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Procreazione assistita a L’Aquila, si marcia per il secondo livello

Procreazione assistita all'ospedale San Salvatore: è in fase di sblocco l'iter burocratico che impedisce a oggi l'attuazione delle tecniche di secondo livello. Si riaccende la speranza nelle 37 coppie in lista di attesa da marzo.

Manca poco per l’attuazione del secondo livello che consentirà di effettuare la procreazione assistita extrauterina presso l’ospedale San Salvatore dell’Aquila.

Il centro di procreazione assistita presso l’ospedale aquilano è diretto dal professore Franco Lisi, di origini aquilane.

Il professore Franco Lisi, che per la procreazione assistita ha diretto diversi centri nella sanità privata, nel 1990 ha fatto parte dell’équipe diretta dal professore Simon Fishel che ottenne la prima gravidanza al mondo iniettando uno spermatozoo in un ovocita con micromanipolatore.

Le coppie con problema di infertilità in Italia sono una su quattro; presso il nosocomio dell’Aquila è già possibile effettuare da marzo scorso la procreazione assistita con il primo livello, ovvero la procreazione intrauterina.

Nel centro dalla sua apertura ci sono state una media di visite a otto coppie nuove ogni settimana: a oggi invece sono 37 le coppie che attendono in lista per avere il secondo livello.

Dopo una serie di segnalazioni al Capoluogo.it da parte di alcune coppie che sono in attesa di poter effettuare l’intervento che gli consentirà di diventare genitori e che avevano fatto presente che il secondo livello fosse bloccato, sembra che l’iter burocratico che ne impedisce l’attivazione si stia sbloccando.

Lo ha detto al microfono del Capoluogo.it il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.

“Mancano solo alcune autorizzazioni di natura burocratica – ha detto il sindaco – siamo in stretto contatto con il professore Lisi e contiamo di risolvere questi ultimi impedimenti al più presto. È un passo importante che consentirà al nostro ospedale di diventare centro di riferimento anche extraregionale, fornendo a tante coppie gli strumenti utili per coronare il sogno di diventare genitori”.

La sanità abruzzese sta vivendo un momento di cambiamenti importanti, che la pone al passo con i tempi attraverso una serie di formule sinergiche, grazie a un lavoro di alta professionalità svolto dai nostri medici”.

Dello stesso avviso anche il nuovo manager della Asl 1, Roberto Testa.

“Ho ricevuto recentemente le carte autorizzative che consentiranno di mettere in moto la macchina per la dea di secondo livello per la procreazione assistita. A riguardo sono stati aperti anche dei tavoli ministeriali insieme alla Regione Abruzzo. A breve contiamo di avere la determina finale per arrivare a fare dama su una tematica importante che darà alle coppie in attesa di poter fare un figlio nuove certezze”.

Soddisfatto anche il professore Franco Lisi.

“Dare una speranza a questa coppie fa del mio lavoro una vera e propria missione. Sono tornato all’Aquila con gioia proprio per sposare questa causa è mi fa piacere il grande interesse da parte delle istituzioni per agevolare il lavoro che svolgiamo in equipe con altre professionalità di spessore”, è il commento rilasciato al Capoluogo.it.

Il centro di procreazione nasce dall’esigenza di dare una speranza alle coppie, sempre più numerose che non riescono ad avere figli naturalmente.

Dal punto di vista normativo per quanto riguarda l’utilizzo delle tecniche per la procreazione, c’è anche una legga, la la 40 del 2004, che prevede l’obbligo di seguire un criterio di gradualità, ovvero cominciando sempre dalle meno invasive.

Le tecniche totali per la procreazione assistita sono tre: ci sono le tecniche di primo livello, adatte a casi di sterilità considerata “inspiegata” e prevede delle lievi stimolazioni ormonali, i monitoraggi ovarici per rapporti mirati e l’inseminazione intrauterina con gli spermatozoi del partner.

Poi ci sono le tecniche di secondo livello da utilizzare ad esempio in caso di alterazioni del liquido seminale o di malformazioni di utero e tube, che consistono essenzialmente nella Fivet (fecondazione in vitro degli ovuli, trasferiti in seguito nell’utero (Fivet) e nella Icsi (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo).

Per i casi di infertilità ritenuti “severi”, come quando non sono presenti spermatozoi nell’eiaculato, subentrano le tecniche di terzo livello, complesse e realizzate sotto anestesia generale.

Le procedure di terzo livello consistono nel prelievo microchirurgico dei gameti dal testicolo o degli ovociti per via laparoscopica.

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