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ENEA vince il quarto premio ALBA per gli studi sul vertical farming

Quarta edizione del premio ALBA: vince ENEA con gli studi sull'agricoltura verticale.

Quarta edizione del premio ALBA: vince ENEA per la ricerca nell’ambito delle innovazioni ecosostenibili.

Nella mattinata di venerdì, presso Palazzo Fibbioni, si è tenuta la quarta edizione del Premio Nazionale Alba, il riconoscimento è stato assegnato ad ENEA, ente di diritto pubblico finalizzato alla ricerca ed all’innovazione tecnologica. “L’associazione ALBA, dal 2007 molto attiva nel campo della divulgazione scientifica in riferimento agli studi legati alla tutela dell’ambiente ed al benessere alimentare, ha come missione il miglioramento della qualità della vita di tutti noi. – così Francesco Fagnani, presidente di ALBA – Abbiamo quindi deciso di assegnare la quarta edizione del premio ad ENEA per i meriti maturati in anni di ricerca nell’ambito delle innovazioni ecosostenibili”. L’associazione ALBA (Ambiente, Lifestyle, Benessere ed Alimentazione) ha istituito l’omonimo premio nel 2014, negli anni il riconoscimento è stato assegnato al professor Giuseppe Fatati, clinico di fama internazionale ed ideatore dell’Obesity Day, all’enciclica Laudato Sì di Papa Francesco ed all’Arma dei Carabinieri.

enea alba

A rendere ENEA meritevole del premio sono stati gli studi portati avanti sulle tecnologie sostenibili ed in particolare sull’agricoltura verticale. Il premio, consistente in un manufatto artistico raffigurante la Porta Santa della Basilica di Collemaggio e realizzato per ALBA dall’orafo Sebastiano Cavalli, è stato ritirato dall’ architetto Gabriella Funaro, responsabile dei progetti di vertical farming portati avanti da ENEA. L’architetto Funaro ha spiegato ad IlCapoluogo.it come si realizza una coltivazione verticale e quali vantaggi comporta.

enea alba

Architetto, cosa si intende per vertical farming?
Il termine vuol dire agricoltura verticale, alla base c’è l’idea che si possa coltivare non più orizzontalmente ma verticalmente. Si tratta di un’idea altamente innovativa che concepisce la coltivazione come un’attività indipendente dal terreno.

Com’è possibile coltivare senza che vi sia disponibilità di terreno su cui seminare?
Il vertical farming permette di coltivare le piante in apposite strutture molto simili a grattacieli, costituite da piani sovrapposti ed asettici dove gli ortaggi possono crescere sotto una luce artificiale e venire irrigati con pochissima acqua.

Tutto il contrario delle normali coltivazioni, che necessitano di essere irrigate in maniera massiccia.
Esatto, l’agricoltura di questo tipo prende il nome di idroponica e consente di far crescere le piante con minimi quantitativi d’acqua. Le faccio un esempio: nell’agricoltura idroponica per ottenere un chilo di lattuga è necessario un litro d’acqua a fronte dei quarantacinque litri necessari per ottenerlo con la classica forma di coltivazione.

Coltivazioni di questo genere possono essere inserite negli spazi urbani?
Le strutture in cui viene praticata l’agricoltura verticale possono essere benissimo inserite negli ambienti urbani, pensi ad un grattacielo che invece di essere abitato da persone è utilizzato per coltivare prodotti alimentari.

Sembra sia solo una questione di prospettiva.
In fin dei conti è proprio così ed è anche una prospettiva conveniente, per ogni ettaro di terreno orizzontale se ne potrebbero ricavare dieci approntando delle coltivazioni verticali, meno costose e più produttive di quelle tradizionali.

Quanto rende una coltivazione verticale?
Il ricorso alla luce artificiale consente di non essere vincolati dal rispetto della stagionalità, si può quindi arrivare ad avere dai tre ai cinque raccolti l’anno senza peraltro doversi preoccupare di eventi atmosferici ed eventuali diffusioni di parassiti.

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