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Perdonanza 2019, Petrocchi: “Nessuno può permettersi di chiudere le frontiere del cuore”

Il messaggio del cardinale Giuseppe Petrocchi in vista della 725ª Perdonanza Celestiniana.

L’AQUILA –  Il messaggio del cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo metropolita dell’Aquila – in vista della 725ª Perdonanza Celestiniana.

 

Carissimi Figli della Chiesa e della Comunità Civile di L’Aquila, carissimi Pellegrini,
anche quest’anno ci apprestiamo a celebrare la Perdonanza, il giubileo indetto da papa Celestino V, vera anticipazione del primo grande Giubileo della Chiesa.

 

È risuonata forte, durante il Giubileo della Misericordia, l’esortazione e, al tempo stesso, l’ammonizione che Papa Francesco ha pronunziato ad alta voce, davanti a tutto il Popolo di Dio: «È giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico dell’annuncio gioioso del perdono. È il tempo del ritorno all’essenziale per farci carico delle debolezze e delle difficoltà dei nostri fratelli. Il perdono è una forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza» (MV, n. 11).

 

Proprio noi che ci accostiamo al giubileo aquilano, allora, dobbiamo rendere transitabili le “vie” della tolleranza, della comprensione, dell’aiuto reciproco: come sarebbe bello se il traffico fosse molto intenso su queste arterie della Chiesa e della società!

 

Ogni volta che si celebra la Perdonanza, infatti, scocca per ognuno di noi l’“ora del perdono”, che siamo chiamati a concedere con atto gratuito ed “unilaterale”: cioè, con un gesto libero, che parte da noi e non pone alcuna “riserva mentale”. Bisogna imparare a perdonare, come ci chiede Gesù: avendo chiari i “perché” di questa scelta (cioè, le ragioni del Vangelo), ma tenendosi alla larga dai condizionamenti dei “purché” (ti perdono, “purché” tu faccia quello che pretendo o mi aspetto da te). È un’esperienza, questa, da celebrare e da trasmettere “nella” Chiesa e “come” Chiesa. Insieme e personalmente siamo chiamati a diventare sempre più “uomini di comunione”: e nella misura in cui questa maturazione si realizzerà, dallo Spirito saremo resi capaci di irradiare la consolazione e la grazia, che la fraternità cristiana custodisce e diffonde. «Pertanto – come afferma il Papa – dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre. Nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia» (MV, n. 12). Nessuno di noi può permettersi di chiudere le “frontiere del cuore” nei confronti di un altro, qualunque cosa sia accaduta. Occorre invocare lo Spirito del Risorto perché ci elargisca la grazia di essere misericordiosi, imitando il Signore (cfr. Lc 6,36), altrimenti incorreremo nelle “sanzioni” che il Vangelo commina a coloro che pretendono di essere perdonati, senza perdonare (cfr. Mt 18, 21-35).

 

San Pietro Celestino, pontefice del perdono, con la sua intercessione ci aiuti a diventare “Porte vive” della Misericordia, consentendo ad altri di entrare e incontrare, attraverso noi, l’Amore-che-risana e dona pace.

 

Giuseppe Card. Petrocchi
Arcivescovo Metropolita dell’Aquila

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