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5 ottobre 2019 – Giornata mondiale degli insegnanti

Una giornata dedicata alla riflessione sull'importanza educativa del ruolo docente, ma anche un momento che fa memoria di quanto l’ONU discusse e decise nel 1966 a Parigi.

5 ottobre 2019 – Giornata mondiale degli insegnanti

Oggi si celebra, come ogni anno, la Giornata mondiale degli insegnanti.

Una giornata dedicata alla riflessione sull’importanza educativa del ruolo docente, ma anche un momento che fa memoria di quanto l’ONU discusse e decise nel 1966 a Parigi.

Nel testo delle Raccomandazioni che l’ILO/UNESCO elaborò 53 anni fa sul profilo docente, si scrive: “Dovrebbe essere riconosciuto che il progresso dell’insegnamento dipende in gran parte dalla qualificazione e dalla competenza del corpo insegnante e anche dalle qualità umane, pedagogiche e professionali di ciascuno dei suoi membri.“

«La condizione degli insegnanti dovrebbe essere commisurata ai bisogni dell’educazione, alle finalità e agli obiettivi che ci si prefigge di raggiungere in questo settore, per realizzare i quali bisogna che gli insegnanti godano di un giusto status e che la professione docente sia circondata dalla considerazione pubblica che merita. (Raccomandazione ILO/Unesco, punto XII, 1966)» dichiara l’ANFIS Associazione Nazionale Formatori e Insegnanti Supervisori.

«Il condizionale non è casuale: quel “dovrebbe” suona come un monito pesante alla politica italiana, che non ha saputo declinare, in oltre 50 anni, questi fondamentali principi guida con interventi concreti per qualificare le competenze degli insegnanti e per dotarli di un giusto status.»

«L’Obiettivo 4 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo Sviluppo sostenibile è intitolato Istruzione di qualità. La formulazione del nuovo testo ONU torna nuovamente sul concetto che gli insegnanti devono (dovrebbero…?) essere riconosciuti come soggetti decisivi, questa volta, per l’attuazione dell’Agenda 2030. Il contributo dei docenti è il principale strumento capace di fornire  un’educazione di qualità, equa, inclusiva. La via maestra per dare reali opportunità di apprendimento ai cittadini, per ridurre analfabetismo e abbandono scolastico, per innalzare i livelli minimi di scolarizzazione con effetti diretti e indiretti sulla qualità della vita e sullo sviluppo sostenibile.» prosegue l’ANFIS.

«Insegnanti al centro anche per il neo-ministro Fioramonti, il quale, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico, ha dichiarato: “un buon insegnante costa, ma un cattivo insegnante costa moto di più”, concetto già espresso anni fa da Derek Bok (Harward University: “Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate con l’ignoranza”).»

«Ma cosa si intende fare per far sì che i nuovi insegnanti siano davvero “buoni insegnanti”? Che dire del fatto che in Italia, oggi, manca ancora un percorso strutturato e stabile per la formazione iniziale dei docenti di scuola secondaria? E che dire, ancora, del fatto che nemmeno un anno fa si è proceduto a un approssimativo smantellamento di ogni possibile collaborazione fra scuola e università per la formazione iniziale degli insegnanti secondari, e si è cancellato il tirocinio come esperienza formativa, un passaggio necessario ed essenziale all’inizio di ogni professione ad alta qualificazione?»

«Troppo  spesso le soluzioni ai problemi della scuola sono disegnate da chi è esterno ad essa e l’ha vissuta solo in tempi, ormai  lontani, come studente. I docenti e gli studenti vivono la scuola e nella scuola ogni giorno, ne conoscono a fondo i problemi. Sono loro a ideare e realizzare l’innovazione, con nuovi percorsi che rivoluzionano il sistema e non si limitano a navigare nel mondo dell’utopia.»

Come si può, allora, pensare di escludere gli insegnanti da una diretta e qualificata collaborazione alla formazione dei loro colleghi più giovani?

«Nella pratica della formazione iniziale all’insegnamento il tirocinio ha rappresentato il terreno fecondo per questa contaminazione fra pratica didattica e sapere professionale, oggi possibile solo per la formazione degli insegnanti di scuola dell’infanzia e della scuola primaria, non per quelli di scuola secondaria.»

«Invitiamo Politica e Amministrazione scolastica e universitaria a riflettere su quale futuro possa essere assicurato all’insegnamento in Italia se agli young teachers di scuola secondaria non viene nemmeno offerto un convincente percorso di accesso alla professione che li prepari in modo specifico e qualificato.»

«I “buoni insegnanti” gentile ministro, non si improvvisanoconclude ANFIS -: si preparano, si aiutano, si accompagnano e si pagano. Fatelo bene, fatelo presto. Ancora una volta, come molte altre, insisteremo e faremo la nostra parte, come Associazione professionale di insegnanti impegnati nella formazione, per ottenere ragione di questo impegno.»

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