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Amatrice tre anni dopo: il silenzio assordante del nulla

Tre anni dal terremoto. "Cosa manca dal terremoto? Amatrice. Amatrice non c'è più".

L’AQUILA – Amatrice, un silenzio assordante, che fa male alle orecchie.

Un corso, antico, tappeto di macerie e polvere, che fa male agli occhi. E poi un’immensa ferita aperta, ovunque, che fa male al cuore.

Il video è il ricordo del sindaco di allora Sergio Pirozzi, pubblicato sulla propria bacheca Facebook. Un dolore a metà tra gratitudine da un lato e rabbia dall’altro.

Era il 24 agosto 2016, quando il Centro Italia si sgretolò sotto i colpi della natura. Una scossa di magnitudo 6.0, con epicentro tra Accumoli ed Arquata del Tronto, rase al suolo borghi antichi situati nel territorio compreso tra valle del Tronto, Monti Sibillini, Monti della Laga e Monti dell’Alto Aterno. Poco meno di un’ora e la terra tremerà ancora, questa volta a Norcia.

Tre anni dopo ad Amatrice si fotografa il prima e il dopo. A fare da spartiacque il terremoto, che ha buttato giù un mondo incantato, incastonato tra la natura e i tentativi, fatti di pietra e mattoni, degli uomini di abitarla. Non fa, invece, ancora da spartiacque una ricostruzione ferma al palo, salvo qualche eccezione.

“Cosa non c’è più ad Amatrice? È Amatrice che non c’è più e, con lei, sono scomparse anche le sue 69 frazioni. Il terremoto ha cancellato la storia di questo territorio, almeno dal punto di vista urbanistico”.

A parlare è Sonia Mascioli, originaria di Amatrice e pendolare da una vita. Lei che va e viene ogni giorno, da Roma, guarda il suo paese con gli occhi di chi, la notte del 24 agosto 2016, è stata svegliata di soprassalto dalla scossa distruttiva, ma è sopravvissuta, è andata avanti e si è rimboccata le maniche per aiutare un territorio a ripartire.

“Cosa c’è ancora? La natura, i monti, i sentieri, i paesaggi. Una natura che, se ogni giorno ci permette di ammirare un paesaggio straordinario, sta evidentemente cambiando. Nel senso che, oggi, al posto delle nostre case, portate via dal sisma, ci sono le erbacce, siepi incolte, piante anche indesiderate a volte. C’è un’invasione del verde che sta pian piano prendendo il posto dell’urbanizzazione, spazzata via in una notte di agosto”.

Amatrice, un vuoto pieno di ricordi

Nel regno del nulla, però, uno scrigno, forse il più prezioso. Quello pieno di ricordi. Tra i vicoli distrutti sembra ancora di sentire la voce saggia degli anziani. Nei cortili di un tempo l’eco allegro delle giovani voci dei bambini, impegnati a giocare. Lungo il caro vecchio Corso Umberto I, i profumi del fornaio, le battute irriverenti del tabaccaio, le chiacchiere di chi si incontrava ogni giorno.

“Oggi chi vive nella SAE e guarda da lontano la trincea di rovina – laddove, solo tre anni fa, c’era la propria casa – se chiude gli occhi vede e sente ciò che c’era prima del 24 agosto 2016. Perché il terremoto i ricordi non li spezza. Immagini di un tempo vicino ma che sembra lontanissimo, circondato da altri rumori e altri odori”.

Amatrice, l’esodo

In un territorio già di per sé segnato da uno spopolamento a favore delle grandi città, il sisma del 2016 ha contribuito alla spinta all’allontanamento dal borgo diventato fantasma. Sui 2500 abitanti che Amatrice contava prima del terremoto, ad oggi si contano, dopo i rientri avvenuti in questi tre anni, 900/1000 abitanti all’incirca. Meno della metà.

“Con il terremoto sono venute a mancare le già esigue possibilità, soprattutto per i giovani, di prospettive per il futuro. Molti sono i neo diplomati che, nel post sisma, hanno messo da parte le proprie ambizioni – quali, ad esempio, aprire un’attività – in un territorio in cui l’economia è in ginocchio, per lasciarsi assorbire nel settore della ricostruzione. Tanti di loro sono impegnati nell’attività di rimozione delle macerie. È altresì aumentata la percentuale degli studenti che sceglie di formarsi fuori da Amatrice”.

