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Cinema Zeta, appuntamenti, cineforum e aperitivo

Cinema Zeta propone due appuntamenti di Cineforum: Cineclub con ingresso gratuito per i nuovi tesserati 19/20 a cura di Pier Cesare Stagni

Cinema Zeta propone due appuntamenti di Cineforum: Cineclub con ingresso gratuito per i nuovi tesserati 19/20 a cura di Pier Cesare Stagni

Giovedì 10 ore 20

La mafia non è più quella di una volta

Giovedì 17 ore 20

Martin Eden

L’aperitivo? Lo offre Cinema Zeta

 

La mafia non è più quella di una volta

dal 10 ottobre

Attenzione: la replica del 20 ottobre potrebbe subire variazioni di orario

 

Nel 2017, a 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, Franco Maresco decide di realizzare un nuovo film. Per farlo, trova impulso in un suo recente lavoro dedicato a Letizia Battaglia, la fotografa ottantenne che con i suoi scatti ha raccontato le guerre di mafia, definita dal New York Times una delle “undici donne che hanno segnato il nostro tempo”. A Letizia, Maresco sente il bisogno di affiancare una figura proveniente dall’altra parte della barricata: Ciccio Mira. “Mitico” organizzatore di feste di piazza, nei pochi anni che separano questo film da  Belluscone – Una storia siciliana Mira sembra cambiato, forse cerca un riscatto, come uomo e come manager, al punto da organizzare un singolare evento allo Zen di Palermo, “I neomelodici per Falcone e Borsellino”. Eppure le sue parole tradiscono ancora una certa nostalgia per “la mafia di una volta”.Nell’anno in cui nelle sale è arrivato con successo il film di Bellocchio su Tommaso Buscetta e al Biografilm si è visto un interessante documentario sulla grande fotografa, Maresco presenta Letizia Battaglia con uno sguardo partecipe e critico (anche nei suoi confronti) di quanto sta avvenendo. La memoria dei due magistrati che lei ha conosciuto sta ormai in bilico tra la celebrazione rituale e l’oblio quando non è presente addirittura il disprezzo. Maresco sa come farcelo percepire con la consueta mancanza di filtri edulcoranti.

Mira rischia però di attrarlo troppo nelle sue spire di serpente incantatore. La sua spudorata ignoranza, la sua reticenza calcolata, il suo saper sfruttare artisti di scarso talento per mettere in scena ‘eventi’ che di evento hanno ben poco lo attraggono al punto di concentrare la parte centrale del film sull’organizzazione e realizzazione del concerto per Falcone e Borsellino che diventa la sagra dello squallore.

L’occhio scettico della telecamera sa cogliere e mettere in luce ogni dettaglio di questo ludibrio (parola di cui Mira equivocherebbe sicuramente il significato non comprendendola). Rischia però di farsi prendere la mano nel ritrarre il giovane cantante neomelodico divenuto disabile dopo un incidente che l’impresario sfrutta ma che Maresco non smette di andare a cercare anche quando un senso del pudore (inteso nel senso alto del termine) avrebbe suggerito di agire altrimenti.

 

Martin Eden

dal 12 ottobre

Martin Eden è un marinaio di Napoli con una grande fame di vita e un coraggio incontestabile. Per aver salvato Arturo Orsini da un violento pestaggio, Martin viene accolto con riconoscenza dalla famiglia del ragazzo e presentato alla sorella Elena. È amore a prima vista, e il desiderio di “essere degno” di Elena spinge Martin a istruirsi (anzi, per usare le sue parole di marinaio fermo alla licenza elementare, di “impararsi”) facendo tutto da solo, leggendo voracemente e assorbendo, con la sua grande intelligenza naturale, ogni dettaglio di ogni disciplina affrontata. Emerge così il suo talento più profondo: quello per la scrittura. Ma la scrittura, almeno inizialmente, non paga, perché gli sforzi letterari di Martin vengono rifiutati dalle redazioni che respingono ogni suo saggio, racconto o poesia, troppo nuovi e diversi per i gusti standardizzati. E per Elena e la sua famiglia borghese la mancanza di una “posizione” è un problema, o meglio, una pecca imperdonabile.

