ma a parità di magnitudo diminuisce il rischio di danni in superficie. In pratica se il terremoto fosse avvenuto ad una profondità minore, si sarebbe sentito in un’area meno vasta, ma avrebbe potuto fare danni in superficie». A parlare è l’ingegnere Fabrizio Galadini, responsabile INGV dell’Aquila.

Più complicato è il discorso legato alle faglie…

«Di fronte a terremoti profondi diventa complicato relazionarli a delle faglie, anche perché noi stessi conosciamo le faglie solo superficialmente. Dopodiché possiamo comunque analizzare la posizione dell’epicentro e degli epicentri di tutto lo sciame. Considerando i dati registrati è piuttosto difficile che si tratti della faglia della Valle del Liri. Potrebbe trattarsi, invece, di faglie a est della stessa Valle».

Cosa bisogna aspettarsi adesso?

«Dobbiamo considerare che, indipendentemente dallo sciame sismico in corso, noi ci troviamo in una zona tra le più pericolose del territorio italiano. La Valle Roveto, in particolare, può essere definita zona sismica 1 o 2. Quindi a prescindere da questa sequenza nessuno può stare tranquillo, a meno che non sia certo dell’edificio in cui risiede, questa è la questione fondamentale».

Terremoto Balsorano, l’intervista ad Antonio Moretti

La prima certezza è che la struttura non è la stessa di quella del sisma del Centro Italia, come spiega Antonio Moretti, geologo Univaq. «Questa è una struttura completamente diversa da quella del terremoto del 2016 e comunque è importante precisare che ancora non si può dire se si sia attivata o meno la faglia. La struttura è ancora poco chiara, poiché le faglie non sono molto evidenti nella parte centrale della Catena appenninica, inoltre non è facile andare a definire faglie precise, quando si verifica un terremoto relativamente piccolo». 

«È certamente un fenomeno sismico legato alle strutture appenniniche, anche in virtù della profondità, 14 km, un valore compatibile agli standard».

La zona interessata dal terremoto non è nuova alle scosse. «L’unica cosa che possiamo fare è prendere come punti di riferimento i terremoti del passato. Come quello del 1654, vicino Sora. Senz’altro, però, il grosso terremoto a cui purtroppo dobbiamo fare riferimento è quello del 1349, chiamato terremoto di Atina» spiega Moretti. «Quando crollò il castello di Balsorano, con un numero di vittime non indifferente, ci furono danni persino a Napoli e Orvieto. A L’Aquila crollò la Basilica di Collemaggio.  Ancora oggi, con i dati che si hanno a disposizione, non si è giunti a capire se furono tre-quattro terremoti in successione rapida o se si trattò di un unico terremoto così ampio. Certamente fu uno dei più grossi eventi dell’intero Appennino dell’ultimo millennio».

 

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