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Le nuove stanze della poesia, Claudio Spinosa

Per la rubrica Le nuove stanze della poesia lo spazio dedicato al ritratto di Claudio Spinosa.

Per la rubrica Le nuove stanze della poesia, questa volta lo spazio è dedicato al ritratto di Claudio Spinosa.

Claudio Spinosa verrà raccontato da Valter Marcone.

Claudio Spinosa nasce a Sulmona nel 1974. Dopo il diploma di ragioniere si iscrive nella facoltà di giurisprudenza senza conseguire la laurea. All’età di sedici/diciassette anni i suoi interessi si concentrano esclusivamente verso la musica. Suona per molti anni portando avanti diversi progetti musicali. Nel 2005 abbandona il campo musicale per dedicarsi alla scrittura di poesie haiku giapponesi, interessandosi molto allo zen allo yoga e alla meditazione. Nella sua vita profana svolge attività di trasporti.

Il viaggio poetico di Claudio Spinosa comincia nel 2005 con la pubblicazione della sua raccolta ‘Il mio dovere esserico’. Presente in varie antologie poetiche l’Autore collabora con numerosi altri poeti.

I suoi interessi vanno dall’haiku giapponese alla poesia ermetica ed esoterica. Spinosa ha pubblicato diverse raccolte poetiche: Il mio dovere esserico (2005), Sinapsi esigenti (2007), Autonatura (2008), Uomo-asfalto (2010), Il signore cobalto (2011), Al asor (2012), Trapassato mentale (2012), Twitter Haiku (2012), Anorac (2013) e Samsara (2014). Notturni Fraintendimenti del 2016 è una delle sue ultime raccolte poetiche insieme a La notte ovale e Quore.

“Abbracciami stupendo mattino
non abbandonarmi come fece il destino.
A volte siamo scatole vuote
a volte dispensiamo doni.
Se il tutto è fatto di niente,
ho un credito con il presente.
Io un po’ vario
un po’ mago
simulo il giorno
invocando l’ospite onorario.
Fra le mie bianche mani
gioco di dadi e sorrisi villani”.

Ho conosciuto Claudio Spinosa in occasione di uno dei recital de La Compagnia dei poeti di L’Aquila e ho potuto apprezzare l’impegno che mette in tutte le cose che fa e la sua convinta partecipazione ad un mondo che contribuisce a rendere migliore.

Un giorno mi ha rivelato che uno dei suoi sogni è quello di condurre una scuola di scrittura creativa che in realtà significa un investimento di vita in qualcosa in cui mettere tutto se stesso.

Il suo sodalizio poetico con Alessandra Prospero e la nostra comune cittadinanza sulmonese mi hanno permesso delle frequentazioni ricche di esiti positivi per una migliore conoscenza di quello di cui parla nelle sue poesie.

Come quelle che mi permettono in questa breve presentazione di considerare Claudio Spinosa come un maestro di introspezione e di ricerca di un sé non fuori dal mondo ma profondamente legato alle cose che accadono , che si vivono giorno dopo giorno in un divenire costante e continuo. Proprio in questo sta la bellezza di suoi scarni versi che hanno bisogno di poche , essenziali parole per dire, e questo è il bello anche per non dire..Quelle e solo quelle, non altre. E’ proprio così che Claudio Spinosa ci apre un mondo nel mondo .

Ma dice lo stesso Claudio “Circa 10 anni fa praticavo yoga e leggevo molti libri di buddismo zen. Così in maniera naturale sono arrivato all’haiku ed è stata una rivelazione, ho realizzato che era il mio linguaggio. Per esempio tra i miei libri di poesie Il Pruno d’Argento è una raccolta di haiku tradizionali e non in cui si pone particolare attenzione al sabi, lo stato d’animo che nella filosofia Zen sta ad indicare il sentimento della solitudine, del distacco, della quiete, della contemplazione senza tristezza. Ti va di approfondire questo aspetto?”.

Il SABI è un momento haiku che sintetizza appunto la quiete, la pace, il distacco, un distacco consapevole però senza sofferenza o identificazione. Tutto ciò può essere realizzato attraverso un lungo lavoro su se stessi.

Nell’haiku a differenza della poetica occidentale non c’è un soggetto, un Io che descrive. Nell’haiku gli eventi vengono rappresentati così come accadono in maniera impersonale e oggettiva. Come amo ripetere l’haiku crocifigge gli eventi.