Amatrice, le scuole

C’è un punto luce in mezzo al buio ad Amatrice. Le scuole.

Scuola materna, elementari, medie e liceo possono vantare un polo studentesco unico che permette ad Amatrice di accogliere anche alunni provenienti dal circondario. Discorso a parte per l’Istituto Alberghiero. La sede di Amatrice non è ancora stata ricostruita. Gli studenti, all’inizio costretti a spostarsi a Rieti, sono tornati ad Amatrice grazie alla struttura provvisoria donata dal Trentino, per ospitare, proprio, le classi dell’Alberghiero. Fiore all’occhiello il nostro Liceo Scientifico Sportivo, che ha, inoltre, ricevuto un’ottima promozione”.

Amatrice, nel deserto idee e progetti per ripartire

Difficile trovare ad Amatrice esempi di privati che scelgono di ripartire da zero, reinvestendo impegno, sacrifici e risorse tra polveri e calcinacci. Difficile, ma non impossibile. Il dato che, però, appare più evidente riguarda – a confronto con una ricostruzione pubblica che ha incontrato più di qualche ostacolo e innumerevoli ritardi – il settore associazionistico. Quelle che all’indomani del sisma erano semplici idee si sono trasformate in progetti concreti.

“Il terremoto ha portato disgregazione sociale: la risposta più importante, dopo una prima fase di stallo, forse inevitabile, è stata l’unione in associazioni. Basti pensare alla Casa della Montagna, portata avanti dal Cai di Amatrice, che comprende spazi formativi, aggregativi, dedicati a riunioni, congressi. L’idea di base, per le associazioni, è quella di portare avanti l’obiettivo di ricostruzione parallelamente ad una valorizzazione e rivalutazione del territorio

Esempio di una realtà associazionistica funzionale e funzionante è anche La Casa delle Donne, di cui Sonia Mascioli è presidente.

“La nostra associazione è partita da una grande famiglia di donne con un obiettivo comune: cercare di recuperare la nostra identità. Come? Attraverso l’artigianato, che è da sempre appartenuto al mondo femminile. E dovete sapere che non è semplice recuperare un’identità dove il terremoto è arrivato a spazzare via interamente la storia di quel territorio. L’associazione è nata a dicembre 2016 e ha lanciato un progetto di artigianato rivolto a tutte le aree del cratere, come Arquata del Tronto, Cittareale, l’aquilano. A breve saranno realtà i frutti del nostro lavoro, con la partenza dei corsi di formazione di tessitura, feltro, ceramica e laboratori di cucina. Il tutto si svolgerà in una struttura di 140 mq, ottenuta grazie a fondi privati: ospiteremo tutte le iniziative artigianali che vorranno condividere questo spazio con noi”.

Amatrice oggi: il punto

Stiamo lavorando all’affidamento dell’incarico per il piano di ricostruzione per Amatrice centro e per le 13 frazioni perimetrate, senza il quale purtroppo non è possibile avviare la ricostruzione degli edifici. Siamo in ritardo perché ad oggi avremmo già dovuto avere i primi cantieri avviati. Faremo il possibile per recuperare il tempo perduto. Per quanto riguarda il mantenimento dell’assetto economico del territorio, pensiamo di incrementare le aree da destinare ad alloggi provvisori in modo da favorire il ritorno delle famiglie che avevano le case di origine nel Comune di Amatrice. In tal senso abbiamo ottenuto da parte del Commissario un primo finanziamento. Occorre, ritengo, la capacità di confrontarsi con tutti i rappresentanti dei diversi livelli istituzionali sulla base di proposte elaborate nell’interesse del territorio.”

Ha spiegato alla nostra redazione il sindaco Antonio Fontanella, eletto lo scorso maggio.

Tre anni dopo il sisma torna ancora a colpire, dritto al cuore. Da pochi giorni sono state tolte le barriere che, discretamente, celavano il nulla che si erge brutalmente ai bordi della strada di Corso Umberto I. Adesso il corso è nudo, come una donna senza vestiti e impossibilitata a trovare un pezzo di stoffa per coprirsi. È il dolore che torna a galla, che riaffiora sulla pelle di tutti, ancora segnata dalle vite umane perse all’improvviso, in una buia notte d’estate. Un terremoto infinito.

 

Foto da Sky Tg 24

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