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Lampedusa, il sindaco accoglie appello professore Univaq

Dopo i funerali dei naufraghi morti in mare, il il sindaco di Lampedusa accoglie da Francesco Barone il drammatico appello del premio Nobel per la Pace 2018, Mukwege.

Lampedusa, il sindaco accoglie appello professore Univaq

L’AQUILA – “Condivido le parole contenute nel documento di Denis Mukwege. Esprimo solidarietà al popolo congolese. Credo sia necessario portare avanti, tutti insieme, le idee di pace, di fratellanza e di uguaglianza, nel rispetto dei popoli e del genere umano. Necessita uno sforzo comune nel battersi per la pace. Continueremo come amministrazione di Lampedusa nell’azione di sostegno alle persone martoriate, con la speranza che fosse da stimolo anche per l’Europa”.

Così il sindaco dell’isola, Salvatore Martello, ricevendo oggi da Francesco Barone, professore all’Università dell’Aquila, il drammatico appello alla comunità internazionale che nel gennaio scorso gli ha consegnato il premio Nobel per la Pace 2018, Mukwege, che ha denunciato una catastrofe umanitaria in atto in Congo, con centinaia di migliaia di donne violentate, oltre quattro milioni di sfollati e sei milioni di morti.

Barone, che da vent’anni porta avanti progetti umanitari in Africa, nei giorni scorsi ha raggiunto Lampedusa su invito del primo cittadino e mercoledì ha partecipato ai funerali delle 13 vittime del naufragio avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 ottobre.

Oggi, nella sede del Municipio, ha ricevuto una maglietta con l’hashtag “Iamfisherman”, Io sono un pescatore, e un gagliardetto della città, e l’amministrazione lo ha ringraziato per il suo impegno in favore della pace.

“Bisogna fare presto, occorre aiutare queste persone perché questo dramma finisca. Basta, i politici si sveglino!”, ha detto il prof, denunciando una “situazione è straziante”.

“Ho incontrato molte associazioni e tanti volontari, ascolto racconti di dolore in Libia ma non solo – ha aggiunto Barone – . Fanno viaggi sperando in condizioni di vita migliori, provengono da Africa, Asia e Siria, luoghi di guerra”.

“Le condizioni qui a Lampedusa non sono quelle che si vedono in tv. I dolori e le emozioni sono molto più forti. Ti lasciano senza fiato, senza respiro” conclude il prof. Barone.

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