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Mafia dei pascoli, è allarme: allevatori vittime e artefici del sistema

Mafia dei pascoli nell'aquilano e in Abruzzo. Un sistema fatto di "connivenza e favori", tra allevatori di fuori regione e locali. Le novità, però, arrivano dal Comune dell'Aquila.

L’AQUILA – Abruzzo e l’aquilano terra di mafia dei pascoli. Gli allevatori e, quindi, il bestiame diminuiscono, ma i pascoli non bastano più. Intanto, però, in Comune qualcosa si muove.

La denuncia arriva da Adriano Marrama, 64enne produttore di cereali.

Un sistema ormai collaudato e consolidato, che tutti conoscono, ma di cui nessuno ha mai raccontato che finalmente conquista  le principali testate giornalistiche con un tam tam di notizie. “Imprenditori e allevatori affittano quote importanti di terreni, da destinare ai pascoli, con l’unico scopo di incassare i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea per la Regione Abruzzo e per gli allevatori abruzzesi”, riportava l’Ansa, citando testualmente la denuncia di Marrama, solo qualche settimana fa.

Lo stesso Marrama, nel 2017, aveva presentato un esposto alla Guardia di Finanza, raccontando il fenomeno, ormai diffuso da tempo in Abruzzo e in molti altri territori montani del Centro-Sud Italia. Ogni anno, infatti, arrivano in Abruzzo 20 milioni di euro circa. Si tratta dei fondi comunitari destinati proprio all’attività di pastorizia. Assieme ai finanziamenti, però – secondo quanto segnalato da Marrama – arriva anche chi è intenzionato a speculare sull’attività legata al pascolo.

Il modus operandi è semplice ed è il seguente: affittare vaste aree di terreni, con l’obiettivo di veder fruttare i titoli di coltura in loro possesso, senza poi garantire l’effettiva attività di pascolo.

Una notizia, questa, che nelle scorse settimane ha sconvolto la società aquilana e non. Solo una settimana fa la scoperta di un pascolo abusivo a Campo Imperatore, raccontata dalla nostra redazione. La buona notizia è che ieri, a Palazzo Fibbioni, si è tenuto un incontro, convocato dagli assessori Francesco Bignotti e Fabrizio Taranta, con tutte le amministrazioni dei Beni Separati, mirata all’elaborazione del coordinamento delle attività e a mettere a punto strategie d’azione unitarie, rispetto a questo problema. Assente l’amministrazione dei Beni Separati di Assergi.

IlCapoluogo.it ha intervistato il segretario di Confagricoltura L’Aquila, Filippo Rubei, per capire l’entità del fenomeno in zona, secondo quanto l’associazione ha avuto modo di registrare negli ultimi anni.

«Già lo scorso anno, sul territorio aquilano, si sono verificati fatti molto gravi, tra l’altro denunciati e giunti dinanzi al Gip, che avrebbe dovuto sequestrare circa 250 mucche, portate illegalmente sui pascoli del Gran Sasso. Un provvedimento poi rinviato, con il caso che si è risolto in un nulla di fatto, almeno fino ad ora». Una vera e propria denuncia, che fa eco a quella del produttore agricolo Marrama.

«Ci sono gli allevatori locali che hanno i propri pascoli assegnati e che esercitano il diritto d’uso civico, ma lì dove la disponibilità dei comuni eccede le esigenze degli allevatori locali, subentrano questi diversi allevatori, assolutamente senza scrupoli. È per loro che alcuni amministratori trovano scorciatoie nell’assegnazione dei terreni da pascolo» continua Rubei.

Una situazione descritta in tutta la sua complessità dal segretario di Confagricoltura, che tuona: «Ciò che è grave è la connivenza, quindi una tacita tolleranza, di un fenomeno noto alle forze dell’ordine e agli amministratori, rispetto a questi allevatori, locali e non. Infatti sono proprio i locali a legarsi al sistema “mafia dei pascoli”. Si tratta prevalentemente di quelle aziende che versano in uno stato di difficoltà e che – avendo a disposizione stalle e terreni – ricevono sostegno economico e favori, prestandosi, in cambio, al fare mafioso di questi “signori”».

Mafia dei pascoli, una realtà radicata nell’aquilano

Per rendere l’idea delle dimensioni del fenomeno, Rubei dichiara. «Come Confagricoltura, da tempo denunciamo simili episodi. L’associazione ha anche espulso determinati soggetti, ma la nostra competenza non va oltre questi atti. Si può allontanare un associato e denunciarlo, poi la palla passa alle forze dell’ordine e a chi dovrà accertare gli illeciti. In tv recentemente si è parlato del caso delle sorelle Napoli, tre imprenditrici agricole siciliane che hanno denunciato intimidazioni ricevute: ecco, qui da noi, a L’Aquila, la situazione in questo settore non è meno grave che in Sicilia».

Ma in che misura questo sistema penalizza e danneggia gli allevatori onesti e il territorio aquilano? Rubei analizza la problematica soffermandosi su due fattori, quello economico e quello ambientale. «Da un lato c’è il danno erariale, che si stima su una cifra vicina al milione di euro. Dall’altro lato, invece, ci sono le conseguenze sui terreni. Poiché se l’allevatore locale porta l’intero gregge in montagna, attuando un utilizzo equilibrato del pascolo a lui assegnato, l’allevatore ‘irregolare’, al contrario, una volta ricevuto in assegnazione il pascolo, vi porta un numero esiguo di capi di bestiame. In questo modo si ottiene il massimo beneficio con il minimo impegno, deteriorando l’ambiente e il territorio, per il danno all’equilibrio naturale».

Mafia dei pascoli,la nota dei consiglieri dell’Aquila Morelli e Serpetti

“Le informazioni relative ad eventuali attività illegittime correlate alla richiesta di concessione di pascoli, in danno degli allevatori locali, sono state il tema centrale della riunione della Consulta sull’Agricoltura, che si è svolta nella sede del settore Ambiente del Comune dell’Aquila”

“La riunione era stata richiesta con urgenza da noi Consiglieri all’assessore all’Agricoltura, Francesco Bignotti, vista la delicatezza dell’argomento e in considerazione della circostanza che abbiamo appreso, sia da parte di alcuni Presidenti delle Amministrazioni separate dei beni di uso civico che attraverso gli organi di informazione, notizie relative alla assegnazione di pascoli connotate da informazioni quantomeno ambigue. Per questo, alla nostra richiesta, si sono associati i presidenti delle Amministrazioni separate del territorio comunale, che hanno preso parte all’incontro ad eccezione di quelli di Assergi, Camarda, Filetto e Preturo. Su nostra richiesta, sono intervenuti anche rappresentanti sindacali dell’agricoltura e del Servizio veterinario dell’ASL”.

“Alla luce di questa situazione, che potrebbe degenerare e pertanto diventare pericolosa, soprattutto per i nostri allevatori, e allo scopo di capire meglio l’evoluzione della problematica fin dalla sua origine, abbiamo avuto questo confronto, soprattutto con l’intento di mettere al corrente gli assessori all’Agricoltura e all’Ambiente circa questa situazione e per valutare le azioni da intraprendere”.

“Su questa tematica si svolgeranno altri incontri, convocando anche gli assenti nella prima riunione. Sarà certamente possibile, come detto, adottare soluzioni adeguate”.

 

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