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Bussi, casello chiuso fino a novembre

Prorogata a novembre l'apertura del casello di Bussi chiuso da mesi per lavori a prova di antisismicità.

Il casello di Bussi sul Tirino rimarrà chiuso ancora due mesi.

Slitta al 15 novembre la riapertura del casello di Bussi, chiuso da due mesi per lavori di messa in sicurezza.

I lavori porteranno ad avere uno svincolo antisismico e a prova di terremoto; si tratta per Bussi, di un cantiere pilota.

Il cantiere ha causato in questi mesi alcuni disagi per gli automobilisti che provenivano dall’Aquilano per prendere la A25.

Si era parlato di riaprire a settembre, evidentemente i lavori non sono ancora finiti.

Lo svincolo di Bussi avrà una struttura completamente nuova: niente più singole campate distinte e separate una dall’altra, ma una che viene ancorata ai lati estremi, dove ci sono delle nuove spalle ammortizzate capaci di assorbire le onde sismiche.

“I lavori a Bussi – ricorda Strada dei Parchi – avranno come obiettivo il rinforzo delle pile, l’installazione dei dissipatori sismici e il rafforzamento dei punti di ancoraggio sui costoni ai lati del viadotto, le cosiddette spalle”.

Le pile del viadotto sono state rimosse con la tecnica dell’idrodemolizione, lesionate dalle infiltrazioni di acqua salata.

Successivamente sono stati praticati fori nelle fondamenta di ogni singolo pila e saldati nuovi ferri di armatura. Le pile sono state interamente ricoperte da una copertura in calcestruzzo armato spessa 35 centimetri.

Sotto il piano stradale, per rendere gli impalcati antisismici, sono stati impiantati su ogni pila ristrutturata delle coppie di nuovi appoggi elastici, che hanno lo scopo di dissipare le onde sismiche.

Questi appoggi elastici permetteranno al viadotto di oscillare anche lateralmente, autonomamente anche dalle pile.

Per questo, la forza delle onde telluriche non si caricherà più sulle pile comprimendole, ma verrà scaricata alle estremità del viadotto. Qui si stanno realizzando degli ancoraggi elastici, agganciati alle spalle.

Queste nuove strutture avranno il compito di disperdere l’energia delle onde sismiche e fare in modo che il viadotto possa resistere anche a terremoti molto più intensi di quello dell’Aquila del 6 aprile 2009.

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