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Legge elettorale, la Lega Abruzzo vuole il referendum per il maggioritario puro

La Lega Abruzzo pronta per la campagna per l'abolizione della quota proporzionale attraverso il referendum.

La Lega Abruzzo pronta per la campagna per l’abolizione della quota proporzionale.

«La Lega è pronta a partire da qui in Abruzzo per farsi promotrice, con tutte le altre forze del centrodestra in Regione, della proposta referendaria per l’abolizione della quota proporzionale di due terzi dei seggi così come previsto dall’attuale sistema elettorale per arrivare, finalmente, a un sistema maggioritario puro». A dichiararlo il segretario regionale della Lega Salvini per l’Abruzzo, Giuseppe Bellachioma, per far approvare l’iter che permetterà di votare la proposta referendaria, assieme ad altre quattro regioni italiane, di riforma elettorale. Proposta che deve partire dai rispettivi Consigli regionali attraverso il lavoro nelle commissioni e poi dalla decisione con il voto nelle aule consiliari.

«Nei 630 collegi uninominali – spiega Bellachioma – ogni elettore avrà così la possibilità di conoscere il nome e cognome del candidato che effettivamente poi andrà in Parlamento. Verrà tolta la quota proporzionale per rendere il sistema totalmente maggioritario, come avviene per l’elezione diretta dei sindaci nei nostri comuni. Ci apprestiamo a compiere un atto altamente democratico e costituzionale – evidenzia il segretario regionale di Lega Abruzzo per Salvini – attraverso l’indizione di un referendum popolare per deliberare l’abrogazione parziale di una legge elettorale attraverso cinque assemblee regionali. Chiamo al senso di responsabilità il centrodestra abruzzese – conclude Bellachioma – per un iter che mi auguro possa essere concluso entro il mese di settembre, perché il ritorno al proporzionale, come vuole fare il governo Conti bis, sarebbe un ritorno al passato».

«Il piano della Lega in Abruzzo – commenta Sara Marcozzi per il M5S – è ormai chiaro a tutti: pretendono di trattare la nostra Regione a loro uso e consumo, dimenticandosi delle vere priorità dei cittadini. Le dichiarazioni rilasciate alla stampa dal segretario regionale leghista Giuseppe Bellachioma sono sconcertanti. Vorrebbe che il Consiglio Regionale facesse partire immediatamente l’iter per l’approvazione di un referendum sulla legge elettorale nazionale, intasando il lavoro delle Commissioni. In Abruzzo abbiamo i Pronto Soccorso stracolmi di pazienti che devono aspettare ore per un controllo, liste d’attesa infinite, un numero di medici inferiore rispetto al fabbisogno regionale, tempi lunghissimi per la prenotazione di un esame medico, famiglie con persone disabili abbandonate, trasporto pubblico insufficiente, una Giunta che fa l’opposto di ciò che chiede tutto il tessuto economico in materia di autorità portuale e sviluppo economico. Perché su questi temi non mostrano lo stesso zelo che hanno quando li chiama in causa Salvini? È questo che intendevano col ‘Prima gli abruzzesi’ con cui hanno fatto propaganda per tutta la campagna elettorale delle elezioni regionali?». Il Capogruppo Marcozzi entra poi nel merito della richiesta di referendum annunciato dalla Lega per abrogare la quota proporzionale del Rosatellum e trasformare la legge elettorale in un maggioritario puro: “La storia degli ultimi anni è un campionario di contraddizioni leghiste. Nel 2016 si sono schierati contro il referendum di Renzi, bocciato dagli italiani, che prevedeva una riforma elettorale in senso maggioritario. Nel 2017 hanno votato a favore dell’attuale legge elettorale a braccetto con Berlusconi e Verdini, mentre il MoVimento 5 Stelle era nelle piazze per contrastarla. Sono stati al governo per 14 mesi durante i quali, quando avrebbero potuto farlo, non hanno mai proferito parola in merito al Rosatellum. Se ne ricordano solo oggi che sono, per loro stessa colpa, all’opposizione. Mancava un tema su cui fare becera propaganda? Ma questo non è tutto. Numerosi sono i costituzionalisti che hanno già evidenziato il fumus di inammissibilità del quesito proposto da Salvini e Company, poiché il risultato della consultazione referendaria non garantirebbe un sistema immediatamente operativo per la modifica del numero di collegi uninominali».

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