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Consiglio di Stato, il centrosinistra resta con 6 seggi

Sentenza del Consiglio di Stato sull'attribuzione seggi in quota opposizione. Restano 7 a 6 per il M5S.

Il Consiglio di Stato respinge anche il ricorso del centrosinistra, che resta con 6 seggi contro i 7 del M5S.

I seggi in Consiglio regionale in quota opposizione restano invariati. Respinto, infatti, il ricorso del centrosinistra sul criterio di calcolo, ai fini dell’attribuzione dei seggi consiliari, della cifra elettorale delle liste che non hanno conseguito la maggioranza dei voti utili per la nomina del Presidente ad esse collegato. I ricorrenti, infatti, ritenevano che «qualora dette liste siano unite da un patto di coalizione la cifra elettorale sulla quale calcolare i quozienti per l’attribuzione dei seggi sia data ai sensi dell’art. 17 della l.r. n. 9/2913 dalla somma dei voti di tutte le liste convergenti nel patto. La Regione e i controinteressati, costituitisi in giudizio per resistere al ricorso, condividono invece l’interpretazione data dall’Ufficio Centrale Regionale Elettorale che ritiene di dover fare riferimento alla cifra elettorale dei gruppi di lista, nozione che identifica l’unione delle liste presentate nelle circoscrizioni elettorali con lo stesso simbolo».

In sostanza, la coalizione di centrosinistra voleva 7 seggi invece che 6, essendo arrivata seconda e prima del M5S a cui invece i 7 seggi sono stati assegnati. Diversi partiti della coalizione, però, non avevano superato la soglia di sbarramento.

«L’appello – si spiega nella sentenza – è affidato a due articolate censure con le quali si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 17, comma 5, della legge regionale abruzzese n. 9/2013, si sollecita un’interpretazione sistematica, adeguatrice (in relazione ai princìpi costituzionali di rappresentatività, di uguaglianza del voto e di ragionevolezza), e ispirata ai princìpi di proporzionalità dei meccanismi elettorali, si chiede, in via subordinata, che venga sollevato l’incidente di costituzionalità in relazione all’interpretazione delle richiamate disposizioni fatta propria dal primo giudice, nella parte in cui non prevede che “la distribuzione dei seggi alla minoranze debba avvenire tenendo conto delle coalizione ove formate, e del risultato elettorale complessivo delle liste unite in coalizione”, si censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto l’irrilevanza del patto di coalizione per il computo dei voti e la distribuzione dei seggi in favore dei gruppi di liste uniti in coalizione diversi da quelli che hanno sostenuto il presidente eletto». Ma per gli stessi giudici, «l’appello è infondato».

«Per quanto riguarda l’elezione del Presidente della Regione, – infatti – si favorisce l’aggregazione di gruppi di liste legate dal patto di coalizione ai fini dell’attribuzione del maggior numero di seggi possibile in proporzione ai voti cumulativamente raccolti; per quanto invece concerne l’attribuzione dei seggi in Consiglio, venuta meno l’esigenza sopradetta, si ripristina l’ordinario metodo proporzionale di conversione dei voti in seggi secondo il parametro costituito (non dal patto di coalizione, ma) dal gruppo di liste circoscrizionali».

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Quindi in Consiglio regionale resta la ripartizione dei seggi attuale, non resta che attendere l’esito degli altri ricorsi.

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