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Il calzolaio aquilano Michele, una storia tra arte e mestiere

La storia d'amore e passione dello storico calzolaio aquilano Michele di piazza della Prefettura: "il nostro non è solo un mestiere, è arte e passione!".

Il calzolaio aquilano Michele è un volto noto nella storia degli artigiani aquilani, con la sua bottega che si trovava – fino al terremoto – a Piazza della Prefettura.

Nei tempi antichi, fin dal Medioevo, i calzolai, conosciuti anche come ciabattino, erano raggruppati in corporazioni di persone e avevano anche un santo patrono, San Crispino.

È riconosciuto come uno dei mestieri più antichi: un lavoro a volte difficile, fatto di precisione e pazienza, che rientra in quelle mansioni forse oggi un po’ dimenticate.

Dimenticate e soppiantate anche dal low cost, per cui si tende a buttare, piuttosto che cercare di riparare.

Ma non per lo storico calzolaio Michele Gaggiano, aquilano ormai d’adozione e foggiano di origini, che da più di 30 anni ripara scarpe, accessori in pelle e duplica chiavi, sempre con il sorriso.

Non è solo nella sua attività: con lui il figlio Valentino e la moglie Gina, importante in questa storia che si intreccia tra Puglia e Abruzzo, in una sorta di transumanza al contrario fatta di amore e passione.

Il Capoluogo.it è andato a scoprire la loro storia, tra profumo di colla e di pelle, tra cumuli di scarpe da riparare e borse da sistemare.

“Ero venuto all’Aquila per fare il militare – ricorda Michele al microfono del Capoluogo.it – e un giorno incontrai Gina, Fu subito amore, non solo per lei ma anche per questa città e allora ho deciso di restare e provarci!”.

Prima dell’esperienza da militare, Michele lavorava già come calzolaio presso i magazzini Standa nella sua città, e una volta ottenuto il trasferimento, per alcuni anni, prima di mettersi in proprio ha continuato nel suo certosino lavoro di riparazione di scarpe e affini presso i magazzini dell’Aquila, su corso Federico II.

Nel 1999 l’apertura della sua bottega artigiana, in piazza della Prefettura, chiusa, in maniera forzata, a causa del terremoto del 6 aprile 2009. Oggi Michele e la sua famiglia lavorano sul piazzale della Meridiana.

“Sembra davvero passata una vita – continuano Michele e Gina – e andando avanti ci siamo appassionati sempre di più, fino a decidere di coinvolgere anche nostro figlio Valentino, che frequenta la bottega fin da bambino. Oggi è la nostra colonna portante, è colui che porterà avanti il lavoro di tanti anni, sempre con la stessa passione e l’onestà con cui abbiamo fidelizzato tanti clienti“.

Il calzolaio, un mestiere per combattere la crisi

Un mestiere quello del calzolaio che rispetto alla crisi economica generale va un po’ al contrario, perchè ovviamente, quando si risparmia, si tende a buttare meno e  a cercare di tirare con quello che si ha.

“Abbiamo notato negli anni che le persone buttano meno – spiegano – e portano le scarpe e gli accessori che si possono sistemare. Dietro una scarpa spesso c’è anche una storia, specie se si tratta di una calzatura da donna, fatta magari di un desiderio o legata a un occasione importante“.

Si sa, le scarpe sono il feticcio e l’ossessione di ogni donna; la stessa Sarah Jessica Parker, ovvero Carrie Bradshaw in “Sex and the City”, non faceva mistero della sua passione per le calzature, affermando che, “ci sono due cose di cui non ne hai mai abbastanza. Buoni amici e buone scarpe. Ho speso 40.000 dollari in calzature e non ho un posto dove vivere?? Sarò ridotta letteralmente ad abitare nelle mie scarpe”.

Il calzolaio e “tritticone” : ripartire dopo il 6 aprile 2009

Un mestiere, il loro, che non si è fermato nemmeno a causa del terremoto del 6 aprile 2009, quando è arrivato “tritticone”, così Michele ha definito il sisma.

“Eravamo preoccupati come tutti, ovviamente impensabile all’epoca di tornare in centro, ma è stato proprio l’affetto di amici e clienti a spingerci a riprovarci ancora e a non pensare nemmeno per un minuto di andar via  dall’Aquila”.

“Hanno cominciato a chiamarci da subito – continua Gina –  per sapere dove e quando avremmo riaperto. Adesso qui stiamo bene, poi vedremo cosa vorrà fare anche Valentino”.

Per Valentino un’eredità importante, che spera anche di “contagiare” ai suoi figli, oggi piccolissimi. “Saranno liberi di fare ciò che vorranno, certo per me sarà bellissimo potergli insegnare qualcosa. Noi amiamo ciò che facciamo, io qui dentro posso dire di esserci nato e quando c’è passione non è solo un lavoro, ma una sorta di missione, quella di rendere felici i nostri clienti”.

 

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