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Valerio Benedetti, a Torino la ricerca parla un po’ aquilano

Parla aquilano quest'anno la Notte dei ricercatori di Torino con la presenza del dottorando Valerio Benedetti, studioso di malattie cerebrali rare.

Valerio Benedetti è un ricercatore aquilano – un dottorando per la precisione – e sarà a Torino per la notte dei ricercatori, nell’evento parallelo a quello che si svolgerà a L’Aquila.

Valerio Benedetti ha 30 anni ed è originario di Rocca di Mezzo: si è laureato in Biotecnologie mediche presso l’Ateneo dell’Aquila ma la strada del ricercatore era nelle sue corde da sempre.

Il Capoluogo.it ha voluto sentire la voce di Valerio Benedetti, promessa della ricerca “100% Made in L’Aquila”, emozionato e felice di partecipare all’evento di Torino.

La Notte europea dei Ricercatori, in programma anche all’Aquila così come a Torino, ogni anno richiama tante persone, creando un luogo di diffusione della cultura e della ricerca scientifica, in maniera fruibile e “leggera”.

Si tratta di un evento promosso dalla Commissione europea, in contemporanea con oltre 200 appuntamenti in altre città europee e italiane.

La Notte dei ricercatori a Torino è organizzata con il patrocinio di Università, del Politecnico, della Città Metropolitana e Città di Torino e di concerto con la Compagnia di San Paolo e il Sistema Scienza Piemonte, con il supporto dei volontari dell’Associazione Solidarietà Insieme 2010.

Il dottorato che vede impegnato a Torino Valerio Benedetti riguarda la ricerca sulle malattie cerebrali rare.

valerio benedetti

Nella notte europea dei ricercatori Valerio Benedetti parlerà insieme a un team di biologi dello studio dei meccanismi biologici per ripristinare le funzioni degli apparati circolatori.

Un momento per lui importante, “che consente alle famiglie, anche ai bambini di approcciare ai temi scientifici, che spaziano dalla medicina alla fisica passando per la robotica con un linguaggio che diventa accessibile a tutti, utilizzando strumenti come il gioco o le immagini”.

“Sono felice di essere ancora qui, grazie a un lavoro di squadra importante e costruttivo, realizzato insieme a persone preziose come Silvia Di Francia e Chiara Oppendisano di Torino”.

Silvia De Francia è una ricercatrice di Farmacologia all’Università di Torino e Chiara Oppedisano invece fa ricerca nella sezione torinese dell’Infn, l’istituto nazionale di fisica nucleare.

Da L’Aquila a Torino per un dottorato particolare: come mai questa scelta delle malattie rare?

“Ho scelto questo dottorato perchè è una branca che comprende vari spazi che vanno dalla fisica alla medicina. Un percorso di studi che ho sentito mio da subito, come l’abito di buona fattura che ti cuci praticamente addosso. È multidisciplinare e quindi mi mette a contatto con diverse realtà, mi incuriosisce ogni giorno, ed è interessante”.

“Parliamo di malattie rare, ma soprattutto di sistemi complessi per le scienze della vita. Sono studi che stanno consentendo di fare passi avanti a livello mondiale su patologie sconosciute fino a poco tempo fa e che non lasciavano via di scampo”.

In questo periodo si sta occupando di malformazioni cerebrali cavernose, una patologia rarissima e legata alla genetica che colpisce la vascolatura del cervello.

Con il gruppo di ricerca, sta studiando la possibilità di composti che andranno a migliorare la vita dei pazienti, dal momento che per adesso non esiste ancora una terapia efficace.

Cosa ti aspetti da questa notte dei ricercatori?

“È la seconda volta che vi partecipo, mi aspetto la curiosità da parte di chi vorrà venire a trovarci. Non solo coetanei o colleghi di studio, ma anche i più giovani. Non tutti  tutti devono scegliere il settore scientifico come percorso di studi e di vita però conoscere, approfondire, documentarsi è sempre interessante ed è una grande opportunità di crescita. Spero di riuscire ad arrivare al cuore della gente, parlando si di argomenti complessi ma in un’ottica di sviluppare voglia di informarsi”.

Torino quindi anche quest’anno avrà un tocco di “Aquilanitas”; ti manca la tua città?

“Certo, ma proprio perchè sono fiero delle mie origini, è un modo simpatico e alternativo di portare fuori la mia città e non parlare solo di terremoto e ricostruzione, ma di scoperte, di possibilità, e di cose belle. Come ad esempio il nostro ateneo, ricco di possibilità, un luogo dove non solo si studia ma si può fare anche approfondimento”.

 

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