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Di Orio lascia Rebibbia, affidamento ai servizi sociali

L'ex rettore dell'Università degli Studi dell'Aquila, Ferdinando Di Orio, è uscito dal carcere di Rebibbia.

L’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio ha lasciato il carcere di Rebibbia.

Ferdinando Di Orio si trovava nel carcere romano di Rebibbia dove sta scontando una pena di 2 anni e 3 mesi per induzione indebita nei confronti del professor Sergio Tiberti.

Si attendeva in queste ora la decisione del Tribunale del Riesame dopo la richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Di Orio, Mauro Catenacci, del foro di Teramo e Guido Calvi, del foro di Roma, che hanno presentato a luglio un’istanza di scarcerazione con la richiesta di una pena alternativa al carcere: domiciliari o affidamento ai servizi sociali.

Di Orio verrà affidato ai servizi sociali, per adesso è fuori da Rebibbia e si trova nella sua casa romana.

La decisione dell’affidamento ai servizi sociali è stata appresa dagli stessi legali dell’ex rettore.

“Siamo in attesa della decisione che dovrebbe arrivare a breve. Il Tribunale si è riservato e aspettiamo, comunque dalla Procura è arrivato parere favorevole”, è  stato il commento dell’avvocato Catenacci sentito dal Capoluogo.it, poco prima della notizia.

La carcerazione di Di Orio71 anni, è dovuta all’applicazione della legge spazzacorrotti: l’ex rettore era stato condannato a 2 anni e 6 mesi dalla Suprema Corte di Cassazione con l’accusa di induzione indebita nei confronti del professore Sergio Tiberti.

La legge spazzacorrotti prevede per reati di questo tipo l’arresto immediato, con la detenzione in carcere, anche per imputati con più di 70 anni.

Su questa norma è in corso un dibattito che coinvolge anche la Corte Costituzionale e che riguarda in particolare l’applicazione retroattiva o meno della legge.

Il Tribunale di Roma aveva inizialmente condannato l’ex rettore Di Orio, alla pena di 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e 3 anni di reclusione per induzione indebita nei confronti del professor Sergio Tiberti, che secondo la denuncia presentata sarebbe stato costretto a versare all’ex rettore oltre 200mila euro in 10 anni.

La pena è stata ridotta in Corte d’Appello per sopravvenute prescrizioni.

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