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Unione Rugby L’Aquila, addio mia bella signora

83 anni di storia del Rugby aquilano cancellati con un solo colpo di spugna.

L’AQUILA – L’Unione Rugby L’Aquila saluta la Serie A. Pagina nera nella storia dello sport aquilano. L’editoriale a cura di Fulgo Graziosi.

Prendo in prestito alcuni versi di una vecchia canzone per celebrare i funerali di una “Bella Signora” dello sport aquilano, deceduta nell’ospizio in cui era stata relegata dalla ignavia degli amministratori locali, delle istituzioni, degli operatori economici e degli stessi cittadini.

A questo punto, cara Signora, “la commedia è inutile,/ti leggo in fondo al cuore,/quello che vuoi nascondermi/sta scritto in fronte a te”. È vero. Quello che questa gloriosa società e i giocatori che hanno reso grande e nota la città e il sodalizio è racchiuso in queste poche parole. L’inutilità di fare polemiche, perché i fatti sono lapalissiani. Non hanno bisogno di ulteriori commenti. L’amarezza che tutti gli ex giocatori hanno nel cuore è palesemente evidenziata nelle espressioni dei loro visi.

Appare quanto mai inutile ogni sforzo per nascondere tutto il severo senso critico e il risentimento nei confronti di tutte quelle persone evanescenti e incapaci di metabolizzare gli interessi e le aspirazioni dei giovani. Tutto quello che provate lo portate scritto in fronte.

Ottantatré anni di storia del Rugby Aquilano cancellati con un solo e improprio colpo di spugna.

Nei tempi passati, quando tutto era impostato sul metro amatoriale, molte persone il venerdì sera o il sabato mattina, passando nei pressi del bar Scataglini, si fermavano dinanzi a un tavolo dove era seduto un robusto signore con i baffi. Chiedevano: “Quanto ti manca?”. “Mi trovo a buon punto. Quasi alla metà”. Senza parlare. Senza fare cenni, quei “Signori” mettevano le mani in tasca e facevano scivolare, con discrezione, la propria offerta sul tavolo. Mille ringraziamenti e una manata sulla spalla accompagnata da un immenso sorriso, attraverso il quale si manifestava, con grande affetto, la personale collaborazione.

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Oggi, questi valori non esistono più. Specialmente nei luoghi comuni degli ambienti pubblici, dove gli uomini, per apparire importanti, scelgono “l’immaginario”. Cioè un qualcosa privo di fondamento o di corrispondenza con la realtà.

Sorge spontanea una considerazione, meglio ancora un interrogativo. Sono stati trovati migliaia di euro per questi spettacoli e non è stato possibile trovare pochi spiccioli per l’Aquila Rugby? È una vergogna. Una vera nota negativa per un’amministrazione che non è in grado di capire che lo sport è il veicolo portante del turismo e della cultura di un intero territorio, se non addirittura di tutta la regione.

Una volta la città di Federico era nota nel Paese per la prestigiosa Società dei Concerti, per il teatro Stabile, per la nomea di città degli studi, per il Rugby e per il terremoto. Concerti e Teatro sono stati ridotti alla fame. Gli studenti, specialmente gli universitari stentano ad avvicinarsi al locale Ateneo per gli esosi fitti, senza che l’amministrazione pensi a mettere a disposizione dei giovani, a prezzi sociali, i numerosi immobili di proprietà, compreso quelli del progetto CASE. L’ultima riprovevole azione l’ha commessa con il soffocamento, senza alcun pentimento, dell’Aquila Rugby.

Forse questo sport, tanto amato dai giovani aquilani, è ritenuto da qualcuno non troppo “aristocratico” e, perciò, potrebbe nuocere alla città, alla quale è rimasta soltanto la notorietà per il terremoto.

Il silenzio che regna intorno alla cancellazione del Rugby dallo scenario nazionale è preoccupante. Praticamente ne è stata decretata la morte, pensando direttamente alla celebrazione del funerale.

Credo, con rammarico, che abbiamo creato un mondo in cui il funerale è più importante del morto. Stiamo vivendo, purtroppo, la cultura del contenitore che addirittura disprezza il contenuto. Alcuni, con la speranza di ricominciare, affermano che il tempo possa guarire le ferite. Non sono dello stesso avviso. Le ferite restano. La mente, col tempo, le cicatrizza, facendo diminuire il dolore. Le cicatrici, però, non se ne andranno mai. Resteranno sempre lì, indelebili, nel cuore di tutti i cittadini. Nel buio della mente di chi si appresta a celebrare il funerale dell’Aquila Rugby, mi auguro che ci sia la luna sul sentiero notturno di chi porta i fiori.

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