Liberamente ispirato al romanzo più celebre dello scrittore americano Jack London, il  Martin Eden di Pietro Marcello sposta l’azione da Oackland a Napoli, stratificando ulteriormente una vicenda che già nella narrazione originale mostrava infiniti livelli di lettura.

Dunque Marcello intercala alle scene di finzione, ambientate durante i primi dell’Ottocento, materiali di repertorio tratti da numerosi archivi (uno almeno, quello dei due bambini che ballano, già visto al cinema) in epoche diverse, con grande libertà di movimento e la capacità di giustapporre le vicende narrate da London alla condizione sempiterna di una Napoli insopprimibilmente vitale anche a fronte di condizioni economiche punitive. La color correction e la colorizzazione dal bianco e nero originale, ad opera degli abili tecnici dell’Istituto Luce, aggiunge livelli cromatici a quelli filmici e letterari di una sceneggiatura (dello stesso Marcello con Maurizio Braucci) che è la vera spina dorsale del film.

Il montaggio è preciso e veloce (anche se si sente la mancanza del gusto selettivo di Sara Fgaier, questa volta sostituita al fianco di Marcello dalla francese Aline Hervé e da Fabrizio Federico). La fotografia e la scenografia sono, opportunamente, affidate a mani diverse per le parti in cui Martin è giovane e quelle in cui ha raggiunto l’età adulta: perché anche il romanzo originale è diviso nettamente in due, l’entusiasmo giovanile del protagonista e il disincanto dell'(anti)eroe “cresciuto”. Il problema semmai è che mentre nella prima parte Luca Marinelli è perfettamente credibile nei panni del protagonista incolto ma pieno di vita e di volontà di apprendere, nella seconda la sua caratterizzazione risulta artefatta e sopra le righe, complice anche un pessimo hairstyling.

La storia di Martin Eden è notoriamente quella semiautobiografica di Jack London, autodidatta arrivato al successo letterario solo dopo una serie infinita di lavori umili, e probabilmente corrisponde a qualche elemento personale della vita di Pietro Marcello, anche lui cresciuto con grande fatica solitaria all’interno di un’industria cinematografica che premia più spesso il franchising che la visione originale. Così come Martin Eden racconta un’audacia frustrata, Marcello manovra con spregiudicatezza la cinepresa inseguendo le peripezie di un autore incompreso, e si prende continue libertà registiche nella forma sincopata della narrazione, che sceglie gli eventi salienti e li allinea con la frenesia che àgita il protagonista, senza preoccuparsi di fornire spiegazioni che aiutino lo spettatore nel seguire la trama.

Luca Marinelli è un Martin Eden ideale, con quello sguardo leggermente allucinato che rende comprensibili le accuse di “megalomania” rivolte dai placidi borghesi adagiati nel proprio intoccabile benessere. Meno adatta nei panni di Elena Orsini Jessica Cressy, il cui accento francese non è mai giustificato, che fa rimpiangere l’intensità espressiva della fisicamente simile Vicky Krieps ne  Il filo nascosto. Più ancora che Carlo Cecchi nei panni di Russ Brissenden (perché sono stati mantenuti in inglese solo il suo nome e quello di Martin?) sono straordinari i ruoli di contorno, affidati ad attori del palcoscenico napoletano: Autilia Ranieri (Giulia, la sorella di Martin), Gaetano Bruno (il giudice Mattei), e soprattutto la meravigliosa Carmen Pommella (Maria). Chiude il cerchio il sempre efficace Marco Leonardi, qui nel ruolo del marito di Giulia. Straordinario anche il commento musicale che mescola Debussy a Teresa De Sio con altrettanta libertà di quella con cui Marcello unisce immagini girate oggi e ieri.

 

 

Info e prenotazioni
086267335
329 7488830


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