Dal minimalismo prezioso e illuminante degli haiku emerge un mondo interiore assai ricco, uno sguardo sulla natura acuto e partecipe, la consapevolezza di un mistero insondabile, ma anche il convincimento profondo che avere il coraggio di porre i propri occhi nel mistero sia ciò che rende l’uomo degno di essere chiamato tale.”

Scrive Elsa Mura in occasione della presentazione di Quore : L’ Autore si avvale della poesia ermetica, una corrente letteraria che applica il concetto di misticismo, e dell’haiku giapponese che contraddistingue la composizione dei versi.


È lì che ti cerco
fra i rigurgiti
di mare infuocato
mentre il vento si leva
a lama di sciabola
e il nostro amore
affonda supino
fra le acque calde
del fondale.
Dai versi traspaiono diverse sfaccettature e metafore, stati d’animo, sentimenti d’amore, gioia e sofferenza, spiritualità, la durezza della vita e l’accettazione della morte, mantenendo un suo stile definito.

ANISCAC
Tu
corpo ammantato di grigio
Beatrice sublime
nei campi spenti d’inverno
Ci vedremo ostentare
in un cielo
che a volte volteggia
invano.
Metafore e punti di riflessione sono il fulcro dei versi di Quore
L’ANGELICA LAGO
Svelati
di misteri inconsueti
ranocchio di vecchi stagni
Alberga fra le rive
il sogno inspiegabile
di cento giorni.
Una barca incagliata
mi ricorda una vita
La scarpa rotta che galleggia
i passi perduti per assecondarla.
Ho un mistero da svelare:
l’amore per il tempo che tace
adombrato di smaniosi ricordi
Cammino a ritroso
fra le fronde
di notte.

Claudio Spinosa ci introduce in un mondo affascinante non solo perché lontano da noi sia in senso geografico sia come mentalità ,cultura e tradizione ma anche perché pieno di quel fascino delle cose sconosciute che ci attraggono e respingono in un misto di interessi ma anche di esitazioni. Molte volte non siamo disposti a intraprendere nuove strade per timore del cambiamento. E’ al cambiamento che ci invitano i versi di Claudio Spinosa perché trasfondono in mondi in mondi fino all’infinito in una rincorsa che può perderci ma anche esaltarci in un rinnovamento vitale.

Nel 1968, in occasione della consegna del premio Nobel per la letteratura, il vincitore, lo scrittore giapponese Yasunari Kawabata (1899-1972), tenne un discorso che è ancor oggi considerato un importante punto di riferimento per la comprensione della tradizione letteraria del Giappone.

In quel discorso, intitolato Il Giappone, il Bello ed io (o meglio: La tradizione estetica giapponese da cui provengo), Kawabata cercò di spiegare in che cosa consiste la bellezza letteraria giapponese, senza però dirlo esplicitamente, in piena coerenza proprio con la tradizione estetica cui apparteneva. Lo fece citando non i romanzi, che pure abbondano nella produzione letteraria nipponica, bensì soltanto dei poemi. E non opere dei grandi poeti, ma poemi scritti da monaci buddhisti, iniziando con una poesia di Eihei Dōgen (1200-1253), il monaco che fondò la scuola Zen Sōtō:
In primavera i fiori,
d’estate il cuculo,
in autunno la luna,
d’inverno la neve,
e il suo freddo fulgore.

Non è, come potrebbe sembrare, una semplice poesia naturalistica, e il suo stesso titolo, Il volto originario, lo conferma. È l’espressione in versi della realtà ultima, la realtà così com’è nella quale siamo immersi ogni giorno e noi occidentali non ce ne accorgiamo .
Claudio Spinosa fa di tutto con i suoi versi per ricordarci che questa immersione esiste, è reale ,basta solo disvelarla per aiutare la vita ad essere vissuta nel modo più giusto e più pieno con queste poesie che prese tra le sue innumerevoli sono un esempio dello stato dell’arte .

***
Ho visto
vecchie maschere galleggiare
in cerca d’identità
Mentre i fulmini danzano
in un cielo roboante.

***
Canna in clicine
a sorreggere pensieri
Una sol vita

***
Iperuranio
Ipermercati
Anime in delirio
Spostamenti incostanti
Altari desueti
su cui scivolano menzogne
Le viole negli stagni
Profumo forte di caffe’
Immaginiamo che un giorno
scioglieremo l’Immacolato inganno
veleggiando a ritroso
fra l’erede del cielo
e l’umore diletto del mare.

***
Blu elementare
il dio del cielo nudo
quale liberta’

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