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Concorso Ater, “Io, nell’esercito dei senza lavoro”

Concorso Ater, lettera aperta di una lettrice alla redazione del Capoluogo. Era tra gli aspiranti a un posto dei 4 disponibili.

L’AQUILA – Concorso Ater, dopo gli approfondimenti del Capoluogo su “nomi noti” e direttamente collegati a personaggi politici del territorio, arriva alla nostra redazione la lettera aperta di una lettrice.

La donna ha preso parte alla selezione per i quattro posti di amministrativi, aperti dal bando di concorso. 

“Io, nell’esercito dei senza lavoro che si arrangia come può.
Io con una laurea inutile? Faccio parte dei 121 aspiranti ai 4 posti del concorso Ater, mi armo di coraggio e chiedo alla responsabile del procedimento come posso prepararmi sui quiz. Mi viene risposto molto genericamente: ‘I quiz saranno di cultura generale e psico-attitudinali’. Sul bando c’è un trafiletto che dice tutto e niente sulle prove, senza una bibliografia su cui prepararsi”.

“La mattina del concorso dall’emozione rompo la penna e perdo un minuto prezioso dei trenta a disposizione per le trenta domande. Risultato, 21 domande esatte su trenta, passano quelli con 22, e più giovani di me”.

“Un curriculum il mio di tutto rispetto, con due corsi di perfezionamento post- laurea, diverse pubblicazioni ed esperienze lavorative regresse, molto qualificanti. Uno dei pochi concorsi a cui posso partecipare con una laurea umanistica, il concorso è per diplomati. Dieci anni di precariato, con lavori a tempo determinato, ripetizioni, supplenze e quant’altro, nel panorama della nostra città”.

Concorso Ater, le ragioni di una protesta

“Scrivo perché vorrei che la mia terra desse pari opportunità a tutti. Io per fortuna ho una famiglia solida alle spalle, dove si gioca tutti per uno e uno per tutti, che mi ha dato la forza di andare avanti – malgrado le difficoltà – di vivere questi tempi difficili e di restare nella mia città, che di lavoro ne offre così poco. E mi auguro che i sospetti siano infondati, perché io faccio parte dei senza lavoro, di chi lo cerca onestamente e passo per una che non chiede ma dà. Non faccio parte dell’esercito dei portaborse, figli o nipoti di… che prima o poi si sistemano”.

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