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Decreto sisma, la svolta non c’è

Luci e ombre del Decreto sisma. Quello che serve ancora per la ricostruzione.

L’AQUILA – Il Decreto sisma approvato dal Consiglio dei Ministri comincia a dare risposte alla ricostruzione post sisma ma non basta. Serve un occhio più attento al terremoto 2009 e ulteriori impulsi.

Salutato con favore più o meno generale, il “punto di forza” del Decreto sisma approvato in Consiglio dei Ministri appare quello relativo al taglio del 60% per quanto riguarda la restituzione delle tasse sospese a seguito del sisma 2016 in Centro Italia. Restituzione comunque dilazionata nei prossimi dieci anni. Una “vittoria” – già contesa dalle parti politiche – che rappresenta senz’altro un momento importante in ottica ricostruzione, insieme agli altri contenuti del decreto. Tra i principali, la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2020, agevolazioni per i bilanci comunali e strumenti per accelerare le pratiche di risarcimento. Procedura accelerata anche per la ricostruzione privata, basata sulla certificazione redatta dai professionisti e controlli a monte solo per un campione del 20% e non più sul totale. Per la ricostruzione pubblica, priorità alle scuole.

Un pacchetto che il presidente dell’Ance L’Aquila, Adolfo Cicchetti giudica «positivo anche se il decreto sisma non è ancora risolutivo. Si sono fatti passi avanti sullo snellimento di alcuni iter. La procedura per l’erogazione del contributo, ad esempio, – spiega il presidente Cicchetti al Capoluogo.it – anche se da perfezionare, è oggetto di una revisione semplificativa che rafforza il ruolo e le responsabilità di ogni componente della filiera che si riappropria in questo modo delle specifiche competenze. Si ottimizza così la farraginosa procedura che aveva di fatto bloccato la ricostruzione 2016. Bene dunque, anche se il provvedimento della svolta, che ancora attendiamo, sarà quello che aumenterà le unità di personale addetto alla ricostruzione. Un incremento che attendiamo anche per la ricostruzione 2009 alle prese con una difficile conclusione.  Preoccupa a questo proposito anche la riprogrammazione delle risorse in scadenza e l’ottenimento di risorse aggiuntive. L’attesa svolta per entrambi i crateri, in ogni caso, ancora non c’è».

Una svolta che non c’è soprattutto per il cratere 2009, come sottolinea al Capoluogo.it il segretario generale di Apindustria Provincia dell’Aquila, Massimiliano Mari Fiamma: «Per quanto riguarda il cratere 2009 mancano dei “pezzi” e siamo ovviamente in attesa di qualcos’altro. Per il resto, è positivo essere riusciti ad avere delle certezze in più, ma non credo che quanto emerso fino ad ora sia sufficiente per far ripartire la ricostruzione ai ritmi che speravamo. Ad ogni modo, le esperienze precedenti ci hanno fatto capire che queste questioni non si esauriscono con un decreto, ma hanno percorsi un po’ più tortuosi, attraverso diversi strumenti. Ci sono comunque cose positive, soprattutto la misura sulla restituzione delle tasse, che stavamo aspettando e sono arrivate. Stiamo lavorando sul territorio a una serie di emendamenti che riguardano soprattutto il blocco della ricostruzione 2009». Capitolo a parte, quello degli stanziamenti: «Abbiamo previsto che nel 2021 saranno finiti i 6 miliardi messi allora a disposizione dal ministro Barca, ma non si sta ragionando su quello che avverrà dopo, considerato che per cifre così importanti bisognava già cominciare a capire dove andare a prendere i nuovi fondi, almeno altri 6 miliardi che servono per la ricostruzione, considerando che quella pubblica è ferma».

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